Semaforo verde per il piano territoriale della Provincia: un freno al partito del cemento che negli ultimi anni ha continuato a “consumare” suolo libero con un ritmo di 750-800 ettari all´anno nonostante la popolazione non sia cresciuta: dal 2000 una media di utilizzo di 860 ettari all´anno contro i 260 del periodo precedente. Con il voto favorevole della maggioranza e l´astensione di Pdl e Lega (28 a favore, 7 astenuti e Rabellino contrario), Antonio Saitta incassa il risultato e approvando il Ptc, porta la Provincia di Torino ad essere la prima in Italia ad imporre uno stop a villette a schiera, finte case rurali e capannoni che poi per magia si rivelano case di lusso. Con il nuovo piano non si potrà più costruire su terreni vergini e i Comuni sono invitati a recuperare gli edifici già esistenti e riflettere sulla tendenza crescente ad usare il territorio a fini di bilancio attraverso gli oneri di urbanizzazione. La Regione ha 90 giorni di tempo per trasformarlo in legge regionale. Saitta è soddisfatto: «Con questo documento variamo un piano di sviluppo con il quale ci assumiamo la responsabilità di orientare lo sviluppo futuro del territorio. Non è un freno allo sviluppo ma un modo di preservare i terreni agricoli». Il nuovo piano individua tre zone: “aree dense”, che sono quelle già costruite: i centri, la città, dove il Ptc privilegia il riuso e la ristrutturazione; “aree di transizione”, le aree già compromesse, come le zone di campagna dove si trovano villette e capannoni e dove si chiede ai Comuni di occupare gli spazi vuoti e le strutture abbandonate; infine le “aree libere”, che devono rimanere intatte con l´unica deroga dell´interesse pubblico. Altro punto fondamentale: anche i terreni del tracciato della linea Tav Torino-Lione diventeranno zona protetta, insieme con corso Marche e l´area della tangenziale est. Impensabile che un palazzo possa intralciare la realizzazione dell´opera. In una conferenza stampa cui hanno partecipato anche il sindaco di Giaveno Ruffino e di Orbassano Gambetta, l´op-posizione ha presentato i suoi cinque emendamenti, due dei quali sono stati accolti, con un compromesso finale del 7,50 per cento di capacità edificatoria aggiuntiva in caso di ristrutturazioni e premio di cubatura nei centri storici. «Saremo vigili – dicono Claudio Bonansea e Franco Papotti – pretendendo garanzie per l´autonomia dei Comuni, in particolare i più piccoli». Molto più critico il giudizio della Lega Nord che lamenta ad esempio l´abbandono dei borghi storici come Stupinigi.
Dalla Provincia un freno al “partito del cemento”
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