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Verifiche infinite per l’anti-dissesto

Fonte: Il Sole 24 Ore

I dissesti miliardari di Reggio Calabria e Napoli assumono rilievo non solo nazionale, ma comunitario, considerato il monitoraggio che l’Ue effettua periodicamente sui nostri conti pubblici. La preoccupazione è che il fenomeno possa allargarsi a macchia d’olio.

A fronte del disagio vissuto dagli enti locali è stata, infatti, introdotta dal legislatore la procedura decennale di riequilibrio finanziario (Dl 174/ 2012). Soluzione applaudita soprattutto da quanti avevano interesse a guadagnare la grazia dalle sanzioni introdotte dal Dlgs 149/2011, fallimento politico compreso.

È, quindi, venuto fuori un istituto denominato “antidefault”, salvo poi guadagnarsi l’appellativo di “predissesto”, dal momento che tra i tanti che vi hanno fatto ricorso, sono in molti a essere dichiarati dissestati, per mera confessione delle “malefatte” dei richiedenti. Dunque, un errore di ipotesi. Del legislatore e, successivamente, degli enti locali, che vi fanno ricorso a prescindere.

Quanto alla previsione legislativa, essa è stata pensata e formulata con superficialità, meglio ad personas. Procedure farraginose e tempi esageratamente lunghi – ordinariamente previsti in 160 giorni, incrementabili di altri 30 solo per ulteriori acquisizioni documentali – tra l’adesione e l’approvazione/diniego del piano di rientro da parte del giudice contabile. Scadenze, tra l’altro, ulteriormente differite dal Dl 35/2013 (il cosiddetto salvaimprese).

Una dilazione che ha spesso fatto divenire inattuale l’originaria motivazione del l’adesione, considerata la dinamicità dei conti in negativo e la non modificabilità in melius del disavanzo, da stimare in peggioramento a causa degli interessi da sopportare sui “mutui” contratti con la Cassa depositi e prestiti. Una distorsione economico-finanziaria accentuata dalla solita gestione municipale che, nel mentre, è stata “collaborata” dall’incertezza fiscale dell’ultimo periodo sulla vecchia Imu, che ha reso incerta la previsione e la riscossione delle entrate.

Tutto questo è stato, poi, caratterizzato da una discordanza che non appare molto comprensibile. Alla (quasi) totalità dei pareri istruttori favorevoli espressi dalla commissione ministeriale, sono seguite decisioni alterne delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. Rimanendo ai capoluoghi di provincia: pollice verso in Calabria (Reggio Calabria) e Campania (Napoli); promosse le città laziali (Frosinone e Rieti) ma anche Catania.

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