La nuova disciplina dei servizi pubblici locali: un riordino necessario

Cosa cambia per gli amministratori locali dopo l’avvento del d.lgs. 201/2022: un passo significativo verso una gestione più efficace e moderna dei servizi pubblici locali

4 Luglio 2024
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L’organizzazione dei servizi pubblici locali rappresenta una funzione fondamentale per gli Enti locali, come stabilito dall’art. 117, comma 2, lettera p) della Costituzione. Si è soliti distinguere tra servizi pubblici aventi rilevanza economica e servizi pubblici privi di tale rilevanza. Per i servizi privi di rilevanza economica non esiste, neppure a livello potenziale, un mercato, per cui non vi è alcuna ragione di applicare le regole che presuppongono l’esistenza di tale mercato, in particolare quelle sulla concorrenza, sulla libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi.
Questo aspetto comprende la gestione di servizi di interesse generale, inclusi i servizi di trasporto pubblico comunale. Recentemente, il legislatore ha introdotto importanti modifiche con il decreto legislativo n. 201/2022, che ridefinisce la disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

La normativa vigente

Prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 201/2022, la disciplina dei servizi pubblici locali era regolata dall’art. 112 del TUEL. Questa norma disponeva che gli enti locali gestissero i servizi pubblici rivolti a fini sociali e allo sviluppo economico delle comunità locali. La giurisprudenza aveva identificato tre momenti chiave nei servizi pubblici: assunzione, regolazione e gestione del servizio.
Il nuovo d.lgs. n. 201/2022 introduce una “disciplina generale dei servizi di interesse economico generale prestati a livello locale”, stabilendo principi comuni e uniformi per il settore. La normativa collega strettamente la disciplina interna dei servizi pubblici locali al paradigma europeo dei servizi di interesse economico generale.

Principi fondamentali

Il decreto individua i “servizi di interesse economico generale di livello locale” e stabilisce che gli Enti locali devono assicurare la prestazione di questi servizi, attribuiti ad essi dalla legge. Gli enti possono anche istituire servizi non previsti dalla legge, necessari per soddisfare i bisogni delle comunità locali, previa verifica dell’assenza di attività private che già soddisfino tali bisogni.
La nuova disciplina riconosce l’autonomia degli Enti locali nell’individuare le prestazioni e i servizi necessari per garantire lo sviluppo omogeneo e la coesione sociale. Questo approccio si basa sul principio di sussidiarietà orizzontale, favorendo l’iniziativa autonoma dei cittadini e delle imprese.

Affidamento e partecipazioni pubbliche

Il legislatore ha anche aggiornato la disciplina dell’affidamento in house dei servizi (art. 7, comma 2, d.lgs. n. 36/2023) e fissato le regole per le partecipazioni societarie pubbliche (d.lgs. n. 175/2016). Queste norme mirano a garantire trasparenza, efficienza e controllo nella gestione dei servizi pubblici locali.

Conclusioni

Il riordino introdotto dal d.lgs. n. 201/2022 rappresenta un passo significativo verso una gestione più efficace e moderna dei servizi pubblici locali. La nuova normativa non solo armonizza la disciplina interna con i principi europei, ma rafforza anche l’autonomia degli Enti locali, permettendo loro di rispondere in modo più adeguato alle esigenze delle comunità.
Questa riforma offre agli Enti locali strumenti e flessibilità per migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini, contribuendo così allo sviluppo economico e sociale del territorio.

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