Trasparenza e Anticorruzione: i tre nuovi regolamenti ANAC

di PAOLA MORIGI

Sono entrati in vigore il 20 aprile scorso tre nuovi regolamenti dell’Autorità nazionale anticorruzione, subito dopo la loro pubblicazione sulla “Gazzetta ufficiale”. I tre regolamenti hanno una “matrice comune”, nel senso che l’impostazione degli atti segue un medesimo modello, atto a disciplinare l’esercizio dell’attività di vigilanza, e nascono a seguito delle normative che disciplinano i poteri dell’ANAC. Ma vediamo più da vicino di cosa si tratta.

I tre nuovi regolamenti ANAC

Il primo di questi, approvato con deliberazione del 29 marzo 2017, n. 328, riguarda la vigilanza da esercitarsi in ordine alla inconferibilità e incompatibilità di incarichi a pubblici funzionari o a persone che hanno ricoperto incarichi pubblici negli ultimi tre anni, prima di interrompere il loro rapporto di servizio. Si tratta di un provvedimento che interessa in particolare chi esercitava poteri autoritativi o negoziali, che non può ricevere incarichi di tipo libero professionale o comunque esercitare attività lavorative che siano in un qualche modo connesse con la propria attività o con il lavoro esercitato in precedenza. L’ANAC interviene in questo caso essendo chiamata ad esprimere pareri sugli atti di direttiva e di indirizzo, nonché su molte delle circolari adottate dal Ministro della funzione pubblica.
Il secondo provvedimento, approvato sempre il 29 marzo 2017 con la deliberazione n. 329, riguarda invece il rispetto degli obblighi di pubblicazione di una serie di documenti sui siti web, ai sensi di quanto previsto dal d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33.
Il terzo, approvato con la deliberazione 29 marzo 2017, n. 330, si interessa del tema relativo alla prevenzione della corruzione. Come il regolamento precedente rientra nell’ambito delle attività alle quali l’Autority è chiamata per controllare che si adempia a molte delle prescrizioni previste dalla l. n. 190/2012 in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione.

Il Piano annuale delle ispezioni

Si diceva che i tre provvedimenti seguono uno schema comune e sono riconducibili all’attività esercitata dall’ANAC che, annualmente, emana nel mese di gennaio una sua direttiva sulle tematiche di cui si occupa e adotta il “Piano annuale delle ispezioni” spiegando i criteri che verranno applicati in sede di effettuazione dei controlli.
Per operare sulle diverse amministrazioni i “bracci operativi” dell’ANAC sono rappresentati dagli Organismi indipendenti di valutazione (OIV), e dai Responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT), che hanno il compito di segnalare non conformità e non corrette applicazioni delle norme.
Qualora si avvii un procedimento l’ANAC ha a disposizione 120 giorni di tempo per portarlo a termine. Sono previste anche semplificazioni e tempi più brevi nel caso in cui sia più semplice acquisire elementi informativi. I procedimenti possono chiudersi con procedure di archiviazione, raccomandazioni, segnalazioni agli organi di indirizzo affinché intervengano nel far rispettare le norme, ordini in merito all’adozione di determinati comportamenti.
Esposti per sommi capi i contenuti dei tre regolamenti, il cui esame si rivela utile per capire come ci si deve adeguare alle normative che impongono, anche agli enti locali, l’esercizio di un’attività di vigilanza particolare, non possiamo però non presentare alcune considerazioni sul tema della corruzione e su come risulta necessario intervenire se effettivamente la si vuole prevenire.
Riteniamo infatti che sia necessario non solo attivare le misure che l’Autority presieduta da Raffaele Cantone ci propone, ma dotare ciascun ente di una sua struttura organizzativa interna portata a fare verifiche continue, a monitorare i risultati raggiunti, a controllare il proprio operato.
Così facendo si opera in maniera più professionale e manageriale e ci si abitua a riscontri ripetuti, effettuando monitoraggi che devono essere in grado di evidenziare facilmente quelle anomalìe che non devono essere “scoperte” dall’ANAC, ma dagli stessi enti, se si dotano di adeguati uffici preposti alla effettuazione dei controlli interni.
La seconda considerazione che vorremmo presentare riguarda invece l’atteggiamento nei confronti del personale. È vero che purtroppo molto spesso veniamo a conoscenza di appalti truccati, tangenti e ruberie di vario genere. Tuttavia ciò non significa che tutti di dipendenti debbano essere trattati come dei potenziali delinquenti, senza prestare la benché minima attenzione alle “politiche attive” nei confronti delle risorse umane. Non dobbiamo infatti pensare solamente a punire o a colpevolizzare coloro che non applicano tutte le prescrizioni normative. È necessario che investiamo anche sul personale che, nelle moderne società dei servizi, rappresenta la vera risorsa di cui si dispone se si vogliono migliorare le performance degli enti locali. Poniamo attenzione pertanto anche a quelle iniziative che migliorano il clima aziendale, le relazioni umane, i processi di collaborazione: si tratta di aspetti che contribuiscono certamente a incrementare i livelli di efficienza e di efficacia perché consentono di lavorare meglio e con maggiore soddisfazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.