È stato pubblicato l’Osservatorio statistico sulle pensioni erogate dall’INPS che riporta i dati sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2026 e sulle pensioni nuove liquidate nel 2025.
L’edizione di quest’anno segna una svolta metodologica di rilievo: per la prima volta, i dati della Gestione Dipendenti Pubblici (GDP) sono integrati nel corpus principale, offrendo una visione d’insieme unitaria del welfare italiano.
>> OSSERVATORIO SULLE PENSIONI EROGATE DALL’INPS.
Indice
Pensioni oggi
Al 1° gennaio 2026, l’Italia conta 21.257.999 pensioni vigenti, con un incremento dello 0,6% su base annua. L’impegno finanziario complessivo ammonta a 353,5 miliardi di euro.
La distinzione tra natura previdenziale (basata sui contributi versati) e assistenziale (legata a stati di bisogno) vede la prevalenza netta delle prime, che rappresentano il 79,2% del totale. Tuttavia, la spesa assistenziale mostra una dinamica di crescita più accelerata (+5,6% paragonato all’anno precedente) rispetto a quella previdenziale (+2,3%).
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L’integrazione del pubblico impiego
L’inclusione della Gestione Dipendenti Pubblici nell’Osservatorio permette di osservare come questa incida per il 14,9% sul totale delle prestazioni. Con oltre 3,1 milioni di assegni in pagamento, la GDP concentra il 96% delle sue erogazioni tra i dipendenti dello Stato (CTPS) e degli Enti Locali (CPDEL), riflettendo fedelmente l’assetto burocratico del Paese.
Per quanto riguarda le categorie:
- le pensioni di vecchiaia costituiscono la quota prevalente;
- pensioni ai superstiti (20%);
- pensioni di invalidità (5,7%).
Geografia e genere: i due principali divari
L’analisi territoriale conferma la polarizzazione dei redditi da pensione: il 46,6% delle prestazioni è erogato nel Nord Italia, che drena il 51,6% della spesa complessiva. Al Sud e nelle Isole, a fronte del 31,8% delle pensioni, corrisponde solo il 27,6% degli importi.
Ancora più marcato è il gap di genere. Mentre l’età media dei pensionati si attesta a 74,3 anni, la distribuzione degli importi rivela una criticità strutturale: il 54% delle donne percepisce un assegno inferiore ai 750 euro mensili, contro il 36% degli uomini. Al contrario, quasi la metà delle pensioni di vecchiaia maschili si colloca in una fascia medio-alta, tra i 1.500 e i 3.000 euro.
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Nuove liquidazioni
Nel corso del 2025 sono state liquidate circa 1,54 milioni di nuove pensioni, un dato in lieve flessione (-1,8%) rispetto all’anno precedente. Questo flusso “in entrata” genera un onere di 18,6 miliardi di euro che si traduce circa nel 5,3% della spesa pensionistica totale in pagamento al 1° gennaio 2026.
Tra le nuove prestazioni previdenziali, la vecchiaia resta la causale prevalente (62,3%), a conferma di un sistema che, nonostante le riforme, fatica a comprimere la spesa di lungo periodo. Per quanto riguarda le prestazioni assistenziali, il 92,1% delle nuove liquidazioni è costituito da trattamenti di invalidità civile, mentre gli assegni sociali rappresentano il restante 7,9%.
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