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La Commissione Ue raccoglie suggerimenti per ridurre l’uso di borse di plastica

Il commissario europeo responsabile per l’ambiente Janez Potocnik ha dichiarato: “Cinquant’anni fa, le borse di plastica monouso quasi non esistevano, mentre oggi ce ne serviamo per pochi minuti e poi lasciamo che inquinino il nostro ambiente per decenni. Ma gli atteggiamenti sociali stanno mutando ed esiste un diffuso desiderio di cambiamento. Per questo stiamo esaminando tutte le possibilità, fra cui quella di vietare le borse di plastica per la spesa in tutta Europa. Abbiamo bisogno dei pareri del maggior numero possibile di persone per arricchire le nostre analisi scientifiche e contribuire a definire la nostra strategia su una questione che sta soffocando il nostro ambiente”.

Ridurre l’uso delle borse di plastica
Ogni anno il cittadino medio dell’Unione europea consuma circa 500 borse di plastica per la spesa, usandole quasi sempre un’unica volta. Il volume complessivo delle borse di plastica prodotte in Europa nel 2008 è stato di 3,4 milioni di tonnellate, pari al peso di più di due milioni di automobili. Il peso e le dimensioni ridotte delle borse di plastica fanno sì che sfuggano facilmente ai sistemi di smaltimento dei rifiuti e finiscano nell’ambiente marino, dove possono impiegare centinaia di anni per decomporsi.
Alcuni Stati membri hanno già adottato provvedimenti per ridurre l’uso delle borse di plastica: rendendole a pagamento, concludendo accordi con i dettaglianti e vietando certi tipi di borse; ma non esiste nessuna misura specifica a livello dell’Unione europea. Nel marzo 2011 i ministri UE dell’ambiente hanno discusso l’impatto ambientale delle borse di plastica per la spesa e le preoccupazioni emerse hanno evidenziato la necessità di un intervento efficace dell’UE.

Più visibilità per gli imballaggi biodegradabili
La consultazione mira anche a raccogliere punti di vista sull’adeguatezza degli attuali requisiti di compostabilità e biodegradabilità previsti dalla direttiva sugli imballaggi. La direttiva non opera una distinzione chiara fra i prodotti biodegradabili che si decompongono naturalmente nell’ambiente e i prodotti compostabili che si decompongono solamente in impianti industriali di compostaggio. Il fatto di pubblicizzare un prodotto di imballaggio come biodegradabile mentre in realtà non si decompone in condizioni naturali può essere fuorviante e contribuire alla proliferazione dei rifiuti.
La consultazione raccoglie pareri sugli impatti ambientali, sociali ed economici che potranno derivare da misure volte a migliorare i requisiti di biodegradabilità dei prodotti di imballaggio, fra cui la visibilità degli imballaggi biodegradabili per i consumatori.

Contesto
La longevità delle borse di plastica fa sì che solo nel Mediterraneo oggi galleggino circa 250 miliardi di particelle di plastica con un peso complessivo di 500 tonnellate. Tali particelle possono soffocare animali marini che le ingeriscono accidentalmente o le scambiano per cibo. La plastica si disgrega in particelle minuscole e possiede un elevato potenziale di contaminazione del suolo e dell’acqua perché può contenere additivi quali inquinanti organici persistenti.

Ulteriori informazioni:
Per partecipare alla consultazione, occorre accedere alla pagina:
http://ec.europa.eu/yourvoice/consultations/index_it.htm
Per ulteriori informazioni sulla direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio:
http://ec.europa.eu/environment/waste/packaging/index_en.htm

Il commento del Ministro Stefania Prestigiacomo:
“La decisione del commissario UE Janez Potocnick di indire una consultazione popolare europea via internet sulle scelte da assumere per limitare l’impatto dei sacchetti di plastica non biodegradabili sull’ambiente, è un positivo colpo d’ala. “Sono convinta che l’opinione pubblica europea, come ha dimostrato in questi mesi quella italiana che ha accolto con favore l’eliminazione degli shopper dannosi per l’ambiente, abbia ben chiaro quanto grave sia il danno all’ecosistema dei sacchetti di plastica e si pronuncerà a favore della loro eliminazione. “L’Italia, primo paese europeo “plastic bag free” ha fatto da battistrada, da avanguardia in questo campo, ponendo il tema al centro del dibattito degli organismi comunitari e stimolando una più ampia informazione e assunzione di responsabilità. “Credo che siamo sulla strada giusta per mettere definitivamente al bando prodotti che inquinano e sono un pericoloso e riconosciuto killer della nostra fauna ittica”.

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