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Fmi: ora giù le tasse sul lavoro

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il taglio delle tasse? Non prima del 2014. Se ne occuperà il prossimo Governo. Lo ribadisce Vieri Ceriani, sottosegretario all’Economia nell’illustrare ai giornalisti i contenuti del rapporto del Fmi sulla delega fiscale, consegnato al Governo dopo la recente missione nel nostro paese. Giudizi positivi sull’impianto della delega, «che consente un significativo miglioramento strutturale», ma che è «silente su una delle maggiori sfide dell’attuale sistema fiscale, l’alto prelievo sul lavoro e la limitata base dell’Iva». Un tema, quello del cosiddetto cuneo fiscale, che è da anni sotto la lente del Fondo, ma anche di altre organizzazioni internazionali come l’Ocse, che più volte hanno denunciato il vero e proprio record italiano sotto questo aspetto della pressione fiscale. Una denuncia che, pur in un giudizio complessivamente positivo sulla delega, i commissari del Fondo hanno voluto ribadire ancora una volta.
Non è una questione che può essere affrontata nella legge delega, spiega Ceriani, che riconosce fondata in linea di principio l’equazione formulata dal presidente di Confindustria, disponibile a rinunciare agli incentivi a fronte della riduzione del prelievo fiscale sulle imprese. Al momento, non sono all’orizzonte nell’impianto della delega nuovi interventi in questa direzione. Dunque l’eventuale “scambio” proposto da Squinzi potrà essere affrontato in altra sede. Ceriani ricorda che nel decreto «salva-Italia» del dicembre 2011, «sono stati stanziati 5 miliardi per ridurre il cuneo fiscale in particolare sul lavoro femminile e giovanile. Non riteniamo vi sia bisogno di ulteriori manovre in questo senso».
Diversi emendamenti al ddl delega presentati da Pd, Pdl e altri gruppi puntano a riproporre all’interno del provvedimento il fondo taglia tasse. Ceriani rinvia a quanto disposto dalla manovra correttiva varata nell’agosto del 2011 dal governo Berlusconi, in cui si fa esplicito riferimento al fondo ma se ne rinvia l’operatività al 2014. Sarà alimentato dagli introiti della lotta all’evasione, tenendo conto – lo ribadisce Ceriani – degli impegni assunti in sede europea, a partire dal pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013. «Non abbiamo mai pensato di sopprimere quella norma. Nella delega prevediamo un attento monitoraggio dell’evasione sui principali tributi, attraverso un metodo statisticamente solido».
Nel rapporto del Fmi si pone in risalto, tra gli assi portanti della delega, la riforma del catasto. I valori attuali – osservano gli ispettori del Fondo – «sono fermi a vent’anni fa e oltre». La valutazione del Governo è che «abbiamo il compito storico di far partire la riforma. Se ne parla da trent’anni», osserva Ceriani. I tempi stringono, e si punta al via libera in tempi brevi da parte del Parlamento alla delega, così da far partire i relativi decreti legislativi, primo tra tutti quello sul catasto, prima della fine della legislatura. Del resto – osserva il sottosegretario all’Economia – il Parlamento può esprimere pareri sui decreti delegati anche in ordinaria amministrazione. Dunque si potrebbe utilizzare anche il tempo che intercorre tra lo scioglimento delle Camere e le prossime elezioni politiche. Certo – ammette Ceriani – una volta varato il decreto legislativo sul catasto, occorreranno almeno 3-4 anni per completare la riforma.
Quantificare le cosiddette tax expenditures – avverte il Fmi – è solo un primo passo ma essenziale per analizzarle e ridurle non generando benefici di compensazione. Ceriani concorda, rinvia alla ricognizione condotta lo scorso anno dalla commissione da lui presieduta (720 agevolazioni che erodono gettito per oltre 253 miliardi), ma frena su possibili, decisivi introiti che potranno derivare dal riordino. Gran parte delle attuali detrazioni sono intoccabili, dunque al massimo – stando a quanto emerso finora – si potrà recuperare un miliardo e mezzo. Tra le priorità indicate dall’Fmi, Ceriani cita anche la maggiore certezza in materia tributaria «migliorando le relazioni tra contribuenti e autorità fiscali», e la modifica del trattamento fiscale degli utili trattenuti dai diversi tipi di imprese, «avvicinando le imprese individuali e le società di persone a quelle capitali».

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