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Nucleare, stop al programma

Stop del Governo al programma sul nucleare. Con un emendamento al decreto-legge omnibus (n. 34 del 2011, in discussione nell’aula del Senato) si stabilisce che “non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”. L’emendamento modifica così l’articolo 5 del decreto, articolo che prevedeva la moratoria per l’individuazione delle centrali nucleari. La proposta di modifica formulata dall’esecutivo renderebbe così di fatto superato il referendum sul nucleare che l’Idv ha proposto e che è stato fissato a giugno.  La proposta di modifica dell’art.5 del Governo prevede anche che la strategia energetica nazionale sarà adottata entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge che converte il Dl. Tra le previsioni ci sarebbe, infatti, anche che: “entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano e acquisito il parere delle competenti commissioni parlamentari, adotta la strategia energetica nazionale che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli sui dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali”. Nella definizione della strategia si prevede anche che il Consiglio dei Ministri tiene conto delle “valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici delle indicazioni della Ue e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici ed ambientali”.

LE REAZIONI DEI COMUNI…
Lo stop del Governo al programma di realizzazione delle centrali nucleari “è segno dell’ennesima improvvisazione del governo nella politica industriale e del fatto che si lascia guidare dalla pura ricerca di consenso”, afferma il sindaco di Torino e presidente dell’Anci Sergio Chiamparino. “È evidente che la stella polare del governo sulla materia del nucleare si è rivelata più il tentativo di catturare consensi elettorali che non quello di fare una politica industriale”, osserva Chiamparino. “Prima c’è stata un’insistenza ideologica sul tema, senza contare che il Paese da oltre 20 anni ha disinvestito in questo campo”. Parlare di nucleare, secondo il sindaco di Torino, “è stato del tutto velleitario e demagogico, volto a trovare consensi nel mondo industriale salvo poi fare marcia indietro sull’onda emotiva del Giappone. Questo – precisa – è segno di improvvisazione nella politica industriale”. Da presidente dell’Anci Chiamparino fa poi notare che “i Comuni che hanno in passato ospitato le centrali devono ancora ricevere i soldi” delle compensazioni.

… E QUELLE DELLA POLITICA
Pier Luigi Bersani rivendica come vittoria dell’opposizione la decisione del governo di rinunciare alla costruzione delle centrali nucleari. “Il Governo con ogni evidenza scappa dalle sue stesse decisioni”, ha detto il segretario del Pd rispondendo ai giornalisti sotto la sede del partito, “credo che questa sia in ogni caso una vittoria nostra, di chi ben prima del Giappone ha messo in luce l’assurdità del piano nucleare così come l’aveva concepito il governo”. Ora, ha aggiunto, “bisogna uscire dall’ambiguità e dire che politica energetica si vuol fare perché non basta una moratoria al nucleare”. Bersani ha preannunciato che oggi presenterà un’interrogazione al governo, durante il question time alla Camera, sulle energie rinnovabili. “Dopo il disastro del decreto servono risposte e incalzeremo il governo. Io voglio che mi si risponda perché ci sono centomila persone, per la maggior parte giovani, che stanno perdendo il lavoro”. Il Codacons accoglie con soddisfazione la decisione . “Si tratta di una scelta saggia, che va a favore dei cittadini e dell’ambiente, e che accontenta tutti – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Ora per il Governo ci sarà il tempo e la possibilità di avviare seri studi sul nucleare di quarta generazione, più sicuro per gli abitanti e meno dannoso per l’ambiente. A tal fine chiediamo all’esecutivo di far partire un programma mirato, per valutare la possibilità di costruire in un futuro prossimo, centrali di nuova generazione, sicure e pulite”. “Il Governo tenta, con l’emendamento che blocca la costruzione di centrali nucleari, di truffare con un colpo di mano i cittadini e evitare il referendum”, tuona Antonio Di Pietro che convoca una conferenza stampa lampo a Montecitorio per denunciare la strategia del governo che “tenta in realtà di disinnescare la mina dei referendum, perché – spiega il leader Idv – la paura fa novanta e si teme che il referendum sul nucleare trascini con sé anche quello, ben più temuto dal premier, sul legittimo impedimento”. “Se si volesse rinunciare al nucleare – dice ancora – noi ne saremmo felici, ma allora si deve procedere con l’abrogazione dell’intera legge. Il parlamento – incalza Di Pietro – non deve insomma giocare a rimpiattino. Il governo riconosca di aver fatto un errore, ma non creda di fermare il referendum con un giochino”. E allora la proposta dell’Italia dei valori è, innanzitutto un immediato subemendamento in cui si chiede di abrogare tout court la legge, e poi l’invito ai cittadini di andare comunque al referendum”, per poi arrivare “a uno scioglimento anticipato delle Camere”.

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