Questo articolo è stato letto 5 volte

Rinnovabili al test delle Regioni

Il Governo rivedrà la strategia energetica dopo il disastro alla centrale nucleare giapponese di Fukushima dando più impulso alle rinnovabili anche dopo lo stop al piano nucleare italiano sancito con il cosiddetto d.l. omnibus. Mentre oggi il decreto sugli incentivi sarà sottoposto al vaglio dei governatori delle regioni.
Paolo Romani, Ministro dello sviluppo economico, rispondendo al question time alla Camera, ha spiegato che “il programma del governo di ritorno al nucleare fissato nel 2008 è stato superato dagli accadimenti di Fukushima, in risposta ai quali è stata tempestivamente decisa prima una moratoria e successivamente, a causa dell’evolversi della situazione giapponese l’abrogazione dell’impianto normativo di ritorno all’atomo, ottenendo così lo stesso effetto di un eventuale esito abrogativo del referendum previsto”. “Non basta dire no al nucleare”, ha detto Romani, per assicurarsi che anche l’Italia non sia “coinvolta nelle conseguenze di un incidente a una delle centrali poste sul territorio europeo”. In questa settimana i contatti con gli altri paesi europei sono stati continui: “ci siamo inseriti in questo percorso al quale vogliamo contribuire con l’avvio della nostra Agenzia per la sicurezza nucleare”. “Al tempo stesso l’emendamento approvato dal Senato e proposto dal Governo al d.l. omnibus – ha spiegato il Ministro – affida al Governo il compito di predisporre la strategia energetica nazionale”. “Il sistema paese ha investito e investirà nelle energie rinnovabili”, ha sottolineato Romani spiegando che il decreto sugli incentivi al fotovoltaico “sarà sottoposto domani (oggi, ndr) al parere delle Regioni ed è frutto di un lungo complesso ed articolato confronto con le parti”. Quanto alla strategia energetica nazionale è da “ridefinire alla luce di quanto accaduto e alla luce di quanto previsto all’emendamento al dl omnibus e che vedrà sicuramente un impulso alle rinnovabili, competitive grazie al nuovo sistema di incentivazione ma che dovrà tenere conto anche di altri temi come l’efficienza energetica, il risparmio energetico e il completamento delle reti intelligenti”.
Nel frattempo critiche di metodo e di merito sull’azione del governo in tema di energie rinnovabili arrivano dal Gruppo Energia di Legacoop, riunitosi ieri per un primo esame delle bozze del Quarto Conto Energia. Riguardo al metodo, il Gruppo ha espresso contrarietà sulle modalità di consultazione messe in atto: dopo un primo incontro allargato a tutte le associazioni interessate il governo ha privilegiato il dialogo solo con alcune di esse, escludendo tutte le altre dal confronto. Sul merito delle bozze circolate a mezzo stampa, è stato rilevato come, nonostante un tentativo di venire incontro ai numerosi punti di criticità emersi con l’approvazione del d.lgs. del 3 marzo 2011, restino ferme, ed anzi aumentino in alcuni casi, la complessità e la farraginosità delle norme, impedendo dunque di fatto di raggiungere quell’obiettivo di certezze, stabilità e trasparenza da tutti indicate come requisiti necessari per far emergere un percorso di crescita sano e duraturo per il settore delle rinnovabili in Italia. In particolare, rispetto al documento elaborato nella riunione del 23 marzo, il Gruppo Energia di Legacoop, evidenziando come rimanga irrisolto il problema dei diritti acquisiti per i progetti sviluppatisi in coerenza con i regimi e le intensità di aiuto previste dal Terzo Conto Energia, ha richiesto che venga creato un “periodo ponte” che tenga conto degli impianti realizzati e ha sottolineato che il nuovo regime degli incentivi dovrebbe essere regolato, piuttosto che da cap mensili e da procedure ancor più burocratiche come il Registro preventivo, da un trasparente meccanismo di adeguamento periodico e automatico degli aiuti in ragione dell’andamento dei costi industriali e di un benchmarking degli incentivi a livello europeo, ma senza tetti/cap quantitativi di nessun tipo. Dalla riunione è inoltre venuta la richiesta di privilegiare ed incentivare maggiormente gli impianti fotovoltaici dove ci sia coincidenza e proporzione tra produzione e consumo di energia (con almeno il 90% di autoproduzione) considerandoli come “piccoli impianti” almeno fino ad 1 megawatt di potenza, dando anche la possibilità di incentivare impianti realizzati da più soggetti in forma associata, siano essi cittadini o Pmi o entrambi, laddove il consumo e la produzione avvenga ad esempio nell’ambito territoriale di un area comunale o provinciale, ampliando quanto già previsto dall’art 27 della legge 99 del 2010 che consente ai cittadini dei comuni sotto i 5 mila abitanti di accedere al conto energia e allo scambio sul posto, anche se l’impianto è realizzato sul patrimonio edilizio del comune. Infine, il Gruppo Energia Legacoop ha chiesto che eventuali meccanismi di registrazione delle priorità negli interventi siano realizzati con procedure on-line trasparenti, utilizzando sistemi certi di invio come la Posta elettronica certificata, e che venga urgentemente ripristinato e ampliato il meccanismo di consultazione delle parti interessate per il prosieguo dell’iter del nuovo conto energia e per tutti i decreti attuativi dell’attuale d.lgs. del 3 marzo 2011, come pure per l’annunciata realizzazione di una Strategia energetica nazionale nell’ambito dell’annunciata Conferenza nazionale dell’energia.
Da ricordare che ieri un gruppo di imprenditori stranieri attivi nelle energie rinnovabili ha deciso di ricorrere contro il Quarto Conto Energia. Photovoltaic Operators Investors, spiega una nota, che include Aes Solar Energy, Akuo Energy Sas, Fotowatio Renewable Ventures, Martifer Solar, Siliken Solarig N-Gage e Wurth Solar GmbH & co. Kg che ha intrapreso, con funzione anche preventiva, una procedura contro lo Stato italiano sulla base dell’articolo 26 del Trattato sulla Carta dell’Energia firmato a Lisbona il 17 dicembre 1994. Il provvedimento stabilisce le nuove tariffe incentivanti per gli impianti fotovoltaici che entreranno in esercizio a partire dal 31 maggio 2011 (appunto il c.d. Quarto Conto Energia).
Gli operatori hanno inviato una lettera alla presidenza del Consiglio, ai Ministeri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla Segreteria del Consiglio dei Ministri ed alla presidenza della Conferenza Stato-Regioni, in cui sottolineando gli aspetti critici della bozza, attivano la procedura. Lamentando “di aver avviato in Italia importanti investimenti nel settore dell’energia solare, sulla base di un quadro normativo perfezionatosi nell’agosto del 2010 ma che a soli 3 mesi dalla data in cui ha iniziato a spiegare la sua efficacia e’ stato completamente disatteso dal Governo italiano ed a breve potrebbe essere sostituito da un provvedimento quale il Quarto Conto Energia dai contenuti fortemente peggiorativi, retroattivi e discriminanti”. Per i ricorrenti le previsioni normative contenute nel Quarto Conto Energia (così come quelle già contenute del d.lgs. rinnovabili) “violano gli obblighi nascenti dal Trattato di promozione e tutela degli investimenti previsti dall’Articolo 10 del Trattato sulla Carta dell’Energia stesso e più specificamente dell’obbligo di creare condizioni stabili, eque, favorevoli e trasparenti per gli investitori di altri Stati che effettuano investimenti nel territorio italiano; con il trattamento di piena tutela e sicurezza di cui devono beneficiare gli investimenti; con il divieto di pregiudicare con misure ingiustificate e discriminatorie la gestione, il mantenimento, l’impiego, il godimento o l’alienazione degli investimenti”. Gli investitori auspicano quindi che il Governo si attivi per emanare un provvedimento “più equo in modo da tutelare e non pregiudicare gli investimenti già intrapresi consentendone il completamento come originariamente previsto”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *