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Taglio province in ordine sparso

Fonte: Italia Oggi

Il taglio delle province, sulla carta, è deciso: via le 64 con meno di 350 mila abitanti, e che si estendono su una superficie inferiore ai 2 mila 500 chilometri quadrati. E sì alle città metropolitane (da Milano a Palermo ecc). Tuttavia, incuranti della «spending review» (legge 135/2012), le regioni procedono in ordine sparso.
E si servono di cavilli, ricorsi e deroghe per fermare «la mano del boia». La scorsa settimana si sono pronunciati i Cal, i Consigli delle autonomie locali (o, dove non presenti, altri organismi), ma in pochi hanno approvato il piano di restyling, che spetterà all’amministrazione regionale inoltrare al governo nei successivi 20 giorni (entro il 23 ottobre), senza rivolgersi alla Corte costituzionale segnalando, in considerazione delle specificità del territorio, incongruenze. La ricognizione di ItaliaOggi Sette restituisce l’immagine di una penisola che, da Nord a Sud, oppone resistenza alla sforbiciata imposta dall’esecutivo Monti. Cominciando dal Piemonte, la riduzione (da 8 a 4) è definita così: non si tocca Cuneo, però Asti viene unita ad Alessandria e nasce la provincia del Piemonte Orientale, i cui confini sono quelli di Novara, Verbania Cusio Ossola, Biella e Vercelli, in più Torino diviene città metropolitana. La Lombardia ne ha 12, rinuncia a 4 (c’è Milano città metropolitana), ovvero Pavia, Lodi – Cremona, Mantova, Brescia, Bergamo, Sondrio, Como – Lecco – Varese, Monza Brianza, mentre la Liguria passa da 4 a 2, più Genova città metropolitana (insieme Savona e Imperia ed è salva La Spezia).
Rimanendo nel Settentrione, verso Est, il Friuli-Venezia Giulia non cede nulla, poiché vota lascia le province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine (il legislatore impone di fondere le prime due), cercando un «escamotage»: si pensa, infatti, di delegare le funzioni amministrative a regione e comuni, affidando ai 4 enti mansioni onorifiche e consultive. Niente di nuovo in terra veneta: si opta per la conservazione di tutte e 6 le amministrazioni (Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Verona e Vicenza), oltre a Venezia città metropolitana; si mette in moto la macchina della razionalizzazione in Emilia Romagna, dove si scende da 9 a 4, più Bologna città metropolitana, ossia Piacenza – Parma, Reggio Emilia – Modena, Ferrara, mentre Rimini, Forlì, Cesena e Ravenna creano la nuova provincia di Romagna. Nelle Marche il calo è di un’unità, da 5 a 4, con l’invarianza di Ancona, Pesaro – Urbino e Macerata e la fusione fra Ascoli Piceno e Fermo, nella confinante Umbria si dice «no» alla mono-provincia di Perugia e si ipotizza il trasferimento di una serie di comuni all’area di Terni per favorirne la sopravvivenza. Ingarbugliata la situazione della Toscana, il cui Cal mette il consiglio regionale dinanzi ad un bivio, avendo varato due documenti, che nel primo caso stabiliscono un assetto con Arezzo, Siena – Grosseto, Pisa – Livorno, Massa – Lucca e Prato – Pistoia più Firenze città metropolitana, nel secondo vedono l’unione di Prato e Pistoia e l’accorpamento dell’area vasta della costa Livorno – Pisa – Lucca – Massa, più Firenze città metropolitana. Nelle Isole, mentre la Sicilia attende le votazioni del 28 ottobre per rinnovare la giunta, la Sardegna torna all’antico: via Carbonia – Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia – Tempio, sì alle «storiche» Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano; nel Lazio il Cal non cede e mantiene (facendo ricorso) Frosinone, Latina, Roma, Rieti, Viterbo, mentre il Molise si schiera contro la soppressione di Isernia, e l’Abruzzo dimezza le 4 province (rimangono L’Aquila – Teramo e Pescara – Chieti). Al Sud, la Basilicata fa ricorso per trattenere Matera, la Campania chiede una deroga per lasciare a sé stante Benevento, la Calabria si oppone all’unione fra Vibo Valentia, Crotone e Catanzaro, mentre la Puglia ne perde due (Barletta – Andria – Trani accorpata a Foggia, Brindisi a Taranto, Lecce resta autonoma, più Bari città metropolitana). A sbrogliare la matassa sarà il governo, potendo agire per decreto se non riterrà adeguate le proposte di riordino.

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