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Piano bipartisan per ridurre le province a 50

Fonte: Il Sole 24 Ore

Offrire una cornice istituzionale alla stretta sulle province imposta dalla manovra di Natale. È l’obiettivo di un piano bipartisan che vuole trasformare le amministrazioni provinciali in enti di secondo livello e, contemporaneamente, ridurle da 107 a 50-60. Magari in abbinata a un drastico taglio degli uffici statali dislocati sul territorio. A illustrare la strategia, che è stata messa a punto in collaborazione con la fondazione Astrid di Franco Bassanini e che sembra contare anche sull’appoggio del governo, sono stati ieri Enrico La Loggia (Pdl), Walter Vitali (Pd) e Linda Lanzillotta (Api).
Il punto di partenza è il Dl 201/2011 che elimina le giunte provinciali, trasforma i consigli in assemblee formate da massimo 10 sindaci e consiglieri comunali e affida a un Ddl statale (che dovrebbe arrivare entro un paio di settimane, ndr) il compito di riformarne il sistema elettorale. Quello di arrivo consiste invece nella doppia accelerazione da imprimere, da un lato, alla carta delle autonomie all’esame del Senato e, dall’altro, al Ddl costituzionale che elimina le province dall’elenco di enti di pari livello contenuto nell’articolo 114 della Costituzione e che sta per iniziare la sua avventura a Montecitorio.
Nelle 10 città metropolitane in attesa di istituzione saranno queste ultime a ereditare le attuali funzioni provinciali, assorbendone anche alcune dei comuni e delle regioni. Nel resto dello Stivale resteranno in vita altre 40 o al massimo 50 province di nuova concezione. Non solo perché non saranno più elette dai cittadini e perché dovranno avere un bacino demografico di almeno 500mila abitanti ma anche perché vedranno i loro compiti ridotti all’osso. Si occuperanno infatti solo di strade, trasporti, servizi a rete e ambiente oltre a poter assistere i comuni in materie da gestire in forma associata (concorsi, riscossione dei tributi, appalti).
Nell’ottica di ridurre i costi il piano di Pd, Pdl e Api punta poi a ridurre «in egual misura il numero delle Prefetture, delle Questure, delle Camere di Commercio» e unificare le sedi periferiche di tutti ministeri (eccetto Difesa e Giustizia) negli uffici territoriali di governo (Utg) presso le prefetture. Ma proprio sul tema dei costi degli apparati da Montecitorio è giunto ieri un segnale in controtendenza. La Giunta per le elezioni ha accolto con 16 “sì” e 11 “no” la proposta di considerare compatibile il ruolo di parlamentare con quello di presidente della provincia. Ne beneficeranno in otto: Maria Teresa Armosino (Asti, Pdl); Luigi Cesaro (Napoli, Pdl); Edmondo Cirielli (Salerno, Pdl); Antonello Iannarilli (Frosinone, Pdl); Daniele Molgora (Brescia, Lega); Antonio Pepe (Foggia, Pdl); Roberto Simonetti (Biella, Lega); Domenico Zinzi (Caserta, Udc).

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