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Due miliardi al Piano città

Entro la fine del 2012 saranno aperti i primi cantieri per realizzare le opere finanziate dal Piano città: lo ha annunciato venerdì scorso il viceministro alle Infrastrutture e i Trasporti, Mario Ciaccia, al termine della prima riunione della Cabina di regia che valuterà i piani di riqualificazione e rigenerazione urbana da parte delle amministrazioni comunali che entro il 5 ottobre presenteranno i progetti definitivi per poter usufruire dei 2 miliardi di fondi messi a disposizione dal Piano città. Al momento sono già pervenute 58 richieste spontanee presentate prevalentemente da comuni capoluogo che potrebbero tradursi in altrettante richieste ufficiali. Il viceministro punta a fare tutto velocemente per arrivare all’apertura dei cantieri già a fine anno, contando anche sulla partnership pubblico-privato. Ciaccia ha poi spiegato che delle risorse, 224 milioni arrivano direttamente dalle Infrastrutture, 1,6 miliardi dal Fondo investimenti per l’abitare della Cdp che è nella cabina di regia, e altri 100 circa dal fondo per l’efficienza energetica e la riqualificazione scolastica. “Con l’insediamento della Cabina di regia parte in concreto il Piano città”, ha detto Ciaccia. La Cabina di regia, cui spetta esaminare i piani di riqualificazione, è presieduta dal capo Dipartimento per le infrastrutture, Domenico Crocco, e da altri 16 componenti individuati all’interno del Mit, del Ministero dell’economia, dello sviluppo economico, dell’istruzione, dell’Università e della ricerca, dell’ambiente, dei beni e attività culturali, dell’Interno, della Conferenza delle regioni e delle province autonome, del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, del Dipartimento per la cooperazione internazionale, del Dipartimento per la coesione territoriale, dell’Agenzia del demanio, di Cdp, dell’Anci e del fondo investimenti per l’abitare di Cdp investimenti Sgr. “Abbiamo bruciato tutte le tappe. Con un’idea nata ad aprile – ha aggiunto l’esponente del Governo – siamo passati, in quattro mesi, a concretizzare un progetto che consente di rispondere ai bisogni del territorio: recupero della qualità della vita, valorizzazione delle aree urbane degradate e attivazione di nuovi mestieri. Entro l’anno saranno aperti i primi cantieri. Il tutto mobilitando risorse che erano in ordine sparso. Partendo da una disponibilità immediata di 2 miliardi, tra effetti diretti e indiretti nel settore delle costruzioni si potrebbe arrivare a oltre 6 miliardi, con possibile creazione di nuovi posti di lavoro per oltre 100.000 unità”. Secondo Ciaccia, a queste risorse potrebbero aggiungersi anche fondi Ue, dopo la lettera inviata dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani. Inoltre, “il piano casa ha dei suoi fondamentali e pertanto ho già preso contatti con l’Abi. Ieri (giovedì, n.d.r.) ho parlato con il direttore generale”. Presi contatti per l’acquisizione di fondi e contributi anche con il ministro Piero Gnudi e con l’Agenzia del demanio. “Finalmente si vedono insieme il pubblico e il privato” perché “certe cose si possono fare solo insieme”. “È la prima volta – ha fatto eco Domenico Crocco – che Ministeri, regioni e comuni si ritrovano insieme in un unico organismo finalizzato alla rigenerazione delle aree urbane: la cabina di regia provvederà ai diversi apporti nelle aree degradate, funzionerà come commissione di gara per selezionare gli interventi e promuoverà il contratto di valorizzazione urbana in cui ogni soggetto coinvolto formalizzerà i suoi impegni”.

Il ruolo degli enti
I comuni che finora hanno avviato i primi contatti con l’Anci per proporre interventi di riqualificazione urbana, e che potrebbero a scadenza trasformarsi in progetti definitivi, sono, come detto, 58, costituiti in prevalenza da grandi città e comuni capoluogo. In particolare, 10 comuni del Nord-Ovest, 12 del Nord-Est, 14 del Centro, 18 del Sud e 4 delle Isole. Le amministrazioni oltre a manifestare interesse nei confronti del Piano città e a richiedere chiarimenti sulle modalità di presentazione delle proposte, hanno in molti casi inviato idee progettuali di riqualificazione urbana considerati, in prima battuta, coerenti e in linea con gli obiettivi e le finalità fissati dalla norma prevista nel Piano città. Gli interventi ipotizzati sono diversificati e condizionati dalle dimensioni demografiche dei Comuni e dalle peculiarità territoriali e ambientali dei diversi contesti urbani in cui è prevista la loro realizzazione. Oggetto degli interventi di riqualificazione, che debbono fare sistema, sono prevalentemente: le aree dismesse e i quartieri degradati. Criteri qualificanti per accedere i finanziamenti saranno poi l’immediata “cantierabilità” come anche la partecipazione dei privati ai progetti. Gli interventi complessivi prevedono anche la realizzazione di opere complementari ed integrate di diversa tipologia e destinazione d’uso e sono costituite in prevalenza da: realizzazione di aree residenziali (edilizia pubblica e privata); miglioramento delle dotazioni infrastrutturali (viabilità intermodale, parcheggi, illuminazione pubblica, reti fognarie, spazi verdi e arredo pubblico); potenziamento delle strutture scolastiche (realizzazione di poli scolastici e riqualificazione funzionale ed energetica); potenziamento di attività economiche, culturali e sociali (realizzazione/riqualificazione di aree commerciali, aree di valore storico/architettonico, centri sportivi e di aggregazione sociale). Inoltre, in alcuni casi, gli interventi proposti dai Comuni non sono collocati in un’area singola interamente circoscrivibile ma sono integrati in un più ampio piano di riqualificazione con obiettivi specifici e/o a sostegno di determinate categorie sociali. Ad esempio, vi sono interventi di riqualificazione su scuole o edifici residenziali pubblici esistenti che rispondono a requisiti fissati in piani complessivi di sostegno all’infanzia, alle giovani coppie, alle famiglie e agli immigrati. Inoltre, vi sono interventi dislocati in aree urbane distinte ma connesse ad un unico piano di miglioramento/potenziamento di un asse strategico di viabilità urbana.

Proprietari immobiliari soddisfatti
Il Piano città “viene incontro ad una esigenza da sempre rappresentata dalla Confedilizia: quella di interrompere la cementificazione del territorio e di mirare piuttosto al recupero del patrimonio edilizio esistente e, in tal modo, alla riqualificazione delle aree urbane”. Lo rileva l’Organizzazione della proprietà immobiliare, sottolineando come anche in questa occasione la Confedilizia abbia ribadito il proprio impegno a far sì – attraverso l’intervento delle proprie Associazioni territoriali, presenti in ogni provincia e nei principali centri – che i progetti di riqualificazione presentati dai Comuni possano in tempi rapidi essere tradotti in operazioni concrete. Ciò, concentrandosi in particolare su alcuni dei settori di intervento illustrati dal viceministro Ciaccia, come quello della riqualificazione delle aree storiche.

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