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Un supercommissario per la Capitale

Fonte: Il Sole 24 Ore

È il 2 novembre la data prevista per la nomina del commissario al Comune di Roma. Al termine dei 20 giorni previsti dopo la dimissioni del sindaco Ignazio Marino il prefetto della Capitale, Franco Gabrielli, designerà il burocrate che condurrà l’amministrazione capitolina al rinnovo degli organi consiliari. Il nome più accreditato è quello del prefetto Bruno Frattasi: napoletano, 59 anni, dal 2012 direttore dell’ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari al ministero dell’Interno, per dieci anni alla guida del Casgo (comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere) dove peraltro stringe i rapporti con Gabrielli quando era prefetto a L’Aquila dopo il terremoto. L’altro nome in lizza, Riccardo Carpino, sembra ormai il naturale successore proprio di Frattasi all’ufficio legislativo dell’Interno.
Trattandosi di Roma, nelle intenzioni del Viminale e soprattutto di palazzo Chigi, al commissario si affiancheranno una serie di sub-commissari, sei o sette, in grado di seguire le questioni specifiche della capitale, Giubileo in primis. Nomi al momento consolidati sono il magistrato Alfonso Sabella, assessore alla Legalità nella giunta Marino da dove dovrebbe essere ripescato anche Marco Rossi Doria (Istruzione), esperto di politiche educative e sociali. Nella squadra dovrebbe entrare anche Marco Rettighieri, forte dell’esperienza di Expo come general manager construcions, che dovrebbe rimettere in sesto i trasporti pubblici romani. Il pool di tecnici dovrebbe essere completato con un esperto in questioni di bilancio – potrebbe giungere dal ministero dell’Economia – e probabilmente altri due burocrati di carriera prefettizia. 
Il dibattito ora si concentra su nomi e nomine, in realtà la questione enorme è come ripartire e rimettere in sesto un’amministrazione ridotta ai minimi termini. Proprio di questo ieri ha parlato il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, in un incontro con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi dove si è discusso di Giubileo, degli appalti e delle procedure conseguenti. I rischi non sono nuovi ma l’assetto fragile del Campidoglio, verificato dagli accertamenti del Viminale, non fa presagire ottimismo. Per questo il ruolo di coordinatore per il Giubileo di Gabrielli, rafforzato dall’Esecutivo, risulta strategico negli obiettivi di governo: un riferimento istituzionale decisivo nel progetto di rilancio di Roma voluto da Renzi.
Dovrà essere aggiornato, però, il meccanismo messo in piedi alla fine di agosto quando a palazzo Chigi si decise di non sciogliere il Comune di Roma nonostante le evidenze di Mafia capitale. Il 27 agosto l’Esecutivo indicò i punti critici del risanamento del Campidoglio: gli atti di indirizzo e controllo del Comune nei settori più critici (verde pubblico e ambiente, campi nomadi, immigrazione, emergenza abitativa); i regolamenti sull’affidamento lavori, servizi e forniture; la revoca «in autotutela» delle commesse assegnate senza gara; un albo per i lavori e i servizi in economia; il monitoraggio sulla centrale unica degli acquisti; l’avvio dell’annullamento delle decisioni dirigenziali contestate; l’integrazione dei controlli interni; la verifica e revisione dei contratti, compresi quelli con l’Ama. L’interazione che sarebbe dovuta scattare tra Gabrielli e Marino per recuperare la legalità, l’efficienza e l’efficacia del Campidoglio ora diventa una sfida amministrativa tra tecnici, perfino colleghi.

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