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A Prato i Fini boys mettono in mora il sindaco illiberale

Fonte: Italia Oggi

C’è una maggioranza italiana in cui Gianfranco Fini conta qualcosa. È quella al comune di Prato, strappato dopo decenni alle sinistre dall’ex-industriale Roberto Cenni, conosciuto anche come mr. Sasch, dal marchio di jeanseria che lo aveva reso noto. Nella città laniera, due consiglieri di Fli, Federico Lorusso e Riccardo Bini, hanno praticamente dato gli otto giorni al primo cittadino, indipendente a capo di una giunta di centrodestra, che comprende anche la Lega. I due consiglieri chiedono infatti a Cenni di rispettare il programma con cui, due anni or sono, ha scalzato il centrosinistra in una delle città più rosse d’Italia, tanto da essere celebrata anche dai film di Roberto Benigni come Berlinguer ti voglio bene.
Secondo i due finiani, il sindaco dovrebbe dare il via alle privatizzazioni comunali, mettendo sul mercato le municipalizzate, non solo per rimpinguare le casse comunali ma anche per dimostrare d’essere il liberale che aveva promesso ai suoi concittadini.
Fra gli enti di secondo livello da alienare, c’è soprattutto la multiutility Consiag, che fornisce acqua, energia e gas non solo a Prato ai pratesi ma a molti altri comuni del circondario, da Calenzano a Scandicci fino a Montevarchi, capace di fatturare circa 60 milioni di euro all’anno, con un utile di oltre 4 milioni.
Una società costruita nelle logiche del vecchio Pci che, un tempo, costringeva ad allearsi i vari comuni che amministrava, cioè in Toscana praticamente tutti.
Ma oltre a preoccupare Cenni, anche se peraltro la maggioranza conterebbe anche su altri tre voti di vantaggio sul centrosinistra, sono anche i rapporti con un altro tassello del centrodestra che lo sostiene: l’Udc. Il partito casiniano a Prato ha un superassessore, Roberto Caverni, con ben 18 deleghe fra cui appunto quella alla multiutility. Caverni e i suoi non sarebbero affatto contenti. Senza contare che Udc e Fli sono le due gambe più importanti, in Toscana, del traballante tavolino del Terzo polo, mancando o quasi la gamba dei rutelliani.
Ed è pure certo che l’ipotesi di cessione farebbe saltare la mosca al naso del Pdl, il partito più forte della coalizione, che dopo aver occhieggiato soltanto i grassi bilanci del Consiag avrebbe voluto poterci mettere le mani (e molti uomini) dentro.
Per Cenni un’altra gatta da pelare, dopo il fallimento della Sasch, sancito poche settimane fa. Per quanto ne fosse uscito poco prima di candidarsi, quella notizia aveva rinfocolato le polemiche della campagna elettorale, quando lo si era accusato di essere un bieco decolizzatore in Cina.
Gli stessi avversari, l’Idv in testa, che hanno giudicato ex-post la discesa in campo come ripiego di fronte alla prospettiva nera degli affari. Accuse che il sindaco aveva peraltro sempre rimandato ai mittenti.

 

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