Come impiegare questi “risparmi”? È presto detto: negli stessi mesi bisognerà fare i conti col maxi-conguaglio della Tares, rinviato a fine anno dal decreto sblocca-debiti che ha consentito a Comuni e aziende di far riavviare i pagamenti utilizzando i parametri già impiegati nel 2012. Soprattutto nei 6.700 Comuni (l’82% del totale) in cui fino all’anno scorso si pagava la vecchia Tarsu, l’ingresso in campo della nuova imposta non sarà indolore. In particolare proprio per i titolari di attività economiche (con l’eccezione delle imprese che producono rifiuti speciali e quindi sono escluse dal regime Tares).
A rendere amaro il debutto della Tares per questi contribuenti saranno due fattori. Il primo, più pesante, dipende dall’applicazione del metodo di calcolo “normalizzato”, che misura la tariffa sulla base della quantità e qualità medie di rifiuti prodotti e rispetto alla Tarsu carica molto il conto di alberghi, ristoranti ed esercizi commerciali (soprattutto quelli di alimentari, ortofrutta e altre merci ad alto impatto ambientale). Anche le utenze domestiche, invece, dovranno fare i conti con la maggiorazione da 30 centesimi al metro quadro (un miliardo di euro a livello nazionale) che è nata come tributo per finanziare i servizi locali e si è poi trasformata in tassa statale senza specifica destinazione.
Il tutto in un regime che impone la “copertura integrale” del costo del servizio attraverso le entrate Tares, con un effetto che promette dunque di essere più pesante nei Comuni in cui la Tarsu era più lontana dal garantire questo risultato.
È vero che imprese e negozi situati nella minoranza dei Comuni passati a tariffa negli scorsi anni hanno già subìto il colpo del metodo normalizzato e che, dunque, la sua estensione a tutta Italia “razionalizza” il sistema. Ma gli effetti calcolati delle associazioni di categoria, che stimano aumenti fino a sette volte in un solo anno, proprio mentre l’Imu ha moltiplicato spesso per due o tre volte il peso dell’Ici e la crisi abbatte le entrate, rendono assai meno razionale il passaggio.
Senza un cambio repentino delle regole, questa emergenza fiscale parallela all’Imu si farà sentire in pieno in autunno. La data dipende dai calendari delle rate fissato dai Comuni, ma in generale da settembre in poi sarà tempo di pagare la Tares vera e propria. E insieme all’ultima rata bisognerà anche girare allo Stato la maggiorazione. In base ai termini della legge nazionale, l’appuntamento è a ottobre, ma i sindaci lo possono spostare fino a dicembre: giusto in contemporanea con il saldo Imu.
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