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Organici flessibili in base agli alunni e ai risparmi

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Per la seconda volta in un mese sfumano i sogni di assunzione di 10mila precari della scuola. Le commissioni Affari costituzionali e Attività produttive hanno raccolto le indicazioni provenienti dalla commissione Bilancio ed eliminato dall’articolo 50 del decreto semplificazioni il riferimento a nuovi ingressi di docenti e personale Ata. Limitandosi a prevedere organici non più bloccati ma flessibili in base al numero degli alunni e ai risparmi conseguiti. Con la possibilità di destinare al comparto scolastico, dal 2013 in poi, l’extragettito sui giochi. Quanto avvenuto alla Camera nelle ultime 48 ore ricalca le vicende che hanno preceduto il varo del decreto all’inizio di febbraio. Anche le bozze originarie del Dl “congelavano” i posti a disposizione in 724mila insegnanti e 233mila Ata e prevedevano 10mila nuovi ingressi. Quella norma, mai finita nella versione definitiva del provvedimento, è stata di fatto riproposta alla Camera dal Pd che voleva coprirla con gli introiti di birra e giochi. Una scelta “cassata” martedì notte dalla commissione Bilancio e scomparsa dal maxiemendamento su cui il Governo ha posto la fiducia. Ferme restando le linee guida che Miur e Mef dovranno emanare in tandem per attuare le nuove regole sull’autonomia e attivare le reti di istituti, le novità sulla scuola si concentrano tutte sulla formazione dei nuovi organici. Che saranno flessibili e verranno ricalcolati ogni tre anni sulla base, da un lato, «dell’andamento demografico della popolazione in età scolare» e, dall’altro, «nei limiti dei risparmi di spesa» prodotti dalle riforme precedenti. Tutto ciò dal 2013/2014 perché per il 2012/2013 si seguiranno le vecchie regole. Le modifiche votate in commissione hanno diviso non solo i politici ma anche i sindacati: la Uil ha definito «inaccettabili le correzioni successive con l’ossessivo richiamo ai tagli»; la Cisl ha chiesto all’Esecutivo «serietà»; la Flc Cgil ha sottolineato come la strada seguita dal ministro Profumo non segni «alcuna discontinuità reale rispetto ai tagli voluti dal precedente Governo». Il prolungato esame in commissione Bilancio non ha invece inciso sulle altre novità introdotte con gli emendamenti approvati due giorni fa e che hanno prodotto il testo finale su cui il ministro Piero Giarda ieri ha posto la questione di fiducia. La «misura madre» del decreto, vale a dire la procedura taglia-oneri, viene estesa alle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche che, come i cittadini e le imprese, sono vittime degli eccessi regolatori: il Governo vara un piano triennale (2012-2015) per monitorare il fenomeno e poi tagliare le procedure più onerose. Esteso anche agli oneri frutto di regolamenta-zione secondaria, poi, il se-condo piano triennale di misurazione per tutti gli utenti dei servizi della Pa, una procedura che viene avviata dopo l’esperienza degli ultimi due anni nel solco delle politiche europee di semplificazione amministrativa. Per le imprese esce di scena il taglio, che era previsto nella versione originaria, su una serie di controlli sull’osservazione delle norme per la tutela della salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Confermato, invece, l’obbligo per le amministrazioni di acquisire d’ufficio le certificazioni antimafia (compresa la dicitura camerale) senza richiederle alle imprese ogniqualvolta partecipano a una gara. Sul fronte della digitalizzazione della Pa il passaggio nelle commissioni è servito per meglio dettagliare la missione della «cabina di regìa» che dovrà essere avviata con decreto interministeriale. Oltre agli investimenti sulle tecnologie di frontiera si punta al massimo utilizzo delle banche dati per consentire ai cittadini e alle imprese di conoscere in modo tempestivo le proprie posizioni debitorie con la Pa. Infine le telecomunicazioni: si impone che i servizi di accesso all’ingrosso di rete fissa siano offerti in modo disaggregato, così che gli operatori non debbano pagare per servizi non richiesti favorendo in tal modo la concorrenza.

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