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L’impatto ambientale dei referendum del 12 e 13 giugno

L’impatto ambientale del mancato abbinamento. tra referendum e amministrative.
Quest’ultima è una componente da pochissimi tenuti in considerazione e che invece presenta aspetti molto interessanti: il mancato abbinamento infatti provoca un’emissione aggiuntiva di anidride carbonica pari a quella prodotta da 400 uffici di sette persone in un intero anno. Oppure, se si preferisce, corrispondente ai consumi annuali di gas di 12 mila famiglie italiane, all’illuminazione pubblica di quaranta comuni da 2.300 abitanti per dodici mesi o a 15,8 milioni di lavaggi a 60 gradi con una lavatrice in classe A+. Insomma, una bella mazzata per l’ambiente.
La stima è stata fatta in esclusiva per ‘l’Espresso’ da AzzeroCO2, una società che si occupa da ormai sette anni della riduzione e della compensazione delle emissioni di gas serra. Il risultato finale della ricerca parla da solo: la decisione di scorporare le due consultazioni si traduce almeno in 10 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica in più.
Il ragionamento su cui si basano questi calcoli è presto detto: gran parte dei costi ambientali legati al primo turno delle amministrative del 15 e 16 maggio si sarebbero potuti abbattere unendolo alla tornata referendaria del 12 e 13 giugno.
Presidenti, scrutatori e segretari sarebbero andati due volte ai seggi invece di quattro. Le forze dell’ordine addette alla sicurezza sarebbero state impiegate per la metà dei giorni. I comuni avrebbero dovuto allestire le sezioni una volta sola. E i camion che hanno trasportato la carta bianca prima, e le schede elettorali stampate poi, avrebbero fatto meno viaggi e inquinato di meno.
Per la precisione, la quantità di CO2 aggiuntiva è in tutto pari ad almeno 9.875 tonnellate. Ma il dato reale è decisamente più alto. «La nostra è senz’altro una stima al ribasso – spiega Andrea Seminara, responsabile marketing e comunicazione di AzzeroCO2 – perché abbiamo ipotizzato che tutti i veicoli utilizzati siano Euro 4, che viaggino sempre a pieno carico, che il numero di schede trasportate coincida con quello degli aventi diritto e che non siano stati usati veicoli di scorta». Mentre è noto che tir e furgoni non sono sempre così virtuosi da un punto di vista dei consumi ed è molto raro che la loro capacità di carico sia sfruttata completamente. Inoltre, diverse prefetture interpellate dichiarano di utilizzare regolarmente le auto di scorta per inviare le schede alle amministrazioni locali. E poi non bisogna scordarsi che la quantità di carta inviata dal Poligrafico di Roma alle stamperie locali è sempre più abbondante di quella effettivamente necessaria, così da evitare gravi intoppi in caso di errori nella stampa delle schede.
In breve, l’ipotesi di viaggio elaborata in base alle dichiarazioni dei vari soggetti interessati è questa: i tir hanno portato la carta bianca da Roma a tutte le province in cui si è votato e sono tornati indietro vuoti, mentre dei piccoli furgoni, come potrebbero essere un Fiorino o un Doblò, hanno pensato a ritirare le schede dalle prefetture e a riportarle dopo le elezioni. Non è stato conteggiato, invece, il viaggio fatto in molte province dalla tipografia locale alla prefettura per la consegna delle schede.
Anche avendo fatto tutti questi calcoli con la massima prudenza e mettendo in conto un grande sforzo per ridurre gli sprechi, la lunghezza del tragitto percorso complessivamente da tutti i mezzi utilizzati è impressionante: quasi 270 mila chilometri, pari a 6,7 volte il giro della Terra

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