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Crisi di governo: che fine fanno le norme sui furbetti del cartellino?

Furbetti del cartellino

La battaglia contro i “furbetti del cartellino”, incarnata dal decreto legislativo ha sicuramente incarnato uno dei leit-motiv più icastici dei mille giorni di Governo Renzi. La sentenza 25 novembre 2016, n. 251 della Corte Costituzionale ha investito in 4 punti la legge delega (Legge Madia, l. 124/2015) sulla Pubblica Amministrazione (causa mancato“concerto” assoluto delle Regioni) e tra le norme decapitate (si ricordi, per vizio procedurale) c’è anche la disciplina del licenziamento disciplinare (cosiddetto provvedimento “anti furbetti del cartellino”, d.lgs. 20 giugno 2016 n. 116). La norma esiste e diverse amministrazioni la stanno già attuando.

L’impegno assunto dal ministro Madia per “rimediare” alla pronuncia della Consulta era quello di andare in Conferenza delle Regioni per riscrivere l’intesa e sanare gli aspetti sollevati dalla Corte stessa nella citata sentenza. Una linea che, segnala il quotidiano Repubblica, il “Governo Renzi aveva intenzione di perseguire con decisione tant’è che nel recente accordo sul contratto è stato inserito il principio del contrasto all’assenteismo con un riferimento esplicito al rispetto di tassi medi di presenza”. Ora tutto il processo transita nelle mani del prossimo esecutivo, il cui identikit dovrebbe essere definitivamente svelato nella giornata di lunedì.

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