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Jessica porterà risorse alle città

Meno risorse statali a disposizione delle città unite alla minore capacità fiscale delle amministrazioni pubbliche in aggiunta allo stato di crisi economica attuale determinano una sostanzialee empasse dei lavori pubblici per mancanza di risorse. Ma ogni crisi offre anche opportunità. E in Europa stanno nascendo i fondi per le città. La Bei, la Banca europea degli investimenti, sta dando un nuovo impulso a Jessica (Joint european support for sustainable investment in city areas), uno strumento creato anni addietro appositamente per promuovere lo sviluppo urbano, ma che dopo un momento di notorietà agli inizi degli anni Duemila, si era un po’ appannato. Da qualche anno, la Bei ha creato una taske force affidata alla responsabilità di Eugenio Leanza, che sta ridando nuova vita a Jessica. E sta studiando nuovi strumenti, come i fondi per le città, per promuovere la crescita e gli investimenti sostenibili nelle aree urbane con i finanziamenti della Ue. In sostanza, ha spiegato Leanza, i fondi per le città che stanno nascendo permettono di accelerare l’utilizzo dei fondi strutturali (i fondi della Ue). Jessica, lo strumento nato appositamente per occuparsi di rigenerazione urbana, è cambiata. La taske force della Bei, che ha in Dario Scannapieco uno dei vicedirettori, ha messo a punto la governance dello strumento rinnovato rispetto al debutto. La sostenibilità ambientale e il sostegno al cambiamento climatico sono uno dei terreni di interesse della Bei, la Banca europea degli investimenti, che nel 2009 ha incrementato del 41% i finanziamenti in questo settore ritenuto cruciale per lo sviluppo raggiungendo la cifra di 25,3 miliardi di euro contro i 18 miliardi dell’anno precedente. I prestiti per la sostenibilità ambientale hanno costituito il 32% dei finanziamenti complessivi della banca. Jessica beneficia della collaborazione della banca di sviluppo del Consiglio d’Europa. In base alle nuove procedure, gli stati membri della Ue possono scegliere di utilizzare parte degli stanziamenti dei fondi strutturali per effettuare investimenti rimborsabili a favore di progetti inseriti in un piano integrato per lo sviluppo urbano sostenibile. Gli investimenti, ha spiegato Leanza, possono assumere la forma di fondi propri, prestiti, e garanzie, e sono effettuati attraverso fondi di sviluppo urbano e anche attraverso fondi di partecipazione, cioè un fondo costituito per investire i diversi fondi di sviluppo urbano. In questo modo gli amministratori possono trovare risorse per finanziare progetti per la realizzazione di infrastrutture urbane, di trasporto, di trattamento delle acque, di restauro del patrimonio storico o culturale ai fini dello sviluppo turistico sostenibile, riconversione di siti industriali dismessi, opere di bonifiche, decontaminazione, spazi a uso uffici per le pmi e per le aziende di alcuni settori tra i quali l’informatica, edifici universitari, strutture mediche, biotecnologiche e altri ambiti specialistici, oltre al miglioramento dell’efficienza energetica. La condizione per l’ammissibilità è che questi progetti rientrino in piani integrati di intervento econostenibile. Inoltre, lo sviluppo dei fondi per le città potrà portare alla creazione di nuove figure innovative di pubblici amministratori a cominciare dall’urban planner, al marketing manager nell’entourage del city manager chiamato a controllare la necessità degli investimenti e le aree urbane di intervento.

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