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Sul piano casa resterà decisivo il sì dei Governatori

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Il governo continua a spingere sulle semplificazioni per l’edilizia privata, con o senza «piano casa». L’ultima novità pronta a entrare nel decreto legge per la crescita è il passaggio della «ristrutturazione edilizia» dal campo degli interventi che hanno bisogno del «permesso di costruire» (la vecchia licenza edilizia rilasciata dai comuni) a quello semplificato, dove basta la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) per avviare i lavori, senza alcun permesso preventivo, salvo l’intervento comunale possibile entro 60 giorni. Il governo semplifica anche gli interventi finanziati con il bonus del 36 o del 55%, cancellando l’obbligo di comunicazione anticipata all’Agenzia delle entrate (si veda Il Sole 24 Ore del 23 aprile). La modifica all’articolo 10 del testo unico per l’edilizia (Dpr 380/2001) consentirà di estendere Scia e silenzio-assenso ai lavori che portino «ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o della superficie». In questo intervento rientra anche la cosiddetta «libertà di sagoma» che dovrebbe estendersi alla demolizione e ricostruzione: si potrà cioè ricostruire senza dover rispettare necessariamente la forma del vecchio edificio demolito. Il governo continua a dire che questi interventi consentiranno il rilancio del «piano casa». Le semplificazioni procedurali possono servire, in effetti, al rilancio di quello strumento che prevede aumenti di volumetrie del 20-30%: non a caso un decreto legge con queste misure era previsto già nella prima intesa tra esecutivo e regioni nel piano casa, quella del 1° aprile 2009. Il governo aveva allora 60 giorni per varare la norma, ma rimase bloccato proprio dal conflitto con le regioni e non è mai riuscito a dare la spallata finale sulle semplificazioni edilizia. Ci riprova ora, paradossalmente quando il «piano casa», trasferito nelle legislazioni regionali, in accordo alla Costituzione, arriva in molte regioni al capolinea senza aver prodotto risultati importanti (con l’eccezione del Veneto). Due grandi regioni, Lombardia ed Emilia-Romagna, hanno fermato gli interventi alla fine del 2010, per altre nove (Toscana, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) la scadenza è fine 2011. Qualcuno (come il Lazio) ha messo in campo una riforma delle norme regionali, ma anche tutte le altre dovranno comunque prorogare i termini di scadenza se vorranno continuare con i premi in volumetrie di cui ha riparlato in questi giorni Tremonti.

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