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Rifiuti campani smaltiti in tutta Italia

I comuni campani possono, fino e non oltre il 31.12.2012, qualora non vi siano, nella provincia di produzione, le necessarie capienze impiantistiche, avviare a recupero o a smaltimento presso idonei impianti autorizzati ubicati nel territorio nazionale i rifiuti derivanti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani praticato presso gli impianti STIR della Regione Campania. Tale possibilità viene consentita, previa intesa della Regione Campania con le singole regioni interessate, sul presupposto della permanenza di una situazione di criticità del sistema di recupero e smaltimento finale dei rifiuti anzidetti, soltanto in via transitoria. Lo prevede il decreto-legge in materia ambientale approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri. Il decreto muove dall’esigenza di predisporre le misure necessarie ad adempiere alle indicazioni giunte in più occasioni dalla giurisprudenza e dall’amministrazione comunitaria e riguarda anche il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l’asporto. Tornando alla Campania, il provvedimento estende a tutto il 2013, nelle more del completamento degli impianti di compostaggio nella regione, e per le esigenze della regione stessa, la possibilità che gli impianti di compostaggio in esercizio sul territorio nazionale aumentino la propria capacità ricettiva e di trattamento. Il tutto in attesa che le iniziative mese in atto per risolvere il problema rifiuti portino concreti risultati. Tra le varie misure messe in campo, ricorda la relazione al decreto, c’è la predisposizione di un nuovo piano di gestione dei rifiuti, nell’ambito del quale è stata pianificata la realizzazione degli impianti reputata necessaria alla efficace chiusura del ciclo di gestione, trasmesso per le valutazioni di competenza alla Commissione europea. Questa ha chiesto a suo tempo all’Italia di fornire specifiche informazioni sul sistema di gestione dei rifiuti campani; il termine per l’invio di queste informazioni sarebbe scaduto il 15 gennaio, e in effetti il provvedimento d’urgenza è intervenuto qualche giorno prima, onde consentire per tempo di affrontare, spiega sempre la relazione, “quelle situazioni particolarmente urgenti, sottolineate dalla stessa Commissione europea, che impediscono l’attuazione della corretta gestione dei rifiuti (…), fra cui figura, prima fra tutti, l’impossibilità di realizzare gli interventi di adeguamento degli STIR (stabilimenti di trattamento, trito vagliatura ed imballaggio)”. Ad impedire o rallentare l’attuazione di questi interventi, secondo la Regione Campania,  è soprattutto la giacenza di considerevoli quantitativi di rifiuti; di qui l’adozione, con il decreto, di misure urgenti “che, in via del tutto transitoria, per un periodo di tempo circoscritto, consentano di avviare celermente a recupero o a smaltimento presso idonei impianti autorizzati ubicati nel territorio nazionale i rifiuti derivanti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani praticato presso gli Stir anzidetti, qualora non vi siano, nella Provincia di produzione, le necessarie capienze impiantistiche”. Per quanto concerne le modalità con le quali si procederà allo smaltimento extraregionale ed alla ripartizione degli oneri connessi,  è stato previsto che i costi per lo smaltimento dei rifiuti  in questione trovino copertura economica nell’imposizione dei relativi oneri a carico dell’utenza. Insomma, saranno i campani a pagare le spese extra. Mentre la regione potrà utilizzare le risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione 2007-2013 relative al Programma attuativo regionale, per l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra e a tal fine le risorse necessarie vengono trasferite alla stessa regione Campania. Passando alle altre misure,  si prevede la proroga del termine per evitare la commercializzazione di sacchi per asporto (comuni sacchetti per la spesa) dannosi per l’ambiente nelle more dell’adozione di un decreto interministeriale che porrà fine alle incertezze interpretative della materia e del contenzioso comunitario in materia, e che dovrà essere varato entro il 31 luglio 2012. All’articolo 3 del decreto, invece, si introduce una norma di interpretazione autentica stabilendo che i materiali di riporto c.d. storici sono esclusi dall’applicazione della normativa sui rifiuti (il “materiale di riporto storico” è, costituito da una miscela eterogenea di materiali di origine umana e terreno naturale utilizzati nel corso dei secoli per successivi riempimenti e livellamenti del terreno delle città) L’articolo successivo, che riguarda terre e rocce da scavo,  prevede invece che qualora il superamento di concentrazioni di soglia di contaminazione sia determinato da fenomeni naturali, le terre e rocce da scavo provenienti dall’aerea interessati, possano ugualmente essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni.

Fonte: www.lagazzettadeglientilocali.it

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