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Lavori pubblici, taglio fondi per chi marcia al rallentatore

Fonte: Il Sole 24 Ore

Opere pubbliche sorvegliate speciali. Hanno l’obiettivo di rendere più coerente e trasparente la selezione degli investimenti e di tagliare in fretta i fondi a chi sta fermo i due decreti legislativi, proposti dall’Economia e approvati dall’ultimo Consiglio dei ministri di venerdì scorso in via definitiva.
Il primo decreto legislativo introduce la valutazione delle opere finanziate con fondi statali sia prima, in fase di scelta, sia dopo l’esecuzione per verificare se una volta completata l’infrastruttura soddisfi effettivamente le esigenze.
Il secondo decreto istituisce una nuova banca dati delle amministrazioni pubbliche gestita direttamente dal ministero dell’Economia in cui confluiscono tutte le informazioni relative ai finanziamenti, agli appalti e allo stato di avanzamento delle opere finanziate con risorse statali. Con l’obiettivo, a regime, di far scattare il definanziamento automatico della quota statale sulle opere ferme.
Entrambi i provvedimenti sono stati ereditati dal precedente Governo (e, in parte, portano ancora l’impronta dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti), ma sono poi stati rielaborati, anche sulla base delle indicazioni delle commissioni parlamentari e della Conferenza unificata, con una proposta congiunta tra il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca.
La valutazione delle opere pubbliche statali partirà con il Documento pluriennale di pianificazione (Dpp) da elaborare ogni tre anni che serve a pianificare meglio gli investimenti, evitando magari che su uno stesso settore ‘piovano’ più programmi. Nel documento confluiranno la programmazione triennale dei lavori pubblici e, per le opere strategiche, l’elenco delle infrastrutture prioritarie rivisto alla luce della valutazione stessa.
Il Documento pluriennale di pianificazione si compone di tre parti: la valutazione ex ante delle opere, la selezione delle opere e la valutazione ex post.
Prima di avviare l’opera ogni ministero deve valutare l’effettiva necessità, la sua fattibilità (anche con il piano economico finanziario) e tutti i possibili ostacoli lungo il cammino. In particolare, per le opere sopra i dieci milioni servirà una più approfondita analisi dei rischi.
Nella selezione delle opere sarà determinante capire su quali e quante risorse contare. La valutazione ex post servirà ad analizzare eventuali disfunzioni e a valutare l’effettiva rispondenza ai bisogni collettivi. Il tutto dovrebbe consentire di pianificare più in fretta e di spendere meglio le (poche) risorse disponibili. La valutazione, oltre che sui finanziamenti di ogni ministero, andrà fatta sugli enti vigilati, a cominciare da Anas e Ferrovie.
Il secondo decreto cerca di tenere sotto controllo la spesa pubblica in conto capitale. Le amministrazioni pubbliche (qui anche gli enti locali) dovranno creare un registro informatico con tutti i passaggi dell’opera pubblica dalla programmazione all’esecuzione, fino ai costi per stato di avanzamento dell’opera. Le stesse informazioni andranno poi riversate ogni tre mesi nella nuova banca dati delle amministrazioni pubbliche gestita dal ministero dell’Economia. Pena la perdita dei finanziamenti statali.
Anche grazie a questo monitoraggio sarà possibile individuare le infrastrutture bloccate. Ma sarà un successivo Dpcm a indicare come far scattare il definanziamento automatico, valido peraltro solo per le quote statali.
È previsto anche l’obbligo di separare con due distinti fondi dal punto di vista contabile le spese per la progettazione da quelle per la realizzazione dei lavori.

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