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Sette italiani su dieci non sanno cosa sono i RAEE

Il 71% degli italiani non ha la più pallida idea di cosa siano i RAEE. Eppure il 46% di loro conosce – discretamente o molto bene – l’Eco-contributo RAEE, termine avvistato sì e no un paio di volte sui quotidiani e che a fatica trova posto fra i servizi dei TG. Mistero.

O forse il problema dell’indagine IPSOS presentata da Ecodom è che agli intervistati non viene mai richiesto di provare la propria conoscenza, ma si basa esclusivamente sulle dichiarazioni. Esempio di domanda: “Lei sa cos’è l’Eco-contributo RAEE? (risposta singola)”. E qui l’intervistato risponde sì o no. Dopo di che gli viene fornita la definizione (“L’Eco-contributo RAEE è un contributo ambientale pagato dai consumatori sull’acquisto di un nuovo prodotto elettrico/elettronico, che è interamente dedicato alla gestione dei Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)” e gli si chiede “Era la definizione che aveva in mente? (risposta singola)”.

Insomma, non proprio un metodo a prova di bomba per accertare la reale conoscenza della questione rifiuti elettronici in Italia. Eppure, nonostante l’alta probabilità che i dati raccolti siano fin troppo ottimistici, il quadro che emerge è piuttosto allarmante: nonostante circa il 90% degli intervistati ritenga le apparecchiature elettroniche a fine vita pericolose se non smaltite correttamente, appena il 17% di loro dichiara di conoscere il decreto uno contro uno. Il 30% afferma di averne sentito parlare ma di non conoscerne i dettagli e addirittura il 53% non ha la più pallida idea di cosa sia.
Se nemmeno due italiani su dieci erano a conoscenza del servizio, bisogna dedurre che non siano di più nemmeno quelli che l’hanno utilizzato. (A dire il vero considerando le risposte successive si avverte una leggera discrepanza: sebbene il 17% non ne sappia nulla, incrociando i calcoli risulta che circa il 21% ha usufruito di un ritiro).

In un’altra sezione dell’indagine si chiede poi agli intervistati che dichiarano di aver acquistato un grande elettrodomestico negli ultimi sei mesi (627 persone, su un totale di 1206) come si sia comportato il negoziante in merito al ritiro del vecchio. Il 42% afferma che l’elettrodomestico da sostituire è stato ritirato. La domanda non specifica se gratuitamente, e questo è un altro problema, perché se il ritiro è stato effettuato dietro pagamento – e dunque contro la legge – non c’è modo di scoprirlo: infatti soltanto a chi ha detto di non aver usufruito del ritiro è stato chiesto se la scelta era stata dettata dal supplemento economico.

Resta comunque un 58% di consumatori che non ha potuto usufruire del servizio – un dato abbastanza in linea con l’inchiesta di Greenpeace. Fra le ragioni del rifiuto il 62% dichiara che l’opzione non è nemmeno stata proposta. Sarebbe stato interessante sapere quanti di questi hanno obiettato che il ritiro era obbligatorio per legge e cosa sia stato risposto loro, ma è ragionevole pensare che non siano stati molti. Nel 12% dei casi la possibilità del ritiro è stata proposta, ma dietro pagamento, e dunque rifiutata (si tenga però a mente quanto detto sopra), per un altro 12% il ritiro “non era previsto”, il 4% aveva provveduto personalmente allo smaltimento (come?) e il 20% non ha voluto consegnare il vecchio perché voleva regalarlo (dunque si spera ancora funzionante!).
Il restante non ha avuto accesso al servizio o perché il nuovo elettrodomestico è stato acquistato su internet o perché era il primo, dunque non si lasciava alle spalle nessun RAEE da smaltire.

Che fine hanno fatto dunque i 392 usati rimanenti? Il 43% è stato portato in un’isola ecologica – o almeno così dichiarano gli intervistati. Il 27% è stato ritirato da “aziende specializzate” (evidentemente a pagamento). Il 24% è stato regalato ad amici e parenti. Il 22% è stato parcheggiato in solaio o in cantina. L’1% lo tiene in funzione e un altro 1% l’ha rivenduto. Purtroppo l’indagine non ci dice quanti di questi usati erano ancora funzionanti, dunque non propriamente RAEE.
Si può dedurre che almeno i 94 apparecchi regalati agli amici e i quasi 4 venduti fossero ancora funzionanti, ma sarebbe stato interessante capire se il 70% che è stato in qualche modo smaltito (nonché quel 42% del totale iniziale) fosse effettivamente composto da rifiuti.

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