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Taglio del 20% dei fondi per il Tpl alle Regioni che non assicurano risorse per le funzioni trasferite

Taglio del 20% dei fondi per il Tpl alle Regioni

Attraverso comunicato del 27 luglio 2017 l’Unione Province d’Italia (UPI) mette in evidenza un tema importante: è stata infatti rimandata a questa settimana l’intesa tra Governo, Regioni, Province e Città Metropolitane, che dovrebbe sbloccare il 20% dei fondi del Trasporto Pubblico Locale per quelle Regioni che hanno integralmente finanziato le spese per le funzioni non fondamentali trasferite a seguito della Legge Delrio, a Province e Città metropolitane dal 2015 ad oggi. Una norma che è prevista dall’art. 39 del decreto legge 50/2017, la Manovrina approvata nel maggio scorso. La decisione è stata presa nella riunione della Conferenza Unificata di giovedì scorso.

“In attesa di potere vedere il monitoraggio che stanno operando le Regioni – ha spiegato il presidente della Provincia di Potenza Nicola Valluzzi, rappresentante dell’Associazione delle Province in Conferenza Unificata – vogliamo che sia chiaro che se non avremo la certezza che queste risorse sono state correttamente erogate alle Province l’UPI non darà parere favorevole all’intesa. Sappiamo benissimo che il blocco del 20% del fondo TPL per le Regioni e gli Enti locali rappresenta una criticità, ma noi siamo chiamati, tra l’altro nel pieno dell’emergenza finanziaria, a chiudere i bilanci entro il 30 settembre, e non è ammissibile che ci sia chiesto di garantire l’erogazione di servizi essenziali per conto delle Regioni, senza che ci siano assegnati i fondi necessari a coprirne le spese.

Dal 2015 ad oggi siamo stati fin troppo responsabili e nonostante la crisi abbiamo cercato di tenere aperti uffici che erogano servizi ai cittadini – ha aggiunto Valluzzi – ma non abbiamo alcuna intenzione di distogliere le pochissime risorse che abbiamo disposizione per garantire la sicurezza delle scuole superiori e delle strade provinciali, per erogare servizi che non sono più di nostra competenza, come i centri per l’impiego, l’agricoltura, il turismo, la cultura, lo sport. Le Regioni ancora inadempienti – ha poi concluso –  seguano l’esempio delle altre Regioni che si sono sempre comportate nel pieno della correttezza istituzionale”.

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