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Imu terreni agricoli, i sindaci: decreto sbagliato che penalizza comuni e cittadini

Continuano le sollecitazioni dei sindaci al governo per rivedere il decreto sull’Imu sui terreni agricoli che, senza un intervento normativo, dovrà essere versata entro il 26 gennaio. I sindaci sono in allarme per le conseguenze che il provvedimento potrebbe avere sui bilanci e sui cittadini. Il coordinatore delle Anci regionali e primo cittadino di Imola,Daniele Manca, chiede “una revisione strutturale della norma che abbiamo da sempre considerato sbagliata e iniqua perché si configura un ulteriore taglio nei confronti del sistema delle autonomie locali  vista la differenza profonda di gettito tra il potenziale reale di d introito e la stima del governo”. “La situazione che si verrebbe a creare – aggiunge Manca – diventa ancora più insostenibile se si pensa al  congelamento degli aumenti 2015 Imu-Tasi”.

A Manca fa eco Maria Rosa Pavanello, vicepresidente di Anci e a capo di Anci Veneto che dice “vessare con ulteriori balzelli i proprietari è iniquo, a maggior ragione visto che ci si basa solo sul criterio altimetrico e non si fa distinzione tra le aree coltivate a vigneto, a pascolo e seconde case”. Proprio questi punti, e cioè l’incertezza e l’arbitrarietà dei criteri applicativi (in particolare l’altitudine) e il pregiudizio che da essi scaturisce, ha portato al primo pronunciamento del TAR che consisteva nella sospensione del tributo.
L’Associazione dei Comuni Veneti, seppure contenta per il risultato fin qui ottenuto assieme ad altre Anci regionali, non si accontenta del rinvio del pagamento al 26 gennaio e chiede l’esenzione del pagamento dell’Imu per tutti i terreni agricoli dai 281 ai 600 metri.  

Critico anche il sindaco di Narni e presidente di Anci Umbria, Francesco De Rebotti secondo il quale “la speranza è che il governo ritiri al più presto il decreto, sbagliato nella forma e nella sostanza. Si tratta di un provvedimento che provoca un danno importante a Comuni e cittadini”. “Ci auguriamo – spiega il sindaco – che le sollecitazioni dell’Anci nazionale e del suo presidente Fassino, unite ai ricorsi presentati da molte Anci regionali, possa far tornare il governo sui suoi passi. Certo la fiducia che questo possa avvenire è un po’ calata date le difficoltà dei rapporti che ultimamente abbiamo sulle nostre questioni con l’esecutivo”. 

Si unisce al coro anche Luciano Lapenna, sindaco di Vasto e presidente di Anci Abruzzo. “Sono stato tra i primi – dice – a sostenere il ricorso al TAR per un provvedimento insostenibile che deve essere revocato. È un taglio che i comuni non possono affrontare anche perché è stato effettuato in maniera preventiva ed è arrivato a bilanci consuntivi 2014 già chiusi”. 
Il decreto, per Lapenna, è stato pensato “con criteri assurdi che non si possono applicare. Il governo, quindi, restituisca le somme ricevute sul 2014, poi sediamoci a un tavolo, come sostiene anche l’Anci regionale, e rivediamo come strutturare, non penalizzando i comuni, provvedimento per il 2015”. 

Sara Biagiotti, sindaco di Sesto Fiorentino e presidente di Anci Toscana, ribadisce la richiesta formulata dal Direttivo Anci della scorsa settimana, quando a Roma i sindaci hanno chiesto al governo di non reiterare il decreto perché “porta con se grosse criticità per quanto riguarda la sua applicazione, sui terreni agricoli dei piccoli comuni. Senza contare – precisa – la discrepanza forte in tema di altimetrie contenuta nella norma che limita l’esenzione dell’Imu sui terreni agricoli montani ai comuni sopra i 601 metri di altitudine costringendo le Amministrazioni con sede legale al di sotto di questa soglia a ‘spostarla’ in alto per rientrare nei parametri”. 

Una questione complicata che, secondo il presidente di Anci Toscana “deve essere affrontata secondo logiche di lungo periodo che tengano conto della diversità dei territori e della certezza del diritto e dell’imposizione fiscale; vale a dire che dal prossimo anno si può discutere facendo un ragionamento generale ma certamente non un decreto alla fine dell’anno come è avvenuto adesso”.

“Dai calcoli evidenziati sono 53 i comuni lucani colpiti per una decurtazione netta del fondo di solidarietà dei comuni di circa 11 milioni e 200 mila euro”. Lo precisa da parte sua Salvatore Adduce, sindaco di Matera e presidente di Anci Basilicata.
“È un provvedimento unilaterale del Ministero dell’economia e delle finanze – spiega Adduce -, intervenuto quando gli assestamenti di bilancio erano stati già approvati. Fra l’altro è da rilevare che il criterio base di riclassificazione dei comuni (altimetria) è del tutto incongruo e che in base alla scelta di distinguere tra terreni posseduti/condotti da coltivatori e gli altri rende complicato qualsiasi stima”.

Per il sindaco di Matera, siamo di fronte ad “un provvedimento che non tiene conto dei criteri più significativi sotto il profilo territoriale, delle diverse redditività delle colture e delle esigenze di salvaguardia dei sistemi idrogeologici locali, in particolar modo per una Regione come la Basilicata costituita da una vasta estensione territoriale e da una bassa densità abitativa”. 

Interviene tramite una nota anche il presidente di Anci Puglia Luigi Perrone che, ricordando che domani 21 gennaio il Tar Lazio si pronuncerà sull’Imu agricola, ribadisce di ritere l’Imu sui terreni agricoli montani “una imposta iniqua, inopportuna e insostenibile da abolirre”. “In Puglia – porta lesempio Perrone – molti piccoli comuni interessati insistono in aree svantaggiate e fortemente esposte a fenomeni di dissesto idrogeologico e spopolamento. Il settore agricolo è trainante per l’economia pugliese, l’unico che ha fatto rilevare incrementi occupazionali, un ulteriore inasprimento fiscale sarebbe inaccettabile. Questo ulteriore balzello crea sfiducia nella pubblica amministrazione e costringe i comuni a fare da esattori dello Stato, esponendoli a continue contestazioni, perdita di credibilità da parte dei cittadini, oltre a privarli di capacità e azione di programmazione”, conclude il presidente di Anci Puglia. 
“Il Piemonte è una delle regioni che per numero di comuni e montuosità è chiaramente interessata a questa norma che deve essere rivista dal governo perché costa ai nostri comuni in modo folle incidendo sulla loro possibilità di chiudere i bilanci 2015”, è infine il commento del sindaco di Novara e presidente di Anci Piemonte, Andrea Ballarè.

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