In un momento in cui la tenuta amministrativa dei Comuni diventa uno dei veri discriminanti per la riuscita del PNRR, l’Avviso “Risorse in Comune” si presenta come un banco di prova importante per gli Enti di fascia media: circa 2mila Amministrazioni chiamate a modernizzare uffici, tecnologie e processi in tempi estremamente compressi. Ne parliamo con Giovanni Bonati, manager con oltre vent’anni di esperienza nella guida di progetti complessi nella PA e nel settore privato, che conosce a fondo le dinamiche organizzative degli enti territoriali. Il suo sguardo sull’Avviso pubblico può essere di supporto nel fornire un orientamento in questo specifico momento: l’Avviso è infatti un intervento che può davvero incidere sulla capacità amministrativa dei Comuni, ma anche un percorso disseminato di possibili colli di bottiglia, dove un errore formale o un rallentamento procedurale rischiano di compromettere la corsa contro il tempo imposta dal calendario PNRR.
Ecco le nostre domande
Indice
Focus strategico e rischio di ritardi
Qual è l’impatto dell’Avviso “Risorse in Comune” sulla capacità amministrativa dei Comuni di fascia media destinatari dei fondi? Considerando la scadenza imminente (10 dicembre 2025) e la necessità di completare i progetti entro i termini PNRR, quali sono i principali rischi di “bottleneck” o ritardi procedurali che un Ente locale deve assolutamente evitare in fase di ammissione e attuazione?
L’Avviso “Risorse in Comune” offre ai Comuni di fascia media un’opportunità concreta per rafforzare la propria capacità amministrativa attraverso l’ammodernamento degli ambienti di lavoro e l’adozione di strumenti digitali più evoluti. L’impatto strategico dell’iniziativa consiste soprattutto nel migliorare l’operatività quotidiana degli uffici, riducendo i tempi delle procedure, aumentando la produttività del personale e rendendo più fluida la gestione documentale e comunicativa. Investire in nuove tecnologie, arredi funzionali e servizi digitali significa dotare gli uffici di una base moderna e coerente con il processo di trasformazione in corso nella Pubblica Amministrazione.
Possono partecipare all’Avviso tutti i Comuni italiani con una popolazione compresa tra 5mila e 25mila abitanti, per un totale di 2.009 amministrazioni potenzialmente beneficiarie. Questa platea è articolata in quattro fasce demografiche: la più numerosa è quella dei Comuni tra 5mila e 10mila abitanti, che rappresenta 1.186 realtà, seguita dai 480 Comuni compresi tra 10.001 e 15.mila abitanti. Un ulteriore gruppo è costituito dai 217 Comuni collocati nella fascia 15.001–20mila abitanti, mentre i Comuni più grandi ammessi, quelli tra 20.001 e 25mila abitanti, sono 126. Insieme, queste Amministrazioni formano il bacino di enti locali medio-piccoli verso cui l’Avviso è specificamente orientato, riconoscendone il ruolo fondamentale nel tessuto territoriale e la necessità di sostenerne la capacità amministrativa e digitale.
A fronte di questo potenziale, il rispetto delle tempistiche rappresenta l’aspetto più delicato. La domanda va presentata entro il 10 dicembre 2025 e gli acquisti devono essere perfezionati entro febbraio 2026: un intervallo molto ristretto, che obbliga gli Enti a operare senza margini di errore. I rischi principali riguardano errori formali nella compilazione della domanda, ritardi nell’acquisizione del CUP, difficoltà nel reperire tempestivamente sul MePA i prodotti necessari e possibili rallentamenti interni nella validazione degli ordini. È fondamentale evitare qualsiasi imprecisione che possa determinare l’inammissibilità della richiesta o compromettere la capacità di rispettare i tempi di consegna. A ciò si aggiunge la necessità di garantire piena conformità alle regole previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
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Esempi di prodotti e soluzioni finanziabili
Alla luce delle indicazioni fornite dal Dipartimento della Funzione pubblica, è possibile tracciare con chiarezza quali tipologie di prodotti e soluzioni rientrano concretamente nel perimetro delle categorie finanziabili dall’Avviso “Risorse in Comune”?
Il catalogo degli acquisti ammissibili è ampio e copre sia aspetti organizzativi sia innovazioni tecnologiche. Rientrano nel perimetro dell’Avviso arredi per uffici, tavoli riunione, sedie ergonomiche, sistemi di videoconferenza, dispositivi audio/video, computer, monitor, tastiere, stampanti, scanner, server di archiviazione esterna, software, licenze e servizi come digitalizzazione, conservazione digitale, manutenzione applicativa e migrazione dei sistemi operativi. Sono inoltre ammissibili soluzioni che migliorano l’interazione digitale con cittadini e imprese, inclusi moduli software per portali, sistemi di assistenza automatizzata e strumenti evoluti per la gestione dei procedimenti amministrativi, purché siano coerenti con la classificazione dei prodotti MePA previsti dall’Avviso.
Impatto e futuro: oltre il PNRR
Una volta completato il progetto, quale sarà il valore aggiunto misurabile per i cittadini e le imprese sul territorio in termini di qualità e rapidità dei servizi? Soprattutto, come può il Comune assicurare che l’innovazione organizzativa e tecnologica introdotta con i fondi “Risorse in Comune” sia sostenibile economicamente e gestionalmente anche dopo il 2026, evitando un ritorno alle inefficienze pre-PNRR?
Una volta completato il progetto, i benefici saranno tangibili: procedimenti più veloci, servizi online più affidabili, una maggiore trasparenza amministrativa e una migliore accessibilità per cittadini e imprese. La riorganizzazione degli spazi e l’aggiornamento tecnologico contribuiranno inoltre a un ambiente lavorativo più moderno e funzionale, capace di sostenere modelli organizzativi più flessibili e produttivi.
Per garantire la sostenibilità degli investimenti oltre la fine del PNRR, il Comune dovrà però adottare un approccio strutturale: definire un piano di manutenzione e aggiornamento delle dotazioni, uniformare i processi interni, rafforzare le competenze digitali del personale e integrare pienamente i nuovi strumenti con le piattaforme nazionali come la Piattaforma digitale nazionale dati (PDND), l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), pagoPA e tutti gli altri ecosistemi. In questo modo, le risorse investite diventeranno un fattore stabile di miglioramento dell’efficienza amministrativa e non un intervento isolato destinato a esaurire i suoi effetti nel breve periodo.
Il bando lascia ancora alcuni spazi interpretativi e si è tuttora in attesa di alcuni chiarimenti che il Dipartimento della Funzione pubblica sembrerebbe in procinto di emettere. Si tratta di chiarimenti attesi quanto prima e necessari per garantire ai Comuni di partecipare al bando in modo consapevole.
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