di ALESSANDRO DE NICOLA (dal Sole 24 Ore)
Il 12 febbraio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (2025/2133) di ampia portata volta ad affrontare le criticità connesse alle catene di subappalto e al ruolo degli intermediari del lavoro nell’Unione europea. Il documento si propone di contrastare lo sfruttamento della manodopera, il lavoro sommerso e le pratiche commerciali sleali che compromettono tanto la dignità dei lavoratori quanto la concorrenza leale nel mercato unico. Se dovesse trasformarsi in una direttiva e diventare obbligatoria, le aziende si troverebbero di fronte a una trasformazione radicale della loro struttura di governance.
La risoluzione prende le mosse dalla constatazione che nei settori ad alto rischio, come edilizia, agricoltura, logistica, trasporti, trasformazione alimentare e servizi di pulizia, lo sfruttamento dei lavoratori assume forme sempre più insidiose. Secondo i dati di Europol, l’86% delle reti criminali più pericolose utilizza strutture imprenditoriali legali per le proprie attività illecite, rappresentando una minaccia per la concorrenza leale. Le catene di subappalto lunghe e complesse sono state identificate come uno dei principali veicoli attraverso cui si perpetuano frodi, elusione degli obblighi contributivi e violazioni delle norme su salute e sicurezza sul lavoro. Un elemento di particolare preoccupazione riguarda il distacco di lavoratori provenienti da paesi terzi, accolti fittiziamente in uno Stato membro al solo scopo di essere ricollocati in un altro, pratica in costante aumento che vede un lavoratore distaccato su quattro essere cittadino extracomunitario.
Questi soggetti risultano particolarmente vulnerabili allo sfruttamento, spesso intrappolati in spirali di dipendenza legate a visti e a condizioni abitative inadeguate. Il Parlamento europeo chiede alla Commissione di elaborare una strategia complessiva che rafforzi la trasparenza e la responsabilità lungo l’intera catena di approvvigionamento. Tra le misure più significative emerge il principio della responsabilità in solido, previsto dall’articolo 12 della direttiva 2014/67/Ue per l’edilizia, che il Parlamento auspica sia esteso ad altri settori ad alto rischio. In base a questo principio, il contraente principale si assume la responsabilità generale dei servizi forniti nell’intera catena di subappalto, garantendo il rispetto delle norme sociali, lavorative e di sicurezza a tutti i livelli. Poiché lo Stato è incapace di far rispettare la legge, subappalta la vigilanza alle imprese private. La risoluzione chiede, inoltre, che i contraenti principali eseguano una parte definita del contratto, contrastando la pratica del «subappalto finanziario», in cui l’aggiudicatario non svolge direttamente alcun lavoro ma si limita a subappaltare l’intero progetto. Le imprese dovranno altresì garantire che gli alloggi eventualmente forniti ai lavoratori rispettino adeguati standard di qualità, igiene e sicurezza, con affitti proporzionati (ci mancava l’equo canone europeo) e non discriminatori. Sul fronte degli intermediari del lavoro, il Parlamento promuove l’istituzione di registri pubblici e interoperabili degli intermediari autorizzati, soggetti a criteri minimi di integrità. È fatto divieto agli intermediari di addebitare costi ai lavoratori, direttamente o indirettamente, e sono previste sanzioni molto severe.
Nonostante le finalità meritorie, la risoluzione solleva importanti interrogativi riguardo l’impatto sulla competitività delle imprese europee, in particolare le Pmi. Il documento stesso riconosce che il subappalto è una pratica essenziale per molti settori, specialmente per i progetti su larga scala, poiché agevola l’accesso flessibile alle competenze specialistiche e risponde alle esigenze specifiche in modo efficace sotto il profilo dei costi. Per Pmi e microimprese è spesso l’unico canale di accesso ai grandi progetti e agli appalti pubblici. Norme eccessivamente limitative potrebbero incidere significativamente sulle catene del valore delle imprese, in particolare nei settori esposti alla concorrenza su scala mondiale.
Il rischio è creare oneri amministrativi aggiuntivi che, anziché colpire gli operatori fraudolenti, penalizzino le imprese serie, già gravate da costi di conformità elevati. La stessa risoluzione ammonisce che le misure devono essere bilanciate con la necessità di proteggere le Pmi che operano in settori a basso rischio, dove non c’è necessità di limitare le catene di subappalto.
L’ estensione della responsabilità in solido all’intera catena di subappalto potrebbe tradursi in un disincentivo per le imprese ad assumere il ruolo di contraente principale, scoraggiate dai rischi legali connessi a eventuali violazioni commesse da subappaltatori su cui hanno limitato controllo e ai pesanti oneri organizzativi e assicurativi. Analogamente, l’obbligo per i contraenti principali di eseguire direttamente una parte definita dei lavori (quanto?) potrebbe ridurre la flessibilità operativa, particolarmente preziosa in contesti di mercato volatili o per progetti che richiedono competenze altamente specializzate. La risoluzione richiama più volte la necessità di preservare la competitività dell’Ue, citando la relazione Draghi sul futuro della competitività europea. Insomma, gli europarlamentari sembrano peccatori che non mancano di recitare il Pater Noster. Il Parlamento precisa però che gli obiettivi di rafforzamento di competitività e semplificazione degli oneri amministrativi non devono comportare una riduzione del livello di protezione dei lavoratori, delineando un delicato equilibrio che le future iniziative legislative dovrebbero necessariamente rispettare. Il rischio è di imbarcarsi in un’altra crociata per salvare il mondo (le catene del subappalto sono infinite) dimenticandosi che il modo migliore per non distribuire ricchezza è evitare di crearla.
* Articolo integrale pubblicato su Italia Oggi del 27 febbraio 2026 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)
Subappalto: l’Ue punta alla tutela sul lavoro, competitività a rischio
Il 12 febbraio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (2025/2133) di ampia portata volta ad affrontare le criticità connesse alle catene di subappalto e al ruolo degli intermediari del lavoro nell’Unione europea
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