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Crisi, in Liguria e Trentino la miglior difesa

Fonte: Il Sole 24 Ore

Cinque anni di crisi finanziarie, economiche, industriali e di fiducia hanno lasciato segni di profondità differente nei territori dell’economia italiana. Solchi che sembrano essere meno profondi in Liguria e Trentino Alto Adige, nel Lazio e in Lombardia e, al contrario, molto più marcati in Calabria, Molise e Basilicata dove la prolungata congiuntura negativa ha inciso con tutto il suo peso aggravando un contesto già di per sé non semplice. I dati si devono a un’approfondita analisi territoriale realizzata in esclusiva per Il Sole 24 Ore dal Centro Studi Sintesi che ha combinato alcuni rilevanti indicatori economici mettendo in relazione sia il loro peso attuale (diciamo la fotografia a oggi) sia la dinamica dal 2007 al 2011 (come se fosse un filmato).
Così le regioni d’Italia sono state pesate dalla propensione all’export (vero salvagente per numerose realtà) alla produttività, dai tassi di occupazione alle sofferenze sui crediti.
Ma cosa ha inciso di più sul risultato finale che ha assegnato il primato alla Liguria? «Guardando ai singoli indicatori, soprattutto in chiave dinamica – spiega Catia Ventura, direttore del Centro Studi Sintesi – si può osservare che il numero di brevetti per impresa, piuttosto che la produttività per addetto hanno avuto una crescita significativa nella regione, ma è nella propensione all’export e nel contenimento delle sofferenze bancarie che la Liguria si mette in evidenza sorpassando tutte le altre regioni». La Liguria, insomma, sembra avere una marcia in più rispetto alle altre regioni, soprattutto quelle del Nord, che hanno delle fondamenta forse anche migliori. «Probabilmente questa regione – aggiunge Catia Ventura – è stata avvantaggiata dalla presenza di una crisi territoriale che era precedente a quella economica complessiva mentre i tempi di reazione delle altre regioni a economia “forte” sono stati inevitabilmente più lenti, contenendo le performance della dinamica imprenditoriale».
Dall’altro lato – rileva l’analisi del Centro Studi Sintesi – sul fondo della graduatoria alcune regioni del Sud, sulle quali pesa la situazione di contesto e l’inevitabile impossibilità di approfittare del rallentamento di altre parti del Paese per recuperare il gap esistente. La Basilicata, il Molise e la Calabria (che chiude la graduatoria) sono spesso agli ultimi posti sia delle graduatorie di contesto sia di performance anche negli indicatori presi singolarmente. Emblematico il caso delle sofferenze su crediti: Calabria e Molise, già in situazione difficile, hanno visto peggiorare ulteriormente la solvibilità delle imprese ed è progressivamente aumentata la quota di prestiti che non vengono onorati.
«Alcuni sforzi sono stati fatti e si possono rilevare soprattutto sul grado di apertura commerciale – spiega Catia Venturi – dove la stagnazione della domanda interna ha imposto necessariamente sforzi di questa natura, e deve essere vista in termini positivi la dinamica che Calabria e Campania hanno saputo sviluppare, con netti miglioramenti anche nei margini di produttività complessiva, ma troppo bassa rimane la dinamica relativa all’imprenditorialità per garantire l’effervescenza necessaria a territori che devono non solo contenere la crisi ma trovare nuovi stimoli per la crescita».

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