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Sesto tassello al federalismo

Disco verde della bicamerale presieduta da Enrico La Loggia al sesto decreto attuativo del federalismo che riguarda la rimozione degli squilibri economici e sociali tra Nord e Sud. Si sono astenuti i 4 esponenti del terzo polo, 14 i voti a favore, 11 quelli contrari. A favore hanno votato i gruppi di maggioranza contro Pd ed Udc. La Lega si è astenuta sull’emendamento del Terzo Polo per il quale il giorno prima la seduta era stata sospesa. Governo e maggioranza avevano trovato infatti l’accordo su alcuni emendamenti presentati da Linda Lanzilotta, ma alla ripresa dei lavori della Bicameralina i rappresentanti del Carroccio avevano manifestato le proprie perplessità su questi. La proposta avanzata del terzo polo prevedeva anche l’ancoraggio al Pil del tetto complessivo dei fondi per il sud e alcune modifiche alla gestione dei fondi stessi. Un ancoraggio che, secondo l’opposizione, viene spiegato, è rimasto nel testo licenziato ieri dalla commissione guidata da Enrico La Loggia sebbene riformulato in modo non rigido.
“Soddisfazione” è quella che esprime il presidente La Loggia, una soddisfazione manifestata anche per la decisione del terzo polo di astenersi. “Ciò conferma – sottolinea La Loggia – l’ampio dibattito parlamentare in un confronto sempre positivo anche con il governo”. Quanto al merito del decreto “si tratta di un provvedimento che sicuramente contribuirà ulteriormente a rilanciare il Mezzogiorno mettendolo in condizione di usare al meglio e rapidamente le risorse”. “Il via libera della bicamerale per il federalismo al decreto che riforma i fondi Fas per il Mezzogiorno certifica ancora una volta l’impegno del Governo a rimuovere gli squilibri economici tra Nord e Sud, attraverso lo sradicamento delle sacche d’inefficienza, e puntando sulla responsabilizzazione e sulle capacità degli amministratori locali”, afferma in una nota il vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, Massimo Corsaro. “All’interno della maggioranza, il Pdl si conferma asse portante per la realizzazione di riforme unitarie in grado di rilanciare l’economia meridionale a beneficio di tutto il sistema Paese. Un altro passo in avanti, il cui merito va in buona parte alle capacità di Anna Maria Bernini – relatrice di maggioranza del provvedimento – e alla disponibilità del Ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto.
Critiche dall’opposizione,m che parla di maggioranza lacerata e Terzo Polo decisivo sul decreto. Per Linda Lanzillotta, portavoce di Api, “anche sul federalismo la maggioranza si dimostra lacerata. L’emendamento che abbiamo fatto passare come Terzo Polo – sottolinea Lanzillotta – ha evidenziato la spaccatura della maggioranza, con la Lega che si astiene proprio sul punto delle risorse al Sud per investimenti e attuazione del federalismo”. “Il nostro contributo è andato, invece, per garantire risorse e insieme una maggiore efficienza e trasparenza nella realizzazione degli investimenti, anche commissariando non solo le regioni e gli enti locali, ma anche amministrazioni statali e concessionari come Anas e Ferrovie dello Stato”, prosegue la portavoce di ApI. “Il provvedimento passa, insomma, solo grazie alla nostra decisiva astensione e al nostro impegno non per un meridionalismo piagnone, ma per creare le condizioni economiche e sociali per una autentica coesione nazionale”, osserva Lanzillotta. “Segno della differenza che passa tra chi, come noi, vuole costruire e mettere insieme, e chi invece, come la Lega e il PdL, evidenziano sempre più strategie divergenti e divaricate”, conclude la portavoce di Alleanza per l’Italia.
“Sono molto soddisfatto del risultato raggiunto. Il lavoro in Commissione bicamerale ha consentito di apportare miglioramenti sensibili all’impianto del decreto già varato dal Consiglio dei Ministri”, afferma, in una nota il Ministro Raffaele Fitto. “L’eccellente contributo della relatrice Bernini è stato di fondamentale importanza per il conseguimento di questo risultato – aggiunge – Sento di dovere un ringraziamento a tutti i componenti della Commissione ed in particolare agli onorevoli Lanzillotta, Baldassarri, Galletti e d’Alia con i quali abbiamo condotto un lavoro molto proficuo di confronto e condivisione sul merito delle questioni che sono al cuore del provvedimento: la rilevanza nazionale del dualismo economico del Paese e la improrogabilità del miglioramento della qualità ed efficacia della spesa. Le convergenze registrate hanno consentito di giungere ad un loro voto finale di astensione”. L’obiettivo assegnato dalla legge 42 sul federalismo al decreto legislativo e perseguito dal Governo è, infatti, “quello di proporre una riforma del complesso sistema degli interventi speciali secondo logiche di efficacia e di qualità della spesa; le uniche utili a garantire l’unità del Paese. Il decreto fornisce il quadro normativo attuale e prospettico per accompagnare già da subito lo sforzo di razionalizzazione delle politiche di coesione che il Governo ha avviato al fine di conseguire effetti duraturi sulle prospettive di crescita dei territori e sulla riduzione dei divari territoriali”. L’architettura che emerge dal decreto “coinvolge adeguatamente – prosegue ancora – tutti i diversi livelli istituzionali ribadendo il fondamentale principio della responsabilizzazione delle amministrazioni destinatarie dei fondi, nazionali e comunitari, che finanziano le politiche di coesione. Abbiamo introdotto il contratto istituzionale di sviluppo quale nuovo e rafforzato strumento di attuazione di queste politiche. All’interno di questo contratto tutte le parti coinvolte nella realizzazione e finanziamento di un intervento assumono impegni precisi sostenuti da un sistema sanzionatorio che arriva sino a prevedere l’esercizio di poteri di sostituzione a danno delle amministrazioni che si rivelassero inadempienti”. Le nuove regole contenute nel decreto “anticipano di fatto gli orientamenti emersi in Europa rispetto al tema del miglioramento dell’efficacia delle politiche di coesione a dimostrazione ulteriore del fatto che la prospettiva comunitaria resta il punto di riferimento della politica economica del Governo. Questo spirito ha accomunato tutta la maggioranza che ha votato coesa, pur in presenza di un singolo distinguo su un emendamento”. L’impianto federalista del Governo si conferma, così, “nelle sue caratteristiche fondamentali di solidarietà e di coesione territoriale”.

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