ROMA – «Smantellamento di tutti gli insediamenti abusivi e trasferimento dei 6.000 rom risultati regolari in villaggi attrezzati fuori del raccordo anulare». È questa la ricetta del sindaco Gianni Alemanno per risolvere la questione nomadi nella capitale. Solo che questa ricetta, più volte annunciata e rilanciata a pochi giorni dalla morte di Mario, il bimbo rom di tre anni bruciato nel rogo del campo abusivo alla Magliana, è già vecchia. Parte da lontano, due anni fa, quando il ministro dell’Interno Roberto Maroni dispose di avviare in tutta Italia il censimento dei nomadi. Roma decise di affidarlo alla Croce Rossa, che in questo modo scongiurò la temuta e criticata procedura delle impronte digitali. Ma il censimento non piacque al prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal governo commissario straordinario per l’emer-genza nomadi, che ne commissionò subito un altro alle forze dell’ordine per «dividere i buoni dai cattivi», come lui stesso disse. Nel frattempo, Alemanno annunciava il suo piano: via tutti i rom che hanno commesso reati, collocati in 13 campi ristrutturati tutti gli altri, 6.000 su un totale di 7200 censiti. Dall’epoca di quelle promesse, soltanto tre campi sono stati chiusi, tra questi il Casilino 900, il più grande d’Europa. Dei tredici nuovi villaggi annunciati nessuno è stato ancora costruito, la pratica è ferma all’individuazione delle aree, mentre gli insediamenti abusivi continuano a moltiplicarsi: le forze dell’ordine della capitale ne hanno censiti 200, che si vanno ad aggiungere ai 7 attrezzati e ai 12 tollerati. Solo negli insediamento attrezzati ci sono luce e acqua corrente. Negli altri, specialmente in quelli abusivi, si vive in condizioni disperate. Il rogo di venerdì e la morte del piccolo Mario è solo l’ultima tragedia. «Sono contrario agli allontanamenti indiscriminati e di massa, come è successo in Francia – fa sapere Alemanno – ma chi commette illegalità va mandato via, senza avere i buonismi che ha avuto l’ex sindaco Walter Veltroni per tanto tempo». «Ci vuole un piano europeo», riprende il sindaco di Roma che conta su Maroni perché la prossima settimana sostenga a Bruxelles la sua richiesta. «La settimana prossima il ministro del-l’Interno incontrerà il suo omologo francese e io lo solleciterò a mettere sul tavolo dell’Unione Europea la creazione di un piano nomadi complessivo che regoli i flussi favorendo condizioni di vita migliori», spiega il primo cittadino. Ma il Pd attacca. «Se il sindaco facesse un censimento serio – dichiara il Forum dell’immigrazione Pd di Roma – si accorgerebbe che il suo piano nomadi è insufficiente non solo perché si occupa soltanto della sicurezza, ma anche in termini numerici. Il piano si basa, infatti, su una presenza di rom e sinti largamente sottostimata».
“Via tutti i campi abusivi” Contro i nomadi a Roma il pugno duro di Alemanno
Il sindaco della capitale: “Un piano Ue per l´emergenza”
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