Le premesse della staffetta
Si tratta, in effetti, di una congiuntura “ideale” per svecchiare organizzazioni e procedure, a patto di saperla cogliere. Proprio per questo anche in vista della Manovra 2018 e dei decreti collegati si lavora a soluzioni per stringere i bulloni della riforma.
I numeri, prima di tutto. Secondo i calcoli della Funzione pubblica, riassunti dal sottosegretario di Palazzo Vidoni Angelo Rughetti, in quattro anni andranno in pensione 500mila dipendenti pubblici. Con le uscite per altre cause, dalle dimissioni ai passaggi al privato (25mila all’anno in media), il conto potrebbe salire fino almeno a 600mila “abbandoni”. Di fatto, su un organico che dopo anni di dieta conta poco più di 3 milioni di dipendenti, a imboccare l’uscita sarebbe il 20% del personale. “Si tratta di un’occasione straordinaria per far entrare i giovani – spiega Rughetti – e la Legge di Bilancio può essere uno strumento per coglierla”.
Il necessario aggiornamento della macchina della PA
Interessante in questa direzione quanto affermato da Roberto Mania sul quotidiano Repubblica: “In gioco l’aggiornamento della macchina burocratica con la sua vecchia cultura nella quale ciò che conta è il formalismo procedurale, il passivo rispetto delle norme, il ricorso gerarchico, la fuga dalle responsabilità e non la concretezza del risultato. Il che fa dell’inefficienza e della lentocrazia la cifra della nostra PA centrale e periferica. Una macchina che si muove a velocità ridotta anche perché il motore è arrugginito, invecchiato, demotivato e malpagato. L’età media dei tre milioni di dipendenti pubblici è salita nel 2015 a 50 anni, era a 44,2 nel 2001. Gli under 30 rappresentano solo il 2,7%, gli under 35 il 6,8%. Vuol dire che la stragrande maggioranza dei lavoratori ha vinto il concorso ed ha cominciato la sua attività quando negli uffici non c’erano nemmeno i computer sulle scrivanie, solo scartoffie”. Che la tanto attesa staffetta sia pronta a partire?
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