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Semplificazioni su un doppio binario

Fonte: Il Sole 24 Ore

Contribuenti in difficoltà alle prese con la riscossione e controlli dell’amministrazione sugli adempimenti. Sono i due binari delle «semplificazioni» che stanno trovando spazio nelle bozze del decreto fiscale in viaggio verso il consiglio dei ministri di dopodomani.
Nei testi su cui stanno lavorando i tecnici governativi si rileva un certo grado di convergenza con le richieste dei professionisti (a partire da quelle raccolte con il sondaggio del Sole 24 Ore, i cui risultati sono stati pubblicati sabato scorso), perché nelle bozze si fa largo lo spesometro semplificato e lo stop a una serie di penalità quando la violazione è solo formale.
Tra i grandi assenti, almeno per ora, c’è la definizione delle regole sull’abuso di diritto, che dovrebbe però legarsi alla delega, l’ampliamento delle chance del ravvedimento operoso e lo snellimento del modello Intrastat per renderlo più «europeo». Sul fronte degli adempimenti, anzi, sembra destinata a tornare in campo la dichiarazione Imu (si veda Il Sole 24 Ore di sabato), almeno per i tanti contribuenti che devono allinearsi alle novità rispetto all’Ici, dalla disciplina delle pertinenze alla “rivoluzione” del fisco sugli immobili rurali.

Riscossione
Tra i temi più battuti dalle norme che già si sono affacciate nelle bozze c’è la riscossione. La rateazione dei debiti fiscali, argomento reso sempre più caldo dalla crisi di liquidità delle imprese, sembra destinata nel provvedimento a trovare un nuovo allentamento nella disciplina. In particolare, si prevede la possibilità di richiedere la dilazione anche dopo essere incappati in una prima decadenza, e lo stesso stop alle rate scatterà solo dopo il mancato pagamento di due rate consecutive, a prescindere dal fatto che l’appuntamento mancato alla cassa sia il primo o meno. Possibile, inoltre, chiedere fin dall’inizio che il piano sia a rate crescenti.
Si allenta la pressione di Equitalia anche nei confronti dei debitori lavoratori dipendenti che possano portare a garanzia solo il proprio reddito: il pignoramento non riguarderà più in automatico il 20% dell’entrata, ma potrà scendere fino al 10%, in particolare nel caso di titolari di redditi medio-bassi. Novità in arrivo anche per le ipoteche: il limite minimo dei 20mila euro di debito con il Fisco, introdotto dal decreto «Sviluppo» del maggio scorso nel caso dell’abitazione principale, potrebbe essere esteso come condizione indispensabile anche per l’ipoteca degli altri beni.

Adempimenti
L’altra parola chiave su cui si esercitano le prove di semplificazione studiati nelle ultime settimane dal Governo è quello degli obblighi di comunicazione con cui i contribuenti tengono in piedi la macchina dei controlli. Il tentativo di superare l’approccio burocratico in favore di un atteggiamento più attento alla sostanza è evidente soprattutto nella regola della «remissione in bonis», che nelle intenzioni dell’Esecutivo dovrà mettere a disposizione i vari benefici fiscali (per esempio un credito d’imposta) o a un regime opzionale (come quello della tassazione consolidata) anche a chi inciampa nel ritardo in qualche adempimento formale. Se il Fisco non ha già avuto modo di comunicare il problema, e quindi il contribuente è in buona fede, potrà comunque accedere al beneficio rimediando entro i termini della prima dichiarazione utile e versando la sanzione minima. Essenziale, ovviamente, è vantare i «requisiti sostanziali» indispensabili per sfruttare le varie misure. Un “peccato” solamente formale non fermerà più nemmeno gli enti che possono partecipare alla distribuzione del 5 per mille.
Sotto il cappello «monitoraggi e tracciabilità» potranno finire inoltre tre misure attese. Sembra vicino al tramonto lo «spesometro» nella forma conosciuta finora, sostituita da trasmissioni cumulative per ogni cliente e fornitore (con l’eccezione delle operazioni che non richiedono fattura, e che vanno trasmesse quando superano i 3.600 euro Iva compresa). Per una soglia che scompare, un’altra debutta ed è quella di 500 euro, sotto la quale non scatteranno più le comunicazioni obbligatorie delle operazioni con i Paesi black list per non caricare di obblighi l’operatività quotidiana di chi lavora molto con l’estero. Per far scattare l’accertamento induttivo sugli studi di settore, poi, lo scostamento tra i valori dichiarati e quelli considerati congrui dall’amministrazione dovrà superare il 15% (o i 50mila euro).

La classifica
La top ten delle proposte di semplificazione lanciate dai lettori sul sito del Sole 24 Ore

1 – Detrazione spese
Possibilità di detrarre il 25% delle spese
63,85%

2 – Fiscal card
Introduzione della card e di sconti su acquisti tracciati
10,55 %

3  Dichiarazioni
Modelli più brevi e niente prospetto per l’Imu
6,69 %

4 – Spesometro
Abolizione della soglia di 3mila euro
5,70 %

5 – Errori formali
Eliminare le multe sugli errori solo formali
4,80 %

6 – Reati proporzionati
I reati parametrati alla dimensione d’impresa
2,85 %

7 – Ravvedimento
Ravvedimento operoso fino all’accertamento
2,34 %

8 – Cedolare secca
Ridurre l’uso del modello cartaceo 69
1,52 %

9 – Comunicazioni
Alleggerite per black list e Intrastat
0,92 %

10 – Interpelli
Pubblicare tutte le risposte
0,77 %

Le misure già previste

1 – SPESOMETRO
Cambiano le regole dello spesometro, cioè il meccanismo che impone di comunicare all’amministrazione le transazioni. Per quelle che comportano fattura decadrà l’obbligo di comunicazione puntuale per tutte le operazioni superiori a 3mila euro, sostituito da una comunicazione cumulativa per ogni cliente o fornitore. Rimane l’obbligo di comunicazione delle operazioni che non richiedono fattura: l’adempimento scatta quando il valore dell’operazione supera i 3.600 euro, Iva compresa (per evitare di ostacolare l’operatività delle micro-operazioni)

2 – RATEAZIONE
Meccanismi più flessibili per la dilazione dei debiti fiscali. Secondo lo schema del decreto, la rateazione potrà essere richiesta anche dopo essere incappati in una decadenza. La decadenza, dal canto suo, scatterà solo dopo il mancato pagamento di due rate consecutive (oggi le cause sono il mancato pagamento della prima rata o di due rate successive). Possibile inoltre richiedere piani di “ammortamento” a rate di importo crescente per ciascun anno. Le ipoteche potranno essere iscritte solo in caso di decadenza o di mancato accoglimento dell’istanza di rateazione

3 – PIGNORAMENTO STIPENDI
Cambiano le regole per il pignoramento di quote degli stipendi quando il debitore è un lavoratore dipendente che non è in grado di offrire altre garanzie per l’assolvimento del debito. Oggi la normativa prevede in automatico che la misura si applichi sul 20% del reddito (meccanismo del «quinto»). La novità introduce elementi di flessibilità, in relazione ai livelli di reddito del contribuente debitore del Fisco: in pratica, la quota sottoposta a pignoramento può scendere progressivamente, fino al 10 per cento. La quota soggetta a pignoramento dovrebbe scendere in proporzione al reddito disponibile

4 – IPOTECHE
Viene esteso il meccanismo attenua-ipoteche previsto dal Dl «Sviluppo» del maggio 2011 in seguito alle prime proteste contro le procedure esecutive messe in atto da Equitalia. In quella sede, fu introdotto un limite minimo di 20mila euro nel debito nei confronti del Fisco per far scattare l’ipoteca sull’abitazione principale del contribuente. La bozza di decreto fiscale ora estende la soglia minima anche agli altri beni immobili. L’agente della riscossione può iscrivere la garanzia ipotecaria anche quando non si siano ancora verificate le condizioni per procedere all’espropriazione

5 – STUDI DI SETTORE
Si alza al 15 per cento la soglia minima nella distanza fra i ricavi o compendi dichiarati
dal contribuente e quelli considerati
congrui dagli studi di settore oltre la quale può scattare l’accertamento induttivo fondato su dati o notizie comunque raccolte dall’amministrazione finanziaria. Lo stesso meccanismo scatta quando la differenza supera i 50mila euro. Cambiano anche, in via temporanea, i termini entro i quali il Fisco dovrà pubblicare gli indicatori di coerenza economica: quelli relativi al 2011 andranno pubblicati entro il 30 aprile 2012

6 – BLACK LIST
Scatta solo in caso di operazioni superiori a 500 euro l’obbligo di comunicazione telematica all’agenzia delle Entrate, da parte degli operatori in campo Iva, delle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute (registrate o soggette a registrazione) nei confronti di operatori economici che hanno sede, residenza o domicilio nei Paesi caratterizzati da scarsa trasparenza in materia di scambio di informazioni fiscali (si tratta dei Paesi cosiddetti black list). L’introduzione della soglia nasce per evitare adempimenti nell’attività più «ordinaria»

7 – CREDITI MODESTI
Dal 1° luglio 2012 non scatterà più accertamento, iscrizione a ruolo e altre attività di riscossione nel caso di debiti tributari che non superino i 30 euro. Il meccanismo riguarda sia i crediti erariali sia quelli relativi a tributi regionali e locali. Per il calcolo della soglia si tiene conto sia dell’entità del debito sia degli interessi e delle sanzioni. La soglia viene calcolata in relazione a ogni periodo d’imposta.
Lo stop alle attività di accertamento, iscrizione a ruolo e riscossione non scatta comunque mai quando il debito nasce da ripetute violazioni relative allo stesso tributo

8 – APPALTI
Viene precisato l’ambito delle violazioni degli obblighi tributari che comportano la decadenza dalla possibilità di partecipare a procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, e dalla possibilità di ottenere subappalti.
Le «violazioni gravi definitivamente accertate» in grado di far accendere il semaforo rosso, secondo la previsione contenuta nella bozza di decreto, saranno quelle relative all’obbligo di pagamento di debiti «per imposte e tasse certi, scaduti ed esigibili»

9 – ADEMPIMENTI FORMALI
La mancata effettuazione di adempimenti formali non comporterà più l’impossibilità di accedere a benefici fiscali (per esempio l’ottenimento di crediti d’imposta) o di scegliere per regimi opzionali (come il consolidato fiscale). Il soggetto che incappa nel ritardo nell’adempimento, infatti, potrà sanare la propria situazione entro i termini di scadenza della prima dichiarazione utile, versando la sanzione minima. Indispensabile, ovviamente, avere i requisiti sostanziali previsti dalla disciplina del beneficio fiscale o del regime opzionale

10 – PARTITE IVA INATTIVE
Viene prevista una forma di «avviso» al titolare di partite Iva che, essendo inattive da tre anni, sono soggette all’obbligo di dichiarazione di cessazione dell’attività. Prima di procedere alla cessazione d’ufficio della partita Iva, sulla base dei dati contenuti nell’anagrafe tributaria l’agenzia delle Entrate comunicherà ai titolari il provvedimento in arrivo. I contribuenti interessati avranno 30 giorni di tempo dalla comunicazione dell’Agenzia per offrire i chiarimenti considerati necessari. La sanzione per l’omessa dichiarazione è iscritta a ruolo tranne nei casi in cui il contribuente provvede al pagamento entro 30 giorni dalla comunicazione

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