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Sotto esame big pubblici e 23 enti locali

Fonte: Il Sole 24 Ore

Dopo l’Italia, Moody’s ha messo sotto osservazione non solo i rating di 23 enti locali tra Regioni, Provincie e Comuni, ma anche quelli delle principali società pubbliche per un possibile downgrade. In particolare, Moody’s riesaminerà i rating uguali, vicini o superiori a quello dell’Italia (Aa2). Ecco la lista completa: le Provincie autonome di Trento e Bolzano, la Regione Lombardia, la Basilicata, l’Emilia Romagna, la Liguria, le Marche, la Sicilia, la Toscana, l’Umbria, il Veneto; le provincie di Arezzo, Bologna, Firenze, Genoa, Milano, Torino; I Comuni di Bologna, Firenze, Milano, Siena, Venezia. Sotto osservazione anche la Cassa del Trentino e Finlombarda. Per quanto riguarda i big pubblici, invece, le società coinvolte sono Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna. La decisione, scrive Moody’s, è una diretta conseguenza della messa sotto osservazione del rating sovrano dell’Italia annunciata venerdì scorso. I rating attuali delle società poste osservazione sono A2 per Enel, Aa3 per Eni, A3 per Finmeccanica, Aa2 per Poste e A2 per Terna. Oltre che sulle caratteristiche specifiche di ogni società, nella propria valutazione Moody’s, in generale, «si concentrerà sui singoli profili di liquidità e sull’esposizione al contesto macroeconomico italiano». È un atto dovuto. Quando un’agenzia di rating declassa o semplicemente preannuncia di voler abbassare il giudizio sul debito di un Paese sovrano, seguono a distanza di qualche giorno peggioramenti del rating anche per le società più sensibili al contesto macro economico e politico del Paese. Va da sè che a subirne le conseguenze siano dapprima le società controllate o partecipate dalla mano pubblica. In questa logica, dovremmo aspettarci ulteriori interventi anche sulle banche italiane che già hanno subito dei dowgrade nelle ultime settimane. È stato il caso di Intesa (il 6 maggio), mentre per UniCredit Moody’s aveva anticipato la possibile revisione del rating Aa3. La nuovissima decisione di Moody’s potrebbe scatenare nel Paese una sorta di sindrome da accerchiamento, alimentando la psicosi di un accanimento da parte delle agenzie internazionali di rating che sono per lo più statunitensi. Si potrebbe far osservare che la decisione della stessa Moody’s, la scorsa settimana, di porre sotto osservazione i rating delle tre maggiori banche francesi (Bnp Paribas, Credit Agricole e SocGen) non aveva prodotto significativi effetti nelle quotazioni dei titoli in questione. E un broker come Cheuvreux (del gruppo Credit Agricole) aveva minimizzato l’impatto, sostenendo che le osservazioni dell’agenzia di rating erano per lo più scontate. Se si leggono le motivazioni con cui Moody’s aveva annunciato, venerdì, d’aver messo sotto osservazione il debito italiano, non dovrebbero apparire sorprendenti ulteriori iniziative, come quella di ieri a carico delle società controllate dal Tesoro. L’agenzia aveva posto l’accento sui problemi «strutturali» dell’Italia (la bassa crescita economica e la possibile crescita dei tassi d’interesse), che sono ampiamente noti.

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