Cui prodest? Intorno alla sorte dell’Imu sull’abitazione principale ieri si è accesa l’ennesima polemica politica, tra chi ritiene sbagliato cancellare l’imposta per tutti perché la mossa «andrebbe quasi completamente a vantaggio dei redditi più alti» (il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio) e chi respinge l’obiezione come «demagogica e stucchevole» (il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta). I numeri, prima di tutto: è vero che la maggior parte dell’imposta (88%) è a carico dei redditi fino a 55mila euro, ma è vero anche che solo il 3,4% dei contribuenti dichiara di più, e paga il 12% dell’Imu sulle abitazioni principali. Segno che l’imposta ha una certa progressività, come rimarcato l’anno scorso dallo stesso ministero dell’Economia in risposta alle critiche europee. Cancellarla per chi dichiara meno di 10mila euro costerebbe 780 milioni ad aliquota standard e un miliardo con rimborso pieno ai sindaci; alzare l’esenzione per chi si attesta sotto i 26mila euro ne costerebbe 2 (2,4 con rimborso pieno), e così via. Tutto sta a decidere le priorità.
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