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Fondi per le scuole e la difesa del suolo

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il fondo Kyoto apre le porte alle scuole, consentendo di attingere fino a 350 milioni per migliorare l’efficienza energetica delle strutture. Corsia veloce anche per realizzare gli interventi per la difesa del suolo e – in generale – alla spesa dei residui fondi comunitari 2007-2013.

Sono queste le principali novità contenute nel Dl 91/2014 che potranno stimolare l’apertura di molti cantieri.

Per l’efficientamento energetico di scuole e atenei, viene riservata una quota di 350 milioni del fondo Kyoto.

La relazione tecnica informa che sul fondo sono rimasti appunto 350 milioni. Le risorse vengono escluse dal patto di stabilità. I promotori pubblici potranno accendere mutui a 20 anni a un tasso dello 0,25 per cento.

Agevolazione in più per comuni e province: potranno derogare ai limiti ai nuovi indebitamenti fissati dal testo unico enti locali. Entro 90 giorni un Dm Economia-Ambiente-Miur individuerà i criteri e le modalità di concessione, di erogazione e di rimborso dei finanziamenti. La gestione è saldamente incardinata a Palazzo Chigi, affidata alla struttura di missione con a capo Graziano Delrio.

Sulla difesa del suolo, il decreto spiana la strada agli interventi contenuti negli accordi con le Regioni. Ai commissari straordinari subentrano i presidenti delle Regioni, con ampi poteri.

L’autorizzazione firmata dal presidente di regione è un lasciapassare potentissimo perché sostituisce «tutti i visti, i pareri, le autorizzazioni, i nulla osta ed ogni altro provvedimento abilitativo necessario per l’esecuzione degli interventi medesimi, mantenendo i poteri derogatori propri dei commissari». Solo il ministero dei Beni culturali potrà esprimere un pare, ma deve farlo entro 30 giorni, altrimenti si va avanti.

Per progettare gli interventi, potranno essere utilizzate strutture tecniche di comuni, provveditorati, Anas, consorzi di bonifica e autorità di distretto. I tempi sono contingentati: tutti i lavori vanno affidati entro il 31 dicembre di quest’anno, pena la revoca dei fondi. Gli interventi che hanno ricevuto le risorse entro il 30 giugno 2014 vanno completati entro il 31 dicembre 2015. Anche in questo caso, la cabina di comando è a Palazzo Chigi, affidata all’unità con a capo Erasmo D’Angelis.

Infine, per spendere più velocemente i fondi Ue 2007-2013, vengono introdotte deroghe che sembrano preludere a una riprogrammazione dei fondi. Più precisamente, ai soggetti titolari di risorse destinate «dai Programmi nazionali, interregionali e regionali alla riqualificazione e messa in sicurezza di edifici pubblici, compresi gli interventi di efficientamento energetico degli stessi» vengono concessi fino al 31 dicembre del 2015 deroghe alle norme del Codice appalti.

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