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C’è il quorum, stop su atomo e acqua

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Affluenza oltre il 55%, obiettivo quorum raggiunto dopo sedici anni (era dal 1995 che i referendari mancavano l’obiettivo) anche senza i voti degli italiani all’estero. E i sì sui quattro quesiti – nucleare, acqua e legittimo impedimento – sono stati una valanga: tra il 94 e il 96%, senza significative variazioni per i diversi temi affrontati. Un responso chiaro. Tanto che a urne ancora aperte Silvio Berlusconi aveva rotto il silenzio elettorale ammettendo che «dovremo dire addio al nucleare e impegnarci sulle energie rinnovabili». Un concetto poi ribadito nel pomeriggio a risultato ormai conclamato. «L’alta affluenza nei referendum dimostra una volontà di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul nostro futuro che non può essere ignorata – è scritto nella nota ufficiale diramata da Palazzo Chigi -. Anche a quanti ritengono che il referendum non sia lo strumento più idoneo per affrontare questioni complesse, appare chiaro che la volontà degli italiani è netta su tutti i temi della consultazione». Insomma, conclude il premier prendendo atto della volontà degli italiani, «il Governo e il Parlamento hanno ora il dovere di accogliere pienamente il responso dei quattro referendum». No al nucleare, sì all’acqua “pubblica” e no a leggi ad personam hanno accomunato gli italiani più di quanto solitamente accade. A colpire, guardando i dati sull’affluenza alle urne, è la sostanziale omogeneità del dato, anche se si confermano grosse differenze tra Nord e Sud. In tutte le Regioni è stato superato il 50% dei votanti. Gli elettori più solerti sono stati quelli del Trentino Alto Adige (64,6%); seguiti da Emilia Romagna (64,1%) Toscana (63,6%) Marche (61,5%) e Valle D’Aosta (61%). Più bassa della media l’affluenza al voto al Sud, come da tradizione: attorno al 52% in Campania Puglia e Sicilia, la più bassa al 50,3% in Calabria. Lo scostamento tra i singoli quesiti referendari è dello 0,1/0,2%: pochissimi, insomma, gli elettori che hanno ritirato solo qualcuna delle quattro schede. Quanto alle città, quella con il maggior numero di votanti è stata Firenze con il 65%, seguita da Bologna con il 64,9%. Ottime affluenze hanno registrato anche Trento con il 64,4% dei votanti, Ancona con il 63,8%, Campobasso con il 62,7%, Bolzano col 62,1%. Bene anche Genova con il 61,2%, Roma con il 60,6% e Torino con il 60,1. A Milano ha votato il 52%, un dato curiosamente più basso della regione Lombardia nel suo complesso (54,4%). Può darsi che a Milano, già protagonista di una sentitissima campagna elettorale per l’elezione del sindaco, abbia giocato l’effetto stanchezza da parte degli elettori. Tra le città capoluogo di regione l’affluenza più bassa si è registrata a Palermo con il 48,5% e Napoli con il 49,3%: qui non è stato neanche raggiunto il quorum necessario pari al 50% + 1 degli aventi diritto al voto (che tuttavia è stato raggiunto dalle regioni Sicilia e Campania nel loro complesso). Il voto per i referendum ha mobilitato senza dubbio l’elettorato di centro-sinistra anti-berlusconiano, e in questo senso va interpretato almeno in parte come un segnale politico contro il Governo. Ma non solo. I temi toccati dai quesiti hanno interessato gli elettori a prescindere dal loro orientamento politico. Lo conferma una rilevazione effettuata per il Tg La 7 dall’istituto Emg, secondo la quale domenica e lunedì ha votato il 44,8% degli elettori del Pdl e il 39,5% di quelli della Lega, ben il 66,9% degli indecisi e il 25% dell’area del “non voto”. Ha poi votato, e questo appare più scontato, il 77,5% degli elettori Pd, l’80,5% di quelli Idv, il 75,2% di quelli di Sinistra, ecologia e libertà e il 57% degli elettori che si riconoscono nell’area del Terzo polo (Fli e Udc). A urne ancora aperte non è mancata la nota polemica. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, rompendo il silenzio elettorale, dà per raggiunto il quorum poco dopo mezzogiorno. Immediata l’alzata di scudi da parte dell’opposizione referendaria: «Parole inopportune a votazione non conclusa, è gravissimo». A risultato consolidato il leader democratico Pierluigi Bersani chiude la polemica: «Rubrichiamolo come un incidente». Poi, la sera, la festa in piazza con i referendari a Roma. Ma i big della politica non salgono sul palco. I comitati sono chiari: «Questa è una vittoria del popolo». Del popolo, dicono in molti, che si è autoconvocato tramite i social network. E c’è già chi parla di vittoria di Facebook, di Twitter e dei blogger, che con il loro tam tam sulla rete sono riusciti a mobilitare là dove l’informazione “ufficiale” non è arrivata. «Siamo ancora un popolo, i partiti af…», chiosa Beppe Grillo sul suo blog.

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