Il 5 dicembre scorso le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti hanno pubblicato la relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al primo semestre 2025. La fotografia ritrae quel che la magistratura contabile definisce un momento “transitorio”. Nel corso del 2025, infatti, il Piano è stato oggetto di due cicli di revisione ex art. 21 del Regolamento UE 241/2021: uno tecnico, approvato a giugno, e uno strutturale, validato a novembre.
Quest’ultimo ha inciso su circa 170 misure, introducendo 10 nuovi interventi, semplificando gli step di performance e rimuovendo alcune iniziative non più coerenti con il cronoprogramma europeo.
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Indice
Il primo semestre: 32 obiettivi raggiunti su 32
Il primo semestre 2025 registra un dato di rilievo: tutti i 32 obiettivi europei previsti sono stati conseguiti, portando il tasso di avanzamento complessivo al 64%, con una performance più intensa sulle milestone rispetto ai target:

Le riforme procedono spinte soprattutto dai risultati della PA su pagamenti, spending review e formazione dei funzionari per gli appalti pubblici.
Sul fronte degli investimenti, i progressi sono numericamente consistenti in digitalizzazione della PA, sostegno alle imprese, con ampio superamento del target sul credito d’imposta Transizione 4.0, e istruzione e ricerca.
La spesa sostenuta mostra un’accelerazione: 80,9 miliardi a giugno, quasi 86 miliardi ad agosto, coprendo già l’81% delle stime del DEF per l’intero 2025. Tra le missioni più dinamiche figurano Mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca e Sanità, mentre rimane indietro il capitolo REPowerEU.
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Investimenti in opere pubbliche
Gli investimenti in opere pubbliche stanno generando un volume rilevante di lavori in corso, circa 78 miliardi, e un aumento dei progetti conclusi. Tuttavia, la durata media degli interventi arriva a 533 giorni, in crescita, segnalando la necessità di un monitoraggio serrato delle fasi attuative, soprattutto per le opere più complesse.
Per Amministrazioni e professionisti la Relazione indica due direttrici operative:
1) rafforzare la gestione dei tempi, per evitare compressioni verso la scadenza del 2026;
2) migliorare la selezione e qualità dei progetti, poiché l’impatto economico del PNRR dipenderà sempre più dalla natura degli interventi, oltre che dalla capacità di spesa.
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L’impatto economico del PNRR: effetti sulla crescita e prospettive di medio periodo
La Relazione dedica un ampio approfondimento alla valutazione degli effetti macroeconomici del PNRR, aggiornati sulla base del profilo di spesa contenuto nel Documento programmatico di finanza pubblica di ottobre 2025.
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Le nuove stime mostrano un quadro più prudente rispetto alle precedenti valutazioni governative, riflettendo lo slittamento temporale di una quota rilevante delle spese.
Secondo la Corte, l’impatto riconducibile al Dispositivo di ripresa e resilienza (DRR) genererebbe una crescita aggiuntiva del PIL pari a:

Su tutto l’arco temporale 2020-2027, l’incremento cumulato del PIL legato al Piano raggiungerebbe 6,1 punti percentuali, a fronte di spese aggiuntive pari a 6,8 punti: un moltiplicatore prossimo allo 0,9, sostenuto dal forte peso degli investimenti.
Se si considera il PNRR nella sua interezza, comprese le misure finanziate da React-EU e PNC, l’impulso si attesta intorno a 1,2 punti di Pil nel 2023, scendendo a circa 1 punto nel 2024-2025, per poi risalire con decisione negli anni successivi. La Corte osserva che le stime governative risultano mediamente più ottimistiche poiché includono anche gli effetti di rafforzamento dell’offerta, che non emergono pienamente nelle simulazioni orientate alla sola domanda.
Due considerazioni emergono con forza dall’analisi:
- Il PNRR ha comunque contribuito a spostare la struttura della spesa pubblica italiana verso investimenti a più alto rendimento, un elemento che andrebbe preservato oltre la scadenza del Piano;
- Per massimizzare l’effetto sulla crescita non sarà decisivo solo spendere, ma selezionare con cura le opere, perché l’impatto varia sensibilmente a seconda della destinazione delle risorse.
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