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Il Primo Maggio accende le polemiche

La questione più dibattuta degli ultimi giorni è quella sulla opportunità o meno che i negozi rimangano aperti il prossimo Primo Maggio, giorno dedicato alla Festa del Lavoro ma anche giornata ricca di possibili affari per i commercianti delle grandi città turistiche. “Mi pare che i consumi nel nostro Paese vadano male così come va male la produzione interna, esattamente in ragione del fatto che le famiglie non hanno soldi. Non credo ci sia un problema di orari. Mi pare ci sia un problema, semmai, di fare rapidamente una riforma fiscale che permetta alle famiglie, ai lavoratori e alle stesse imprese di avere risorse da investire o da spendere”: così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, rivendica e spiega la linea del suo sindacato sull’opportunità di tenere chiusi gli esercizi commerciali. “Il Primo Maggio – ha detto ancora il leader della Cgil a margine dell’assemblea dei delegati regionali, in corso a Bologna – è la festa del lavoro e, come sempre, ci siamo fatti carico di quelle che erano le necessità di pubblica utilità e di servizio. Il resto per un giorno lo si può lasciare da parte”. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha invece invocato decisioni territoriali. “La decisione dovrebbe essere gestita luogo per luogo, da parte dei sindaci, con i sindacati e le imprese”, ha detto. L’obiettivo, secondo il leader della Cisl, è “trovare soluzioni convenienti per le imprese e per i lavoratori, e che tengano conto dell’intero arco del calendario annuale”. Il contesto permetterebbe infatti di modulare, scegliere le giornate più adatte per le aperture e le chiusure, e trovare le giuste soluzioni e compensazioni contrattuali”. “In questo modo”, ha concluso Bonanni, “ciascuno sarà maggiormente responsabile. E la questione non sarà più affidata agli umori dei sindaci, o alla voglia o meno di arrivare a esasperazioni per stare sui giornali”. Il segretario generale della Uiltuc, Bruno Boco, ha sottolineato che a Roma, Venezia e Milano i commercianti non possono chiudere i battenti: “sarebbe una occasione persa per loro, e un’accoglienza monca per i turisti”. La festa del lavoro va assolutamente rispettata, per Boco, ma “questo non vale per le città molto turistiche: per Roma, Firenze e Venezia il Primo Maggio è una grande occasione, né si può pensare che i turisti trovino i centri storici non funzionanti”, ha aggiunto, condividendo così l’opinione espressa nei giorni scorsi dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, secondo la quale l’apertura dei negozi il Primo Maggio è un’opportunità per il turismo. Chiede buonsenso, e non battaglie ideologiche, anche la Confcommercio, il cui d.g., Francesco Rivolta, parla di “concertazione tra parti sociali e amministrazioni. I nuovi stili di vita e gli appuntamenti straordinari che determinano molte presenze turistiche nelle città d’arte sono elementi che non possono essere ignorati dalla distribuzione, che da sempre ha saputo interpretare le nuove e diverse esigenze dei consumatori, delle famiglie e dei turisti”. “Quello della distribuzione”, ha aggiunto Rivolta, “è un settore che sta soffrendo da molti anni a causa di consumi praticamente fermi” (solo nel 2010 hanno chiuso oltre 60 mila esercizi commerciali). Il d.g. di Confcommercio ha invitato quindi a superare le battaglie ideologiche, e usare “con buonsenso, attraverso una fase concertativa tra parti sociali e amministrazioni, il meccanismo già vigente delle deroghe ai comuni”.
“Dare la possibilità ai negozianti di qualunque comune (non solo a vocazione turistica) di poter aprire i negozi 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, oltre a saldi liberi e vendite sottocosto libere. In tal modo aumenterebbe la concorrenza e nessuno parlerebbe più del Primo Maggio”. Il Codacons risponde così a Camusso. Per l’associazione dei consumatori “è evidente che il problema principale è la salvaguardia del reddito dei consumatori, ma bisogna tenere presente che se in questi anni le famiglie hanno perso potere d’acquisto è perché i prezzi, a differenza degli stipendi e delle pensioni, sono raddoppiati dal 2002 ad oggi”. Per il Codacons “le liberalizzazioni degli orari e delle aperture dei negozi servono anche ad aumentare la concorrenza nel settore commerciale e, per questa via, ad abbassare i prezzi e premiare i commercianti più competitivi. La verità è che da alcuni anni si coglie l’occasione del Primo Maggio per strumentalizzare un tema importante come l’apertura dei negozi a fini squisitamente politici, sia da parte di chi vuole lasciarli aperti non tutte le domeniche, ma guarda caso proprio e solo il Primo Maggio, sia da parte di chi vi si contrappone con identiche barricate, altrettanto ideologiche”.
Del fatto che liberalizzare l’apertura dei negozi nei giorni festivi possa dare alla nostra economia la “frustata” di cui ha bisogno è invece convinta il Ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, che da tempo, spiega in una nota, ha allo studio un disegno di legge per liberalizzare gli orari degli esercizi commerciali nei comuni a vocazione turistica. “Mi ha fatto molto piacere – dice il ministro – apprendere che le associazioni di categoria del turismo e del commercio, attraverso la voce del vicepresidente di Confcommercio e presidente di Confturismo, Bernabò Bocca, e del presidente della Confcommercio romana, Cesare Pambianchi, chiedono l’apertura degli esercizi commerciali nei giorni festivi, e in particolare il prossimo primo maggio. Un appello che non solo raccolgo con piacere ma che vede la mia piena condivisione, al punto che già da tempo sto lavorando in questa direzione. Sono, infatti, fermamente convinta – prosegue – che restrizioni all’economia e aumento della produttività non vadano mai a braccetto e che in un Paese come il nostro, dove l’enorme debito pubblico limita gli strumenti a nostra disposizione per realizzare una politica di sviluppo, quella delle liberalizzazioni a tutto campo sia una leva essenziale. Molte esperienze straniere mostrano quanto un’eccessiva regolamentazione delle attività commerciali rappresenti un forte freno per la crescita e quindi per le entrate dello Stato, mentre l’avere più tempo e più alternative a disposizione incentivi i consumatori a spendere di più. Maggiore flessibilità significa certamente più introiti per gli esercizi commerciali, più posti di lavoro, più gettito fiscale. Insomma, più ricchezza creata e più ricchezza condivisa”. “Plaudo quindi alla lungimiranza dei vertici di Confcommercio – continua Michela Vittoria Brambilla – che con la presa di posizione dimostrano di aver ben compreso come la liberalizzazione degli orari non avvantaggerebbe solo la grande distribuzione, ma anche il piccolo commercio. Lo shopping, l’acquisto del made in Italy, il mangiare e bere bene sono, infatti, alcune tra le principali motivazioni – oltre, ovviamente, alle attrattive storico-culturali – per le quali i turisti, stranieri e italiani, scelgono di visitare le nostre città”. Tutto ciò comporta, naturalmente, un cambiamento culturale. “Certo non ci si può lasciar frenare dai veti di alcuni sindacati – conclude il Ministro Brambilla – Tenere aperti i negozi renderebbe più attrattive e competitive le città d’arte e le località turistiche italiane, adeguandole a quella che in Europa e in America è già una realtà. Se libertà d’impresa vuol dire più ricchezza, non dobbiamo esitare a muoverci su questa strada. Gli imprenditori più moderni e lungimiranti, come è evidente, l’hanno già capito”. Intanto i negozi potranno rimanere aperti il Primo Maggio a Milano: lo ha deciso l’Assessore alle attività produttive, Giovanni Terzi. E anche a livello associativo le cose si muovono. “Il nostro obiettivo è quello di verificare la possibilità di trovare soluzioni condivise con tutte le parti interessate, a seguito del dibattito che si è sviluppato sul tema dell’apertura degli esercizi commerciali in occasione del 1° Maggio”. Mauro D’attis, responsabile Anci per le attività produttive sintetizza così il senso della lettera che il Presidente della Associazione, Sergio Chiamparino, ha inviato ai Segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ed ai Presidenti di Confesercenti e Confcommercio per invitarli ad un incontro in materia, il 29 aprile prossimo. “L’auspicio – afferma ancora D’Attis – è che questo incontro possa essere una buona occasione per discutere non solo del Primo Maggio, ma anche per aprirsi ad un confronto più ampio, consapevoli del fatto che in Italia ci sono situazioni diverse nelle varie Regioni, e forti della consapevolezza che, come Anci, vi parteciperemo senza preclusioni di sorta, ma con l’unico punto fermo rappresentato dalla centralità delle responsabilità dei sindaci nei territori”.

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