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Tesoreria, gli enti alla cassa

Un ordine del giorno per risolvere il nodo della tesoreria unica, uno degli ultimi ostacoli per chiudere le votazioni sul decreto liberalizzazioni in commissione industria al Senato. L’intesa politica raggiunta nella serata di ieri prevede di mantenere la versione attuale della norma del dl 1/2012, ma sarà approvato un odg che impegna il governo a fare delle modifiche seguendo le osservazioni della commissione bilancio. Una soluzione confermata anche dal sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, a margine dei lavori a Palazzo Madama. Ma una soluzione che certamente non sarà soddisfacente per le amministrazioni locali. Le quali stanno già cercando di correre ai ripari. Da ricordare infatti che l’articolo 35 del decreto impone ai tesorieri o cassieri dei comuni di provvedere entro oggi a versare il 50% delle disponibilità liquide esigibili presso la Tesoreria statale. La seconda parte della “cassa” di ogni comune dovrà essere trasferita allo Stato entro il 16 aprile di quest’anno. “Noi riteniamo che la scelta della tesoreria unica vada ridiscussa. Il presidente del Consiglio ha preso atto della nostra posizione”, ha sottolineato il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani, lasciando Palazzo Chigi dove ha incontrato il premier Mario Monti, insieme al ministro per gli affari regionali Piero Gnudi. “Per noi – ha proseguito Errani a proposito della norma sulla tesoreria unica inserita nel dl liberalizzazioni, ora all’esame del Senato – è necessario modificarla. Vedremo che cosa il governo deciderà di fare”. Quanto all’incontro Errani lo ha definito “importante”. Sulla protestà del governatore del Veneto Luca Zaia, contro la norma sulla tesoreria unica, Errani ha risposto: “la posizione della Conferenza delle regioni è che noi non siamo d’accordo” su questa norma “e chiediamo di cambiarla. Ciascuna regione sceglierà la strada più opportuna”. Intanto dopo la Regione Veneto, anche Venezia ha depositato presso il Tribunale il ricorso cautelare contro il governo sulla questione della tesoseria unica, con l’avvocato civico che, su mandato del sindaco Giorgio Orsoni, ha proceduto a dare seguito a quanto deliberato 10 giorni fa dalla giunta. “È compito dei sindaci difendere l’autonomia dei comuni garantita dalla Costituzione – ha spiegato Orsoni – perché i comuni sono i primi a rappresentare la Nazione, gli unici ad indossare il tricolore, e meritano rispetto. Obbligarci a trasferire le tesorerie presso la Ragioneria dello Stato, significa calpestare questi principi, un insulto alla nostra autonomia. Il provvedimento – dice ancora Orsoni – manifesta una visione centralistica dello Stato che non possiamo accettare”. Venezia guida una protesta che si sta diffondendo in altri comuni italiani. La delibera approvata dalla giunta veneziana è stata nel frattempo presa a modello dagli altri enti locali e distribuita quale azione di intervento. Nel frattempo la provincia di Treviso, per evitare di far affluire nella tesoreria unica la propria cassa, ha deciso di investirla in titoli di stato italiani con un rendimento pari a circa l’1,6%, superiore alla resa dell’1% che darebbe il regime di tesoreria unica. Lo rende noto il presidente della provincia veneta, il leghista Leonardo Muraro. “Ieri mattina (l’altro ieri, n.d.r.) alle 12 sono stati ultimati tutti gli adempimenti tecnici della nostra operazione “anti scippo”. Siamo allora riusciti a trattenere i soldi dei trevigiani a Treviso, aiutando nel contempo lo Stato, dato che abbiamo investito in Bot”, esordisce Muraro. “Il tutto”, aggiunge, “con un tasso attivo di rendimento pari a circa l’1,6% annuo, un tasso ben maggiore del modesto 1% annuo che il governo Monti ci avrebbe voluto riconoscere, attraverso l’imposizione del regime di tesoreria unica, sulle nostre liquidità trasferite coattivamente in Banca d’Italia”. Il tasso attivo che la provincia si è assicurata fino al 27 dicembre, acquistando i titoli, è anche superiore al rendimento dell’asta dei titoli di stato tenuta ieri, pari all’1,2%. “Oltre che di un provvedimento che ha impedito lo scippo dei nostri danari, si è trattata dunque di una manovra efficace”, prosegue Munaro. “Con la nuova asta infatti”, osserva, “il prezzo di 98,64 pagato dalla Provincia è salito, nel giro di 24 ore, a 99,92, quindi la Provincia di Treviso ha già guadagnato circa 84.000 euro in sole 24 ore. Finanze che saranno destinate come sempre ai cittadini”.

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