Questo articolo è stato letto 1 volte

Spa locali, nel 2016 scure sulle prime 3.035

Fonte: Il Sole 24 Ore

Le amministrazioni pubbliche potranno mantenere la partecipazione in società che producono beni o servizi solo se «strettamente necessarie per il perseguimento dei propri fini istituzionali». In particolare le partecipate potranno produrre servizi di interesse generale, progettare o realizzare opere o gestire servizi pubblici in regime di partenariato, produrre beni o servizi strumentali all’ente che le controlla oppure svolgere funzioni amministrative proprie dell’ente (o degli enti) di controllo. E nel caso di acquisizione di quote in società attive in altri settori la Pa non potrà superare la quota del 40%. 
Sono questi i limiti imposti dalla bozza di Testo unico in materia di società partecipate che il ministero della Semplificazione sta mettendo a punto in vista del varo in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Proprio dalle partecipate potrebbe partire, infatti, il treno dell’attuazione della delega Madia, pubblicata in Gazzetta a fine agosto. Un’azione con la quale si intende razionalizzare un sistema che conta quasi 8mila società in cui lavorano più di 250mila dipendenti. Nella comunicazione che ha accompagnato il varo definitivo della riforma, il presidente del Consiglio aveva indicato come obiettivo la riduzione della partecipate a non più di mille, con risparmi per il momento non quantificati ma che andranno a completare i primi saldi 2016 della spending review.
Nel corso di un convegno organizzato da ProDemos ieri alla Camera, il commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, ha detto che per le partecipate attive nei servizi pubblici locali si stanno valutando interventi «già nella Legge di Stabilità». Gutgeld ha espresso l’intenzione di ridurre il numero di revisori e amministratori, di intervenire sulle regole e «dare il giusto incentivo per vendere o accorpare o aumentare la concorrenza». Poi ha fatto l’esempio del trasporto pubblico locale: «Assorbe 6,5 miliardi di sussidi, è il più sussidiato di tutt’Europa e non è proprio il migliore». 
Una volta varato il Testo unico le amministrazioni avranno tre mesi per effettuare una ricognizione delle società controllate per alienare entro un anno quelle che non rientrano nei criteri generali. Ma la razionalizzazione non avverrà una volta sola: si prevede una sorta di annual review sulle società controllate con il fine di procedere a piani di riassetto, fusione o soppressione laddove necessario e sempre finalizzati a contenere i costi di funzionamento delle controllate. Piani che dovranno necessariamente scattare in caso di partecipazioni non necessarie alle finalità dell’ente pubblico (in particolare se le quote di controllo sono sotto la soglia del 10%), per le società senza dipendenti o con un numeri di amministratori maggiore di quello dei dipendenti (sarebbero 3.035 quelle con meno di sei dipendenti).
Sul fronte della gestione finanziaria, cambiano i meccanismi per i quali, in caso di risultati negativi di bilancio delle loro partecipate, gli enti locali dovranno accantonare in un fondo vincolato importi per ripianare i saldi; mentre per le partecipate di maggioranza titolari di affidamento diretto da parte degli enti controllanti di attività per l’80% dei ricavi, in caso di 2 anni di perdite di bilancio scatta il taglio del 30% dei compensi degli amministratori; tra l’altro due anni in perdita è considerata «giusta causa per la revoca degli amministratori». 
Nasce poi un organo di Vigilanza amministrativa, presso il Dipartimento Funzione pubblica, che controllerà il rispetto delle nuove norme con poteri ispettivi. Mentre in casi di gravi irregolarità o inefficenze non sanate all’interno della società partecipata, Funzione pubblica potrà proporre al Mef l’avvio di una fase di amministrazione straordinaria che può finire con la liquidazione coatta della società. Per consentire l’attuazione dei piani di riordino e chiusura delle società non più idonee sono previsti strumenti di gestione del personale in esubero che spaziano dalla mobilità tra aziende partecipate (con oneri a carico delle società cedenti per il 30% del trattamento economico in via transitoria) fino alla «reintenalizzazione» di dipendenti delle amministrazioni passate alle società. Il sottosegretario della Funzione pubblica Angelo Rughetti, presente al convegno ProDemos, ha spiegato che nelle partecipate «lavorano milioni di persone, hanno uno stipendio più alto dei dipendenti pubblici e non hanno alti standard di produttività».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *