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Semplificazione da 1,5 miliardi

Le misure di semplificazione approvate dal governo a favore delle pmi porteranno a un risparmio stimato in 1,5 miliardi di euro. Lo ha ribadito il Ministro per la funzione pubblica e l’innovazione, Renato Brunetta nel corso di un’intervista radiofonica. “Da sempre – ha sottolineato Brunetta – italiani e imprese si lagnano della burocrazia pesante e opaca e hanno perfettamente ragione; ma quando si fa qualcosa per combatterla, sembra che queste operazioni siano ininfluenti e si ricomincia da capo con le lamentele. La semplificazione è tremendamente complicata perché tocca i diritti fondamentali. Io sono convinto che si possa tranquillamente cancellare la cattiva burocrazia mantenendo le tutele per la sicurezza e l’ambiente. Abbiamo approvato – ha aggiunto – una sorta di small business act nel quale, considerando la dimensione delle pmi, si fa in modo che gli adempimenti burocratici siano dimensionati alla loro attività. È la scoperta dell’acqua calda che in Italia mancava. Non è possibile che le norme sulle acque reflue siano uguali per un parrucchiere e per la Fiat”. “È una cosa complicatissima ma ci siamo riusciti – ha proseguito Brunetta – abbiamo emanato due regolamenti che consentono risparmi per 1,5 miliardi di euro grazie a minori adempimenti per le pmi che non dovranno più riempire scartoffie. Le questioni sulle acque reflue e sulle norme antincendi saranno trattate con un occhio di riguardo non allentando le tutele antinquinamento, tutt’altro. Idem su privacy, appalti e sicurezza lavoro: norme e procedure devono essere proporzionate al rischio e alle dimensioni delle imprese. Mi sembra – ha concluso – di aver scoperto l’acqua calda ma il terreno delle riforme è lastricato di acqua calda e luoghi comuni”.
Il pacchetto di semplificazioni appena approvato dall’esecutivo è composto da due regolamenti che, come spiega il Mininnovazione, semplificano i procedimenti amministrativi nel settore della prevenzione incendi e nel settore delle autorizzazioni ambientali: richiesta parere conformità, certificato di prevenzione incendi (>> lo schema di regolamento), rinnovo del certificato di prevenzione incendi, registro controlli, documentazione di impatto acustico, autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali. Per quanto concerne le novità in tema di prevenzione incendi, si abbandona un approccio che non riconosce alcuna differenza tra imprese perché si distinguono le attività sottoposte ai controlli di prevenzione incendi in tre categorie per le quali è prevista disciplina differenziata in relazione al rischio. Per le attività a basso rischio viene eliminato il parere di conformità. Sarà sufficiente utilizzare la segnalazione certificata di inizio attività (Scia), con tempi certi per tutte le imprese. Per le attività a medio ed elevato rischio la valutazione di conformità dei progetti ai criteri di sicurezza antincendio si dovrà ottenere entro 60 giorni. Anche i controlli successivi all’avvio delle attività sono pesati in base al rischio: controlli a campione sul luogo per quelle a basso rischio; sempre a campione ma più numeroso per quelle a basso rischio e organizzazione più complessa; controlli mirati su tutte quelle ad alto rischio, le uniche per le quali viene rilasciato il certificato. Quanto alle novità in materia ambientale, le semplificazioni intervengono invece sulle procedure di autorizzazione allo scarico di acque industriali e su quelle per l’inquinamento acustico.
Per quanto riguarda lo scarico delle acque reflue, viene introdotta l’autocertificazione per i rinnovi delle autorizzazioni se nel frattempo sono rimaste immutate le caratteristiche delle acque e del loro ciclo di scarico. Le imprese con scarichi paragonabili a quelli domestici (alberghi, ristoranti, panetterie, uffici, banche, ecc.) vengono inoltre individuate in un apposito elenco e trattate allo stesso modo di un’abitazione o di un condominio.
Per quanto riguarda invece l’impatto acustico, un milione e mezzo di imprese con attività poco rumorose (vendita al dettaglio, parrucchieri, palestre, vari tipi di laboratori artigianali, ecc.) sono esentate dall’obbligo di presentare la documentazione fin qui prevista. Per tutte le restanti attività viene resa effettivamente percorribile la strada dell’autocertificazione. Fanno eccezione le attività rumorose che superano i limiti stabiliti dai comuni e per le quali sarà necessaria la documentazione di un tecnico abilitato.
Nel corso dell’intervista Brunetta ha parlato anche di assenteismo. In due anni e mezzo l’assenteismo nella p.a. è diminuito del 35%, ha detto il ministro. “Il terreno delle riforme della p.a. – ha affermato – è lastricato di luoghi comuni che nascondono conservatorismo. Osservatori disinformati o, peggio, interessati giudicano con pregiudizio di carattere politico ma non me ne curo. In 30 mesi c’è stata una riduzione di oltre il 35% dei tassi di assenteismo nel pubblico impiego. È vero che partivamo da tassi molto alti ma questa è una cifra di questo tipo non ha eguali nel mondo. In altre parti ‑ ha evidenziato ‑ si copia quello che succede da noi. Tutti si riempivano la bocca, negavano la verità sui dati. Ora nessuno obietta più sui numeri, ma mai abbassare la guardia perché la guerra non è vinta”. Sul fronte della trasparenza, Brunetta ha ricordato come la p.a. “non sia più come due anni fa. È stato istituito per ogni amministrazione un nucleo per la valutazione della performance. Sta funzionando l’azione collettiva: ci sono decine e decine di casi in cui la class action ha raggiunto risultanti strabilianti senza la necessità di arrivare a giudizio. Basta poco per dare risultati fornendo strumenti cogenti ai cittadini. L’estensione di tutto questo nella p.a. centrale e periferica è una rivoluzione e ‑ ha concluso polemicamente ‑ i professori della Voce.info questa cosa non l’hanno vista perché forse erano in tutt’altre faccende affaccendati”.

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