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Scuola-lavoro, binomio spezzato

Fonte: Italia Oggi

La riattribuzione alle province della funzione fondamentale di istruzione ed edilizia scolastica, prevista dal maxiemendamento alla legge di conversione del dl 95/2012, imporrebbe il completamento con l’assegnazione anche delle funzioni relative a formazione e mercato del lavoro.Il parlamento ha valutato in modo più ponderato le funzioni cosiddette di «area vasta» che non possono essere adeguatamente svolte dai comuni o dalla regione e che è opportuno restino alle province. Il testo iniziale dell’articolo 17 del dl 95/2012 aveva previsto in capo alle province solo tre competenze residue: la programmazione territoriale, la manutenzione delle strade e i trasporti. Ci si è resi conto che questa enumerazione era, oltre che generica, troppo limitata.In particolare, la funzione connessa alla programmazione dell’offerta formativa degli istituti superiori e l’edilizia scolastica non potevano non essere considerati propri del livello provinciale, per due considerazioni. In primo luogo, perché si tratta di un sistema oggettivamente a rete e diffuso su un bacino più ampio dei territori dei comuni che ospitano le sedi degli istituti superiori. In secondo luogo, perché l’assegnazione ai comuni della funzione li avrebbe gravati di un peso insostenibile di oneri patrimoniali e manutentivi, che li avrebbe portati inevitabilmente fuori dal patto di stabilità.Il ripensamento sull’istruzione ed edilizia scolastica, già qualificata come funzione fondamentale dalla legge sul federalismo fiscale (42/2009), tuttavia sembra resti a metà, se non completato con altre funzioni per loro natura di area vasta, strettamente collegate.In primo luogo, la formazione professionale. È vero che la potestà legislativa in merito è delle regioni e che esse, dunque, sarebbero libere anche di tenersi per sé, invece che assegnarla ai comuni, le competenze connesse. Ma, la regione conserva anche la competenza sulla programmazione generale della rete scolastica superiore, della quale la formazione nella cosiddetta «area giovani», cioè il triennio per l’attribuzione di una qualifica professionale, è parte autonoma, ma integrante. E il livello provinciale è la sede indispensabile, per dettagliare l’offerta, diversificarla e adeguarla alle esigenze produttive del territorio. Non solo: il sistema dei passaggi dalla formazione all’istruzione e viceversa, ha integrato da tempo gli ambiti dell’istruzione e della formazione, tanto che una loro separazione operativa apparirebbe illogica ed incongrua.Formazione, comunque, è anche attività necessaria per l’aggiornamento professionale, se non addirittura il cambiamento di settori di lavoro. Da questo punto di vista la formazione per adulti e persone disoccupata, gamba fondamentale della funzione, si collega a sua volta strettamente con le politiche attive del lavoro.
Non è un caso che la cosiddetta legge Fornero, la riforma del mercato del lavoro operata con la legge 92/2012, all’articolo 4, comma 33, lettera c), si stabilisce che i servizi pubblici per il lavoro sono tenuti ad offrire ai disoccupati percettori di ammortizzatori sociali «formazione della durata complessiva non inferiore a due settimane tra i sei e i dodici mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, adeguata alle competenze professionali del disoccupato e alla domanda di lavoro dell’area territoriale di residenza».La formazione, dunque, costituisce non solo logicamente parte integrante della funzione di aiuto alla ricerca attiva di lavoro, ma al contempo strumento fondamentale in mano ai servizi per l’impiego.Insomma, esiste un filo rosso, nemmeno troppo sottile, che collega istruzione, formazione e lavoro. A partire dalla programmazione dell’offerta formativa, tanto più efficace (in particolare per gli istituti professionali e i centri di formazione) quanto più in grado di dare capacità lavorative adeguate alle esigenze delle aziende, passando per la riconversione professionale, strumento determinante per la ricerca di nuovo lavoro.Lasciare, dunque, nell’indeterminatezza le funzioni sulla formazione e lavoro e, soprattutto, allo stato, separate amministrativamente e gestionalmente dall’istruzione rappresenta un elemento di incertezza e debolezza della spending review, cui bisognerebbe urgentemente porre rimedio.

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