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Nucleare ammissibile, via libera della Corte costituzionale

ROMA – Ha tutti i requisiti necessari di “chiarezza, omogeneità e univocita” il quesito referendario sul nucleare riformulato dalla Cassazione dopo l’entrata in vigore delle norme della legge ‘omnibus’. La Corte Costituzionale, con una decisione (>> sentenza n. 174/2011) presa all’unanimità e in una camera di consiglio lampo che ha portato al deposito delle motivazioni appena due ore dopo la decisione, ha dichiarato l’ammissibilità del referendum sull’atomo. Verdetto, questo, che non lascia più dubbi al fatto che il 12 e 13 giugno si andrà a votare su tutti e quattro i quesiti (oltre che sul nucleare, due sulla privatizzazione dell’acqua e uno sul legittimo impedimento). I 13 giudici della Consulta che in mattinata hanno ascoltato i legali delle parti costituite nel giudizio di ammissibilità hanno dunque condiviso, tutti quanti, l’ opinione espressa 24 ore prima a “titolo personale” dal neo eletto presidente della Corte, Alfonso Quaranta, secondo il quale bloccare il referendum sarebbe stato impossibile. Cade nel vuoto, pertanto, anche l’ultima mossa del governo che chiedeva alla Corte di dichiarare inammissibile il nuovo quesito: i commi 1 e 8 dell’articolo 5 della legge omnibus su cui la Cassazione ha trasferito la richiesta di abrogazione referendaria – ha ribadito stamane il vice avvocato generale dello Stato Maurizio Fiorilli – “non parlano di nucleare”, e il quesito così riformulato “non avrebbe più carattere abrogativo ma piuttosto consultivo se non propositivo”. Di tutt’altro avviso la Consulta che, con la sentenza n.174 scritta dal giudice costituzionale Giuseppe Tesauro, ha stabilito che le norme della legge omnibus di cui si propone l’abrogazione sono “unite da una medesima finalita”, vale a dire quella di “essere strumentali a consentire, sia pure all’esito di ‘ulteriori evidenze scientifiche’ sui profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l’utilizzazione dell’energia nucleare”.
Tutto ciò sarebbe dunque “in contraddizione – scrive la Corte – con l’intento perseguito dall’originaria richiesta referendaria” di cancellare le norme sul nucleare. E’ pertanto “chiaro e univoco” il risultato perseguito dal nuovo quesito, che è quello di “non consentire l’inclusione dell’energia nucleare tra le forme di produzione energetica”. Resta però “fermo il fatto” – si affretta ad aggiungere la Consulta – che “ovviamente spetta al legislatore e al Governo, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, di fissare le modalità di adozione della strategia energetica nazionale, nel rispetto dell’esito della consultazione referendaria”. Esultano i legali di Idv e Pd ascoltati in mattinata per circa un’ora, assieme agli altri legali delle parti costituite, dai giudici della Consulta. “Credo che nella storia dei referendum in Italia gli elettori non siano mai stati chiamati ad esprimersi su un quesito così chiaro, limpido e lineare”, afferma il costituzionalista Alessandro Pace a nome del partito di Di Pietro.
“Vince l’intero corpo elettorale che Cassazione e Consulta erano chiamate a tutelare, contro un tentativo maldestro di raggirarlo”, rilancia l’avvocato del Pd Gianluigi Pellegrino. A rimanere con l’amaro in bocca è Fare Ambiente-Movimento ecologista europeo onlus, associazione dichiaratamente a favore del nucleare e presentatrice di una memoria ‘ad opponendum’. Prima ancora di conoscere il via libera della Consulta al nuovo quesito referendario, il presidente di Fare Ambiente, Vincenzo Pepe, preannunciava che, in caso di ammissibilità, l’ associazione avrebbe fatto ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo perche “i cittadini italiani residenti all’estero hanno già votato, ma sul vecchio quesito. Farli rivotare due volte sarebbe la lesione di un diritto fondamentale”.

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