Toscana capofila per il costo dell’acqua

Il monitoraggio di Cittadinanzattiva. A Firenze, Pistoia e Prato l’esborso annuo è di 474 euro

Il Sole 24 Ore
7 Maggio 2012
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Ad Agrigento l’acquedotto costa in bolletta 11 volte in più rispetto a Milano, anche se in Lombardia la rete perde il 19 per cento dell’acqua che gestisce mentre in Sicilia se ne va in media più del doppio.
Tra le tasse e tariffe comunali che continuano a procedere a passo di corsa ci sono anche quelle idriche. L’anno scorso, secondo l’analisi annuale sul servizio idrico integrato che l’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva diffonderà oggi, una famiglia media di tre componenti con un consumo annuo di 192 metri cubi ha speso 290 euro, con un incremento del 5,8% sul 2010 e del 24,5% rispetto al 2007. È una crescita silenziosa, perché la bolletta dell’acqua pesa meno di altre voci e continua ad attestarsi su livelli inferiori rispetto ad altri Paesi europei, ma come mostra la dinamica degli ultimi anni le bollette hanno incrementato il ritmo e doppiano abbondantemente i tassi d’inflazione.
Nel caso dell’acqua, oltre alla corsa dei prezzi a colpire è la loro variabilità, che si traduce in una girandola di cifre a seconda delle zone. La bolletta è divisa in tre componenti: la quota fissa (nata come noleggio del contatore, e quasi triplicata in cinque anni), quella relativa all’acquedotto, che rappresenta la componente più importante, e quella destinata a pagare depurazione e fognatura.
L’unione delle tre componenti fa primeggiare le città toscane, anche se fra 2010 e 2011 a sentire più drasticamente gli aumenti sono stati gli abitanti di Lecco, che hanno dovuto fare i conti con un incremento dell’80,5% rispetto all’anno prima (a Lodi gli aumenti sono stati del 35%, e a Benevento del 27,4%). Le bollette più care d’Italia, sempre per la famiglia-tipo presa in esame dall’Osservatorio di Cittadinanzattiva, sono state invece recapitate alle famiglie di Firenze, Pistoia e Prato, con 474 euro all’anno, seguite da quelle di Arezzo (465 euro), Grosseto e Siena (457). All’altro capo della classifica si trova Isernia, dove la stessa famiglia paga un conto che da cinque anni rimane ancorato ai 110 euro all’anno.
Il conto in bolletta, naturalmente, non basta da solo a indicare la qualità, e soprattutto la sostenibilità, del servizio. Il Molise, con le sue tariffe immobili nel tempo, è infatti di gran lunga la regione più economica d’Italia per gli utenti del servizio idrico, ma è percorsa da una rete che con il suo tasso di dispersione al 65% reclama a gran voce investimenti e manutenzione. Situazioni simili tornano in larga parte del Mezzogiorno: anche la Basilicata perde per strada più di metà (53%) dell’acqua che circola sulla rete regionale, mentre Calabria, Abruzzo e Sardegna ne lasciano andare il 44 per cento. Tassi insostenibili dai quali, oltre alla Lombardia, solo Piemonte, Emilia Romagna, Ligura, Trentino Alto Adige e Marche si tengono lontane riuscendo a condurre a destinazione più del 75% dell’acqua gestita dalla rete.
Quello infrastrutturale, del resto, è uno degli snodi critici dell’intero sistema dell’acqua, e nella gestione delle tariffe si lega al tema dei controlli, essenziali vista la varietà del quadro. Giusto in queste settimane l’autorità per l’energia e il gas ha ereditato dal ministero dell’Ambiente i compiti di approvazione e controllo dei piani tariffari elaborati dagli ambiti territoriali (sul punto si veda anche il servizio a pagina 11 del dorso Norme e tributi), e dovrà trovare una soluzione al bisogno di investimenti che caratterizza il settore: secondo il Blue Book realizzato ogni anno dalla Fondazione Utilitatis, il servizio idrico avrebbe bisogno di investimenti da 2 miliardi all’anno per i prossimi 20 anni. In tempi grami per la finanza pubblica, rispondere a questa esigenza senza gravare troppo sulle bollette non sarà un’impresa semplice.

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