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Welfare agli immigrati solo se residenti da 5 anni

Fonte: Il Sole 24Ore

 «Promuovere un efficace processo di integrazione sociale ed economica delle cittadine e dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio provinciale»: così recita l’incipit della nuova legge sull’immigrazione (Ddl 89/11) della Provincia autonoma di Bolzano approvata lo scorso 22 ottobre. Diciassette articoli che vedono, fra le novità, il riconoscimento dell’attività di mediazione interculturale con l’istituzione di un elenco provinciale di mediatori. Per prevenire il fenomeno del razzismo, viene poi istituito il Centro di tutela contro le discriminazioni presso la ripartizione provinciale del lavoro. La Consulta provinciale per l’immigrazione, nominata dalla Giunta e con funzione consultiva, diventerà punto di riferimento e fulcro del confronto e della dialettica in materia. Non cambieranno, invece, l’assistenza sociosanitaria, le politiche abitative/di accoglienza e il diritto all’istruzione obbligatoria. «Non ci sono sostanziali cambiamenti rispetto alle prassi in vigore – afferma l’assessore provinciale all’Immigrazione, Roberto Bizzo –, piuttosto con questa legge abbiamo voluto sistematizzare in maniera organica la normativa provinciale esistente». Ai cittadini extracomunitari sono garantiti i livelli essenziali delle prestazioni assicurate dalla normativa statale nel resto d’Italia, mentre l’assegnazione delle cosiddette prestazioni sociali aggiuntive avverrà previo un periodo minimo, pari a cinque anni, di provata presenza sul territorio provinciale. «Ci siamo rifatti alla normativa europea che conferisce lo status di soggiornante di lungo periodo ai cittadini di Paesi terzi dopo i cinque anni di residenza – spiega Bizzo –. Di fatto non esiste discriminazione fra cittadini comunitari e non, perché la provincia di Bolzano regolamenta già l’accesso alle prestazioni aggiuntive tramite un punteggio legato alla residenza storica che vale per tutti, a partire dagli italiani. Ad esempio, è impossibile per chiunque accedere all’alloggio sociale se non si sono maturati i cinque anni». Su questo fronte non preoccupa l’assessore il precedente della bocciatura da parte della Corte costituzionale della legge regionale 24/09 del FriuliVenezia Giulia, che assicurava alcuni servizi sociali integrati ai cittadini con almeno tre anni di residenza in regione. «L’autonomia dell’Alto Adige riconosciuta dallo statuto speciale – commenta Bizzo – poggia su solide radici storiche». Non la pensa così il segretario provinciale della Cisl, Michele Buonerba, secondo cui il vincolo del legame con il territorio potrebbe sollevare una questione di legittimità costituzionale. «Esisterebbero – spiega il sindacalista – tutti i margini per ricorsi alla Corte costituzionale italiana e anche alla Corte di giustizia Ue. È palese il contrasto con il diritto comunitario secondo cui godono del medesimo trattamento dei cittadini dell’Unione quelli di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo nel territorio della Ue e non in particolari province o regioni». La legge approvata, secondo Buonerba, è molto diversa dal disegno iniziale: «La pesante mediazione con i partiti di estrema destra l’ha resa inutile – conclude – vanificandone il significato originario».

 

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