Questo articolo è stato letto 2 volte

Nuovi fondi Ue, al via 103 bandi

Fonte: Il Sole 24 Ore

I “pionieri” dei fondi Ue 2014-2020 sono 103, con Toscana, Emilia Romagna e Liguria in testa. Tanti sono infatti i bandi finora pubblicati per tradurre in opportunità reali la dote che Bruxelles mette a disposizione dell’Italia in un periodo di sette anni. Mentre Regioni e ministeri si preparano al rush finale per non perdere le risorse per il periodo 2007-2013, è con questo primo tesoretto da 1,6 miliardi (tra fondi europei e cofinanziamento nazionale) che entra nel vivo la nuova programmazione, con risorse ancora limitate e in sensibile ritardo sulla tabella di marcia. Lo rivela l’Osservatorio Il Sole 24 Ore-Gruppo Clas che ha passato in rassegna i Programmi operativi approvati da Bruxelles e i documenti di attuazione pubblicati online in nome della trasparenza caldeggiata dal Governo e dalla Commissione europea. I dati presentati potrebbero dunque essere in difetto perché non tutte le Autorità di gestione hanno rispettato questo invito alla trasparenza. 
Finora l’esecutivo Ue ha dato il via libera a 47 Programmi sui 50 previsti – per un totale di circa 25 miliardi sui 31 complessivi – mentre mancano all’appello il Pon legalità, il Por Calabria plurifondo e il Por Fesr Campania. Tra quelli che hanno ricevuto l’ok in 24 stanno attendendo il fischio di inizio, mentre 23 Programmi sono stati avviati con la pubblicazione dei primi bandi. La Toscana primeggia con 17 avvisi, seguita da Emilia Romagna e Liguria, a pari merito a quota 11, mentre Friuli Venezia Giulia e Lombardia hanno finora pubblicato 10 bandi ciascuna. «La Regione Toscana – dice il Presidente Enrico Rossi – ha deciso oltre un anno fa di anticipare dal suo bilancio 82 milioni di risorse europee sui programmi 2014-2020. Lo abbiamo fatto per far partire la programmazione e per garantire continuità agli interventi. Per il Fesr abbiamo deciso di puntare sull’innovazione e la ricerca, con risorse per oltre 250 milioni, e abbiamo previsto di destinare alle imprese circa il 70% delle risorse, in buona parte riservate alla competitività delle Pmi. Ma quando si parla di innovazione non si può prescindere dal tema dei giovani ai quali dedichiamo gran parte degli interventi previsti attraverso il Fondo sociale europeo, oltre alle misure a sostegno delle start up e delle imprese giovanili». Otto amministrazioni (Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Basilicata e Puglia) hanno avviato tempestivamente sia il Por Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) sia quello Fse (Fondo sociale europeo). Cinque (Friuli Venezia Giulia, Trento, Sardegna, Sicilia e Veneto) hanno puntato sul Fse, mentre 3 (Bolzano, Umbria e Valle d’Aosta) sono partite dal Fesr.
Per quasi due bandi su dieci (il 18%), oltre alla Toscana altre 8 Autorità di gestione hanno deciso di giocare d’anticipo utilizzando risorse proprie in attesa dell’approvazione dei Programmi da parte della Commissione Ue. Solo il 3% dei bandi è partito entro 30 giorni dal semaforo verde di Bruxelles, uno su dieci entro 60 e oltre la metà dopo 120 giorni. «L’anticipazione delle risorse – spiega Chiara Sumiraschi, economista di Gruppo Clas – è stata una delle novità di questa programmazione e ha consentito di dare continuità al territorio. Per chi ha invece scelto l’iter tradizionale i tempi di avvio sono in linea con le programmazioni precedenti. Basti pensare che per la dote 2007-2013 i primi bandi sono partiti tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. La vera novità è invece nel focus su alcuni temi chiave, prevista da Bruxelles e ribadita dal governo, che le amministrazioni sembrano aver accolto. Il filo rosso che li lega sono gli interventi a sostegno della crescita, con un occhio di riguardo ai giovani e alle imprese». Spiccano così cinque temi declinati a seconda della specificità locali: istruzione e formazione, occupazione di qualità, innovazione, competitività delle Pmi nel settore agricolo e della pesca e promozione dell’efficienza energetica. 
Sul fronte dell’innovazione i bandi pubblicati riguardano il Fesr e sono circoscritti alle Regioni del Centro-Nord (si veda l’articolo in basso). Secondo i Programmi approvati le Regioni più avanzate puntano a destinare a questa voce 1,9 miliardi nei prossimi sette anni (tra risorse europee e cofinanziamento nazionale). In testa è il Piemonte che intende dispiegare 335 milioni da qui al 2020. Un’altra area prioritaria è l’istruzione: anche qui la maggior parte delle iniziative sono state avviate dalle Regioni più sviluppate, con alcune eccezioni in Sicilia e Sardegna, e puntano alla realizzazione di percorsi di istruzione e formazione tecnica e superiore con il sostegno del Fondo sociale europeo. A livello complessivo le Regioni del Centro-Nord prevedono di dedicare a questo tema 1,7 miliardi (tra fondi Ue e cofinanziamento nazionale). A destinare maggiori risorse è la Lombardia. Nel Sud la quota prevista è invece pari a 1,5 miliardi, metà dei quali verrà messa sul piatto dalla Puglia. Il ritorno alla crescita passa anche per la creazione di un’occupazione di qualità. Tutti i bandi pubblicati riguardano il Fse e prevedono risorse per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, da parte dei più giovani ma anche dei disoccupati di lunga durata. Sono inoltre previste borse di studio per laureati e interventi a sostegno dei neoimprenditori. Di qui alla fine della programmazione le Regioni più sviluppate intendono dispiegare 2,9 miliardi. 
La macchina, insomma, è partita, ma non per tutti con la stessa intensità e occorrerà un colpo d’ala per non replicare i ritardi della programmazione 2007-2013. «In questa tornata l’efficienza nell’utilizzo dei fondi – conclude Sumiraschi -sarà ancora più importante: è prevista infatti la cosiddetta “riserva di efficacia” pari al 6% delle risorse del Fesr e del Fse. Verrà assegnata ai programmi che rispettano i target intermedi e sulla base dello stato di attuazione nel 2019».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *