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Sospensiva con il silenzio-assenso

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Sospensive di 180 giorni ma con il “silenzio assenso”. In sostanza, se il giudice tributario non si pronuncia nei 6 mesi l’istanza di sospensione presentata dal contribuente contro l’accertamento esecutivo si riterrà accolta fino alla pronuncia della Commissione tributaria provinciale. Non solo. Per il “giudice-lumaca” la mancata pronuncia nei sei mesi non dovrebbe più costituire illecito disciplinare con tanto di segnalazione alla Corte dei conti per danno erariale. Potrebbe essere questa la soluzione su cui oggi maggioranza e Governo dovrebbero trovare un punto di incontro per sciogliere il nodo sugli accertamenti esecutivi che entreranno in vigore dal 1° luglio. I due subemendamenti della maggioranza a firma di Maurizio Leo (Pdl) alla proposta di modifica dei due relatori, Maurizio Fugatti (Lega) e Giuseppe Marinello (Pdl) – si veda Il Sole 24 Ore di sabato scorso -, sarebbero stati ritenuti “ricevibili” e meritevoli di attenzione a tal punto da essere accantonati e discussi nella giornata di oggi. Anche alla luce dello stallo politico che si è determinato, il Governo deciderà ora se inserirli nel maxiemendamento che è stato annunciato. La formula del silenzio-assenso nei 180 giorni di fatto andrebbe a recepire le istanze dell’intero mondo produttivo, dalle grandi alle piccole imprese, cooperative incluse, nonché dei liberi professionisti fortemente preoccupati per l’arrivo degli accertamenti esecutivi. Un istituto ritenuto lesivo dei diritti di difesa dei contribuenti e che nei fatti non può che peggiorare il rapporto tra cittadini e amministrazione finanziaria. La validità della sospensiva anche in caso di mancata pronuncia del giudice nei 180 giorni, infatti, si allineerebbe a quanto chiesto dalle imprese e dai professionisti, ovvero l’efficacia della sospensiva fino alla pronuncia della Commissione tributaria. In questo senso va anche un altro subemendamento a firma Leo, anch’esso accantonato e su cui comunque il Governo scioglierà le sue riserve oggi. Ma all’indicazione almeno sulla carta di un termine definito di validità delle sospensive l’Esecutivo non sembra proprio volerci rinunciare. Nessun segnale concreto ancora, sulla possibilità che Equitalia dal 1° gennaio 2012 non rimetta nelle mani dei Comuni la riscossione delle loro entrate. La norma inserita nell’emendamento dei relatori ha messo in allarme i Comuni, soprattutto per i possibili riflessi sui loro equilibri finanziari. Tanto che l’Anci ne ha sollecitato ufficialmente il ritiro chiedendo l’adozione condivisa di misure urgenti anche in vista dell’attuazione del federalismo fiscale. Il segretario generale, Angelo Rughetti, nella lettera inviata dall’Anci ai deputati, ha sottolineato come sia l’abbandono di Equitalia nella riscossione delle entrate comunali, sia la norma sull’inapplicabilità delle ganasce sotto i 2mila euro, così come formulate, «rischiano di avere un impatto pesantissimo sia per gli aspetti organizzativi sia per quelli finanziari». Sul fronte riscossione la giornata di oggi dovrà sciogliere altri nodi, come ad esempio quello sulle ipoteche degli immobili. Con un emendamento dei relatori verrebbe previsto un doppio binario: le ipoteche, così come le espropriazioni di immobili, non sono possibili per debiti inferiori ai 20mila euro nei casi in cui la pretesa iscritta a ruolo è contestata in giudizio ovvero è ancora contestabile. Per tutti gli altri casi, ovvero quando ormai l’ipoteca o l’espropriazione non sono più impugnabili, il limite di azione per l’agente della riscossione resta quello attuale di 8.000 euro.

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