Pensioni 2026: i dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni erogate dall’INPS

L’analisi dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2026 e sulle pensioni nuove liquidate nel 2025

31 Marzo 2026
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È stato pubblicato l’Osservatorio statistico sulle pensioni erogate dall’INPS che riporta i dati sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2026 e sulle pensioni nuove liquidate nel 2025.
L’edizione di quest’anno segna una svolta metodologica di rilievo: per la prima volta, i dati della Gestione Dipendenti Pubblici (GDP) sono integrati nel corpus principale, offrendo una visione d’insieme unitaria del welfare italiano.

>> OSSERVATORIO SULLE PENSIONI EROGATE DALL’INPS.

Indice

Pensioni oggi

Al 1° gennaio 2026, l’Italia conta 21.257.999 pensioni vigenti, con un incremento dello 0,6% su base annua. L’impegno finanziario complessivo ammonta a 353,5 miliardi di euro.

La distinzione tra natura previdenziale (basata sui contributi versati) e assistenziale (legata a stati di bisogno) vede la prevalenza netta delle prime, che rappresentano il 79,2% del totale. Tuttavia, la spesa assistenziale mostra una dinamica di crescita più accelerata (+5,6% paragonato all’anno precedente) rispetto a quella previdenziale (+2,3%).

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L’integrazione del pubblico impiego

L’inclusione della Gestione Dipendenti Pubblici nell’Osservatorio permette di osservare come questa incida per il 14,9% sul totale delle prestazioni. Con oltre 3,1 milioni di assegni in pagamento, la GDP concentra il 96% delle sue erogazioni tra i dipendenti dello Stato (CTPS) e degli Enti Locali (CPDEL), riflettendo fedelmente l’assetto burocratico del Paese.

Per quanto riguarda le categorie:

  • le pensioni di vecchiaia costituiscono la quota prevalente;
  • pensioni ai superstiti (20%);
  • pensioni di invalidità (5,7%).

Geografia e genere: i due principali divari

L’analisi territoriale conferma la polarizzazione dei redditi da pensione: il 46,6% delle prestazioni è erogato nel Nord Italia, che drena il 51,6% della spesa complessiva. Al Sud e nelle Isole, a fronte del 31,8% delle pensioni, corrisponde solo il 27,6% degli importi.

Ancora più marcato è il gap di genere. Mentre l’età media dei pensionati si attesta a 74,3 anni, la distribuzione degli importi rivela una criticità strutturale: il 54% delle donne percepisce un assegno inferiore ai 750 euro mensili, contro il 36% degli uomini. Al contrario, quasi la metà delle pensioni di vecchiaia maschili si colloca in una fascia medio-alta, tra i 1.500 e i 3.000 euro.

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Nuove liquidazioni

Nel corso del 2025 sono state liquidate circa 1,54 milioni di nuove pensioni, un dato in lieve flessione (-1,8%) rispetto all’anno precedente. Questo flusso “in entrata” genera un onere di 18,6 miliardi di euro che si traduce circa nel 5,3% della spesa pensionistica totale in pagamento al 1° gennaio 2026.

Tra le nuove prestazioni previdenziali, la vecchiaia resta la causale prevalente (62,3%), a conferma di un sistema che, nonostante le riforme, fatica a comprimere la spesa di lungo periodo. Per quanto riguarda le prestazioni assistenziali, il 92,1% delle nuove liquidazioni è costituito da trattamenti di invalidità civile, mentre gli assegni sociali rappresentano il restante 7,9%.

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