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Stop ai condoni edilizi

Stop ai condoni edilizi e procedere con decisione verso la defiscalizzazione degli interventi che abbiano effetti positivi sul territorio. Sono questi i cardini cui si rifà il programma di governo del Neoministro dell’ambiente Corrado Clini, che ieri si è espresso in merito in due occasioni. Ricevendo un plauso, anche da parte degli enti locali, ma anche un parziale stop dallo stesso esecutivo di cui fa parte. Tanto per iniziare, per risolvere il problema del dissesto idrogeologico, che negli ultimi mesi ha provocato vittime e danni ingenti, il ministro non ha dubbi: basta condoni edilizi. Il Ministro infatti, a “La Telefonata” di Belpietro, in onda su Canale 5, ha sottolineato come sia necessario “affrontare il tema annoso dei condoni edilizi: dobbiamo cercare di eliminare il ricorso ai condoni, perché soprattutto dove questi sanano insediamenti che non avrebbero dovuto essere autorizzati, sono poi una fonte di rischio”. “Dobbiamo completare il quadro di incentivi del decreto 28 che ha recepito la direttiva europea, ci stiamo lavorando e speriamo di fare presto”, ha invece affermato Clini, a margine di un convegno parlando degli incentivi alle energie rinnovabili. “Il meccanismo del 55% va mantenuto e deve diventare una riforma strutturale perché ha avuto effetti economici positivi. È un incentivo che genera valore aggiunto per l’economia. Questa lezione va estesa ad altre aree di interesse della protezione dell’ambiente”, ha concluso. Una tesi, come detto, parzialmente frenata in seno allo stesso Governo Monti. “Si tratta di interventi costosi in termini di perdita di gettito” ma il Governo “valuta positivamente” le iniziative per dare stabilità al credito d’imposta del 55% per il miglioramento energetico degli edifici, ha affermato ieri nel corso del question time Piero Giarda, Ministro dei rapporti con Parlamento, che rivolgendosi a Dario Franceschini, autore dell’interrogazione, ha precisato: “non oso dirle le stime che mi hanno sottoposto dal Ministero dell’economia. Si tratta di verificare la sostenibilità finanziaria, nel rispetto del fatto che gli obiettivi a cui si ispirano sono pienamente condivisibili dal Governo in carica”. Clini ha anche annunciato che lunedì prossimo in Consiglio dei ministri presenterà un decreto legge sulle procedure per le emergenze”. “La legge 10 ha creato un percorso condivisibile per evitare alcuni usi distorti, ma è necessario un aggiustamento per meglio affrontare le emergenze” sul territorio.

LE REAZIONI
“Le dichiarazioni rese dal nuovo Ministro dell’ambiente relative alla messa in sicurezza del territorio rappresentano primi segnali incoraggianti sui quali siamo pronti a confrontarci”, ha affermato Enrico Borghi, sindaco di Vogogna e presidente della Commissione Montagna dell’Anci. “In questi tempi di scarsità di risorse pubbliche -continua Borghi- la manutenzione del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico si possono compiere aguzzando l’ingegno anziché dover sempre ricorrere alla tasca di Pantalone. Consentire ai comuni di intervenire negli alvei per il disboscamento ai fini della sicurezza, attivare il coinvolgimento dei privati nei disalvei programmati e innescare un meccanismo di coperture assicurative per i primi danni sono esempi di come sia possibile lavorare in assenza di risorse pubbliche. A ciò si aggiungano le idee che il Ministro sottoporrà al Consiglio dei Ministri il prossimo 5 dicembre, e sulle quali siamo pronti a confrontarci”. “Per ora è significativo che finalmente il tema della sicurezza del territorio venga nuovamente rimessa nell’agenda dei lavori,e ci auguriamo – conclude Borghi – che il Governo sappia cogliere la potenzialità positiva garantita dai comuni”. “La Cisl condivide l’affermazione del Ministro Corrado Clini di rendere permanente e strutturale il 55% di detrazione fiscale delle spese sostenute dai cittadini per investimenti di efficienza e di risparmio energetico”, dichiarano in una nota congiunta i segretari confederali della Cisl, Gianni Baratta e Fulvio Giacomassi. “Bisogna comunque analizzare i risultati finora ottenuti – sottolineano – e soprattutto occorre integrare la raccolta dati sui prodotti e le tecnologie utilizzate per incrementare l’utilizzo dei prodotti realizzati in Italia ed avere anche la documentazione che attesti il rispetto dei contratti di lavoro e delle normative sulla sicurezza. Non si possono finanziare ed incentivare con le risorse pubbliche attività che premiano il lavoro nero o l’uso esclusivo di prodotti di scarso valore tecnico e di sola importazione”. “Qualificazione del lavoro e certificazione dei prodotti – concludono Baratta e Giacomassi – devono accompagnare la conferma e la strutturalità del meccanismo del 55% di detraibilità fiscale nella sua seconda generazione di consolidamento e di ulteriore diffusione”.

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