Le incertezze sulla rendicontazione del contributo statale per l’aumento delle indennità degli amministratori: il punto

di AMEDEO SCARSELLA

Gli Enti devono provvedere entro il 16 febbraio a rendicontare i contributi ottenuti in base all’art. 1, commi 586 e 587, della l. 234/2021 per l’incremento delle indennità degli amministratori locali.
La procedura per l’acquisizione dei certificati sarà fruibile dal 9 gennaio e fino al 16 febbraio 2023, nell’area TBEL del sito istituzionale del Ministero dell’Interno. Chiamati alla certificazione saranno i Responsabili dei servizi finanziari, che dovranno indicare “gli importi effettivamente utilizzati”.
Si tratta di un’operazione che non si presenta del tutto semplice, anche in considerazione dei diversi comunicati emanati dal Ministero dell’Interno, il primo del 9 gennaio 2023 (un anno dopo l’entrata in vigore della legge), il secondo del 20 gennaio 2023 che fornisce un chiarimento al primo.

Nella presente Newsletter, mediante un approfondimento, anche ricorrendo ad esemplificazione di casi pratici, si tenterà di fornire indirizzi operativi ai Responsabili dei settori finanziari. Alcune riflessioni sul tema le voglio rappresentare in questo spazio, che riservo di solito anche a considerazioni di natura personale.
È proprio necessario creare meccanismi così complessi, che diventano via via più ingestibili per tutti, che conducono in fine ad un malcelato tentativo di “scaricare” responsabilità sugli operatori dell’Ente locale di un quadro normativo inutilmente confuso?
Nel momento in cui il legislatore decide di dare contributi agli Enti locali è giusto e costituzionalmente corretto che si penalizzino i Comuni più deboli, in cui l’amministratore ha significative responsabilità con pochissime risorse? Perché io non riesco a definire diversamente, ossia come una misura di penalizzazione, il sistema in base al quale un Comune che non può pagare l’indennità all’amministratore, perché ha poche risorse, nel momento in cui si concedono i contributi ne rimane fuori.

È così difficile immaginare che, un amministratore che non ha percepito l’indennità in passato, lo ha fatto perché l’Ente non aveva risorse adeguate e ha preferito che quelle stesse risorse venissero utilizzate per erogare servizi ai cittadini? È giusto che questo amministratore non percepisca neanche una parte di indennità coperta dal contributo statale?
È così difficile pensare di attribuire il finanziamento agli Enti locali, in base ovviamente al valore delle indennità da corrispondere, per contribuire all’erogazione delle indennità agli amministratori a prescindere da certificazioni e quietanze?
Visto che le risorse sono stanziate, sarebbe cosa opportuna correggere questa “stortura”. Se ci si riflette, stiamo impazzendo tutti per applicare una misura iniqua.

Faccio quindi una proposta. Perché non correggere l’attuale norma (art. 1, comma della l. n. 234/2021) che recita: “A titolo di concorso alla copertura del maggior onere sostenuto dai comuni per la corresponsione dell’incremento delle indennità di funzione previste dai commi 583, 584 e 585, il fondo di cui all’articolo 57-quater, comma 2, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157, è incrementato di 100 milioni di euro per l’anno 2022, di 150 milioni di euro per l’anno 2023 e di 220 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024”,

con la seguente:

Al fine di concorrere agli oneri sostenuti dai comuni per il pagamento delle indennità di funzione previste dai commi 583, 584 e 585, il fondo di cui all’articolo 57-quater, comma 2, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157, è incrementato di 100 milioni di euro per l’anno 2022, di 150 milioni di euro per l’anno 2023 e di 220 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024”.

Il concorso economico dello Stato sarebbe, con tale modifica, destinato a contribuire al pagamento dell’indennità e non esclusivamente a pagare l’incremento del suo valore disposto dalla Legge di Bilancio 2022, lasciando liberi gli Enti di determinare in base alle loro disponibilità e sensibilità il valore effettivo dell’indennità effettivamente attribuita agli amministratori dell’Ente.

Il Vademecum dell’Amministratore locale - IV Edizione

Il Vademecum dell’Amministratore locale - IV Edizione

Il Vademecum illustra le principali funzioni di competenza di sindaco, giunta e consiglio, gli strumenti a loro disposizione e le ipotesi di responsabilità in cui gli stessi possono incorrere.

L’attenzione è posta alle corrette regole di funzionamento degli organi collegiali, anche quando siano svolte in videoconferenza: ruolo del presidente del consiglio, modalità di convocazione, deposito degli atti, pareri preventivi, sedute di prima e seconda convocazione, numero legale, disciplina degli interventi in consiglio e verbalizzazione.

Sono passate in rassegna le prerogative dei consiglieri comunali: diritto di iniziativa, diritto di accesso, atti di sindacato ispettivo (mozioni, interrogazioni ed interpellanze).

Per quello che riguarda lo status degli amministratori locali, vengono analizzati i temi dei permessi e delle aspettative, delle indennità di carica alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022, degli oneri previdenziali, dei rimborsi per le missioni e le spese di viaggio, dell’assicurazione per i rischi connessi al mandato, nonché la problematica relativa al rimborso delle spese legali. In tema di limite al numero di mandati consecutivi, viene illustrata la novità contenuta nella L. 35/2022 che consente lo svolgimento del terzo mandato ai sindaci dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti.

Particolare attenzione viene posta anche alle incompatibilità per lo svolgimento di incarichi dirigenziali, alla gratuità per gli incarichi professionali, nonché al tema dei nuovi obblighi in materia di trasparenza.

Dopo aver descritto il principio di distinzione delle funzioni tra organi di governo e dirigenti, viene fornita un’ampia rassegna della più recente giurisprudenza in ordine ai casi eccezionali in cui, nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, i componenti dell’organo esecutivo possono svolgere funzioni gestionali. Vengono illustrati gli strumenti a disposizione degli amministratori per dettare l’indirizzo politico: il programma di mandato, il DUP, il bilancio di previsione, il programma delle opere pubbliche, il fabbisogno del personale, il PEG, il piano delle performance, i piani triennali per la razionalizzazione della spesa, il piano triennale di prevenzione della corruzione e il nuovo PIAO, Piano integrato di attività e organizzazione, destinato ad assorbire molti atti di programmazione.

Vengono illustrate poi le regole fondamentali di funzionamento della macchina amministrativa. In tale ambito vengono, tra l’altro, analizzate le funzioni del segretario comunale, dei dirigenti e delle posizioni organizzative.

Il tema dei servizi pubblici locali è affrontato per evidenziare gli ampi margini di discrezionalità di cui godono gli organi politici nella loro organizzazione e per evidenziare le nuove forme di responsabilità, senza tralasciare il tema degli affidamenti in house.

Nell’ultimo capitolo viene proposta una descrizione delle responsabilità giuridiche connesse con lo svolgimento del mandato, alla luce delle importanti novità introdotte dal Decreto Semplificazioni (D.L. n. 76/2020, convertito con modificazioni dalla L. n. 120/2020) in materia di responsabilità amministrativa e in ordine al reato di abuso d’ufficio.

Amedeo Scarsella
Segretario Nazionale dell’Unione Nazionale Segretari comunali e provinciali, docente in corsi di formazione ed autore di pubblicazioni in materia di diritto amministrativo e degli enti locali, con particolare riferimento alle tematiche dell’attività e dell’organizzazione amministrativa, del personale e della contabilità pubblica. Membro del Comitato scientifico del quotidiano online lagazzettadeglientilocali.it.
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Amedeo Scarsella, 2022, Maggioli Editore
28.00 €

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