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Trasporto locale per grandi operatori

Il Governo incentiverà il consolidamento delle aziende di trasporto pubblico locale con l’obiettivo di creare operatori di maggiore grandezza, più efficienti e capaci di giocare un ruolo da protagonisti sul mercato. Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico e delle infrastrutture, Corrado Passera, intervenendo ieri al convegno “Mobility Conference” in corso a Milano. “Dobbiamo portare con incentivi forti al consolidamento su bacini razionali – ha detto Passera – gli operatori che possano giocarsela, con procedure di mercato. Si andrà a gare aperte, nei prossimi mesi molte regioni o gruppi di province metteranno in gara sul serio attività finora controllate. Staremo molto addosso, il trasporto pubblico locale costituisce una delle più grandi voci di costo. Bisogna creare operatori di prima grandezza che se la possano giocare. Da mondi in perdita devono nascere grandi imprese”. Passera ha aggiunto di non ritenere sempre vera l’equazione “privato uguale buono, pubblico uguale cattivo”. “Ma l’abnorme diffusione della proprietà pubblica di aziende locali è da superare. Non pensiamo che l’azionista pubblico per i servizi locali sia il miglior azionista”. “Mentre gli italiani sono appiedati per una nevicata e a pochi mesi di distanza da un referendum che ha sancito la proprietà pubblica delle aziende locali, Passera invece di preoccuparsi di far funzionare i trasporti ci dice che “faremo di tutto perché possano nascere grandi operatori di mercato delle aziende locali”, superando “l’abnorme diffusione delle proprietà pubbliche di aziende locali”. Mentre distrugge i diritti dei lavoratori, questo governo già pensa a come svendere anche il patrimonio pubblico italiano ai suoi amici banchieri e imprenditori. Mentre il liberismo ci ha portato alla crisi il governo Monti si ingegna ogni giorno ad introdurre in Italia il liberismo più sfrenato, contro gli interessi dei lavoratori e del popolo italiano”, dice Paolo Ferrero, segretario Prc-Fds, commentando le parole del ministro. Passera ha anche annunciato che il governo sbloccherà opere pubbliche e infrastrutture per un valore di circa 60 miliardi entro l’anno. Di questa cifra, ha spiegato “venti miliardi sono già stati sbloccati presso il Cipe, quasi altri venti sono legati a impegni relativi a concessionarie autostradale e aeroportuali”. Il governo, ha detto inoltre “ha individuato altri venti miliardi di opere prioritarie e quasi cantierabili che ci proponiamo di mettere in moto entro l’anno. Si comincia a parlare di 40-60 miliardi, sono punti significativi di Pil”. In materia di liberalizzazioni, invece, Passera ha sostenuto che il Governo ha intenzione di andare avanti  di “aprire dove possibile”.  “Dobbiamo aprire nuovi spazi di mercato, non è vietato andare avanti, nelle nostre intenzioni vogliamo continuare ad aprire dove possibile”. Sulla questione delle infrastrutture è intervenuta, al convegno milanese, anche la presidente degli industriali Emma Marcegaglia. Per finanziare nuove infrastrutture e diminuire il gap con il Paesi esteri l’Italia dovrebbe utilizzare la leva fiscale, impiegando la fiscalità proveniente da nuove opere per finanziarne di ulteriori, ha affermato la numero uno di Confindustria. “Il gap delle infrastrutture ha radici profonde – ha ricordato Marcegaglia – e non è spiegabile solo con il tema della finanza, ci sono troppi enti che decidono e non hanno mai una visione unica. Bisogna porre di nuovo le infrastrutture al centro della politica economica. Nei provvedimenti del Governo c’è un inizio interessante, si è messo mano ad alcuni aspetti significativi per semplificare e velocizzare”. Secondo Marcegaglia bisogna continuare su questa strada, tenendo presente i problemi di finanza pubblica che porta lo Stato a ritardare i pagamenti verso le imprese: “Secondo noi andrebbe usata la fiscalità riveniente dalle nuove opere per finanziarie altre infrastrutture, questo può essere un meccanismo per aiutarne il finanziamento”. Allo stesso tempo è necessario “attrarre nuova finanza privata in Italia. Gli investitori esteri chiedono certezza del diritto e chiarezza delle regole, non continui cambiamenti in corso d’opera ma chiarezza sui ritorni delle operazioni”.

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